La scommessa vincente

18 gennaio 2016 - Tonio Dell'Olio

Un vero peccato aver confinato la scommessa nella sua patologia. Perché non esiste soltanto l’azzardo del gioco che di fatto rappresenta la degenerazione di una realtà, un bisogno o una necessità con cui ci confrontiamo continuamente. Non si scommette soltanto al tavolo verde, davanti a una slot-machine o online. Si scommette anche bevendo un bicchiere d’acqua che ci viene offerto contando sul fatto che non contenga veleno, o sulla buona fede di chi ci vende un oggetto o ci ripara l’auto. Una scommessa continua che si fonda sul rapporto di fiducia senza il quale la nostra vita sarebbe impossibile. Segno che crediamo negli altri molto di più di quanto dichiariamo o riteniamo. E poi ci sono vite scommesse per ideali alti o puntando su Dio. Tante vite che scommettono sull’amore. Dal 19 al 21 febbraio in Assisi la Cittadella (cittadella.org) organizza la sesta edizione di Generazioni in dialogo, un incontro sulla “scommessa vincente” con testimonianze di vita (don Luigi Ciotti e Gregorio Porcaro già viceparroco di don Pino Puglisi), con le spiegazioni di Marco Dotti, antropologo esperto dei segreti del gioco d’azzardo e una rappresentazione teatrale di Christian De Domenico. La proposta è che anche sul tema della scommessa generazioni diverse possano confrontarsi e attingere le une al pozzo dell’altra. E noi scommettiamo che sia acqua di fonte.

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Il dio in cui non credo
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Il dio in cui non credo

Il Dio in cui crediamo è un altro,
non quello che ha in mente Trump.
Non un dio economico, cioè.
Non il dio delle banconote, dell'esclusione.
Non quello dei muri.
Ma il Padre di tutti.
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