Famosi e migranti

7 gennaio 2016 - Tonio Dell’Olio

Che cosa hanno in comune Albert Einsten, Hannah Arendt, Sigmund Freud, Steve Jobs, ma anche Lady Gaga, Madonna, Freddie Mercury, Mika, Giuseppe Ungaretti, Miriam Makeba, Isabel Allende? Sono tutti figli di profughi, esiliati, perseguitati politici, migranti o lo sono stati essi stessi. Segno concretissimo che l’immigrazione rappresenta anche un’opportunità importante per la crescita delle società accoglienti se non per l’intera umanità. Resta inteso che noi pensiamo e crediamo che ogni persona sia da rispettare nella propria dignità ben al di là delle proprie risorse, capacità o talenti e che non possiamo discriminare tra personaggi dello spettacolo o calciatori e apparenti povericristi. Nonostante ciò ci rendiamo conto che oggi l’umanità sarebbe enormemente più povera se i confini fossero stati armati di filo spinato e di muri, se la parola respingimento avesse preso il posto del verbo accogliere. Un monito per l’Europa dei nostri giorni. Dalle nostre parti anche ai Magi si sarebbe negato il permesso di soggiorno compromettendo l’Epifania, nel senso pieno del suo significato.

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Un’onda anomala di violenza minaccia le nostre esistenze.
Un attentato dopo l’altro. Migranti, armi, femminicidi.
Paure, instabilità. Dinanzi allo sgomento generale,
entriamo in uno dei bisogni più complessi: la sicurezza.
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