Dalla parte di Myriam

3 ottobre 2014 - Tonio Dell'Olio

Se a violentarti sono stati dei poliziotti e vivi in Tunisia, devi avere una tenacia pazzesca e un coraggio fuori dal comune per far diventare quel giorno, un giorno da cancellare dal calendario dei ricordi, una grande occasione di libertà per tutte le donne. È la storia di Myriam, la ragazza che ha trovato la forza di denunciare gli stupratori in divisa in un paese dove i commissariati sono un simbolo patriarcale di terrore e l’adulterio (delle donne) è ancora un reato. Myriam ha vinto il processo per la violenza subita nel 2012 e il presidente della repubblica si è scusato con lei a nome dello Stato. Due anni dopo, però, mentre si apre il processo d’appello, all’esterno del quale uno degli agenti condannati sorseggia tranquillamente il suo caffè, il commissariato la convoca con un pretesto per intimidirla. Myriam è una donna molto giovane, ma combatte una lotta di enorme importanza per chi vive nel suo paese e per il resto del mondo. Troppo spesso le Donne non hanno la forza di denunciare i loro stupratori perché si sentono o vengono costrette a sentirsi  colpevoli,  oppure devono nascondere agli occhi della loro comunità, del loro  quartiere il “misfatto” commesso e per questo subiscono  il ricatto e  le violenze da parte dei poliziotti e dai carcerieri. Va da sé che lo stesso trattamento viene riservato alle prostitute. Nella Tunisia post-rivoluzionaria l’impunità della polizia continua a ripresentarsi sotto diverse forme, ma la violenza sessuale nei confronti delle donne è decisamente quella  più odiosa e raccapricciante perché rappresenta un amalgama perverso di brutalità, negazione dell’umanità dell’altro e delirio di onnipotenza, perché commessa da chi dovrebbe difendere la legge e che invece si pone al di sopra di essa. Per questo la battaglia di Myriam è fondamentale, così come fondamentale è sostenerla  perché ha cominciato a scalfire i meccanismi del potere poliziesco e una mentalità patriarcale soffocante che tende a colpevolizzare la vittima, anziché il suo violentatore. (Fonte: Patrizia Mancini, http://comune-info.net/2014/10/noi-stiamo-dalla-parte-di-myriam/)

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