PAROLA A RISCHIO

Senza misura

L’amore di Dio è smisurato. Infinita la comunione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito. Infinitamente bella la riconciliazione unitaria della pluralità e della diversità nel mistero della Trinità.
Giovanni Mazzillo (Teologo)

T come Trinità, o, come forse sarebbe meglio dire, Triunità. Sarebbe meglio, perché tale aggiustamento del termine tradizionale esprime in forma immediata la realtà sorgivamente e assolutamente unitaria di Dio, non nonostante, ma proprio perché realtà di tre distinte e diverse Persone. Realtà che ricongiunge e riconcilia al sommo grado la diversità in una tale unità, da essere ulteriore fondamento e giustificazione della stessa diversità.
Devo ovviamente pesare le parole, perché mai come in questo caso queste manifestano tutta la loro inadeguatezza a indicare qualcosa che riguarda il Mistero di Dio. È anche per questa strutturale difficoltà a declinare correttamente la realtà di Dio che ci sono voluti alcuni secoli e molteplici Concili generali della Chiesa, per arrivare a formulazioni non ereticali, cioè separatorie e, pertanto, conflittuali, negando così nei fatti il mistero unitario, o meglio trinitario di Dio.
È qui che occorre fare la prima precisazione. Il termine “mistero” oggi non è solo inflazionato, ma fuorviante perché fuor-viato. Mette sulla falsa strada, perché intende il mistero sostanzialmente come enigma. L’enigma vende e fa vendere, perché suscita la curiosità e accende la fantasia, ma soprattutto affascina con la spettacolarità del sorprendente e dell’imprevedibile. Fa la fortuna di operazioni pubblicistiche superficiali quanto pruriginose, che, al pari di trasmissioni televisive, tra una zoomata e una dissolvenza, lo disperdono nel momento in cui l’accostano. Il mistero di cui parliamo qui non è enigmatica dissolvenza, è piuttosto ricchezza e profondità mai esauribili. Nel caso in oggetto non è conciliazione matematica di numeri restii ad assurdità algebriche, è invece suprema realtà d’Amore e di Pace nella pluralità delle persone e delle cose.

Il Mistero
Chi si cimenta con gli elementi fondamentali della teologia della pace, non può evitare di parlare della Triunità di Dio. In Essa troviamo la via e il fondamento di una riconciliazione unitaria della pluralità e della diversità. Le vie perseguite nel cercare di darne una spiegazione sono diverse. Il “Dizionario di teologia della pace” (ed. dehoniane, Bologna 1997) può aiutare i volenterosi a ripercorrere la riconciliazione non solo come sentiero della correzione fraterna e della pedagogia della mitezza, ma anche come itinerario primordiale della carità e della gestione del conflitto (nonviolenza). Su questa linea non sarà difficile ritrovare il metodo che è alla base di ogni altro, proprio nella natura stessa di Dio. Potremmo spingerci fino a vedere nella Triunità la radice ultima della nonviolenza in quanto realtà che riconcilia nativamente e fondamentalmente la diversità. Ma procediamo con ordine.

Amore senza misura
Nell’accostare lo stesso tema, don Tonino Bello seguiva alcune vie oggi abbastanza note. Una strada è la descrizione della Trinità come realtà unica derivante non dall’essere le Persone tre soggetti distinti e sommabili l’uno all’altro (uno + uno + uno), ma soggetti viventi l’uno per l’altro. Egli argomentava della particolare qualità della relazione tra le Persone divine, sempre e solo in sussistente (direbbe San Tommaso d’Aquino) o in esistentivo (diremmo noi) rapporto dall’una all’altra (uno x uno x uno). Ovviamente il risultato è Uno, ma questa Unità finisce con il confluire in quell’altra via che accoglie la diversità come combustibile della stessa unità: la ormai nota “convivialità delle differenze”, con tutte le promettenti ricadute in campo sociale e non semplicemente “umanitario”.
C’è però una terza via che sebbene sia implicitamente contenuta in queste due, è da esplorare a parte, perché la possiamo considerare sorgente sia dell’Unità sia della Diversità. È ancora in don Tonino, ma in un altro contesto: è la via dell’amore senza misura. Questa cifra può essere ed è stata giustamente applicata al secondo grande mistero cristiano: l’incarnazione, la morte e la risurrezione di Gesù, perché proprio in Gesù la carità di Dio si è manifestata e continua a manifestarsi senza confini e senza risparmio. Senza risparmio, ci dice anche Gesù, coerentemente con la linea da lui seguita, sarà anche il dono dello Spirito Santo: “Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura” (Gv 3,34).
Questo versetto del Vangelo di Giovanni, pur variamente tradotto, è una buona base per il discorso sulla Trinità come essenza di pace e riconduzione continua alla pace. Concentra l’attenzione sul dono dello Spirito senza misura (ou ek metrou) che proprio Cristo ci dà. Egli infatti ci racconta la vera realtà del Padre che lo ha mandato e delinea l’identità dello Spirito Santo. Ma potremmo dire che senza misura, perché sconfinato, è l’amore di Dio, è l’Amore che è Dio. Commentando la frase trovata in una chiesa, Charitas sine modo, don Tonino Bello scriveva: “È un latino semplice, che vuol dire: amore senza limite. Anzi, per essere più fedeli alle parole, bisognerebbe tradurre così: amore senza moderazione. Smodato, sregolato. Amore senza freni, senza misura, senza ritegno...”.
Meditare sulla Trinità come sorgente di riconciliazione e di pace è meditare sull’amore mai colmo e mai stanco di ricomporre e di esprimersi in bontà e bellezza per l’Altro (la singola persona divina) e per gli altri (cioè noi persone umane che di quelle Persone divine in relazione sempre sussistente portiamo l’impronta indelebile). Senza misura, infatti, è l’amore di quel Padre che, autolimitandosi per far posto alla nostra libertà, ci ha creati accettando in anticipo ogni decisione umana, inclusa quella di eliminare il Suo Figlio, venuto ad annunciare il suo infinito amore. Senza misura è, infatti, la tenacia e la fedeltà con le quali proprio il Figlio arriva a celebrare sulla croce la sconfitta e la vittoria dell’amore. Senza misura è quell’amore reciproco che congiunge entrambi e li rende unici. Non si può pensare a un amore maggiore di questo. Essendo un amore infinito, è anch’esso Persona divina, come il Padre e il Figlio. Senza misura è allora la comunione tra loro: indivisa e indivisibile, sicché, pur essendo tre Persone, sono e restano l’Unica Realtà, da cui tutto ha origine e verso cui tutto ritorna. In tutto ciò è visibile alla fine non solo un progetto di pace, ma la pace stessa. Dio è Pace, perché è Amore.

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Don Milani e la coscienza
LUGLIO 2017

Don Milani e la coscienza

Ridare ai poveri la parola,
perché senza la parola
non c’è dignità e quindi
neanche libertà e giustizia:
questo insegna don Milani.
Papa Francesco
Barbiana, 20 giugno 2017
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