Salah Farah testimone della convivenza pacifica

22 gennaio 2016 - Tonio Dell'Olio

Siccome il bene non fa notizia, vogliamo dar voce a Salah Farah che è morto lunedì scorso in Kenya a causa delle ferite riportate nell’imboscata tesa dai fanatici di al-Shabaab il 21 dicembre ad un autobus. Su quel mezzo, insieme a Salah Farah, vicepreside di una scuola di Mandera e padre di quattro figli con un altro in arrivo, c’erano diversi passeggeri che erano stati fatti scendere e a cui era stato chiesto di dividersi tra cristiani e musulmani con l’intento dichiarato di uccidere poi i cristiani. Salah Farah aveva prontamente chiesto a tutti i passeggeri di non obbedire a quell’ordine. Spaventati poi dal sopraggiungere di un altro automezzo, i criminali hanno sparato poche raffiche ferendo proprio Farah e uccidendo un ragazzo e si sono dati alla fuga. Prima di morire, Salah Farah ha fatto in tempo a rilasciare qualche intervista: “Ci hanno detto se sei un musulmano sei al sicuro. C’erano alcuni che non lo erano e si nascondevano. Gli abbiamo chiesto di ucciderci tutti o di lasciarci in pace. Siamo fratelli, cristiani e musulmani devono aiutarsi reciprocamente”. Eppure quest’uomo non aveva letto un altro Corano e pregato un altro Dio. Solo che ci sono musulmani e musulmani, cristiani e cristiani. L’insegnamento di quest’uomo suggellato col sacrificio della vita insegni almeno a noi l’importanza della convivenza pacifica.

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