Le porte di Fiumicello

15 febbraio 2016 - Tonio Dell'Olio

Occhi pieni di lacrime al funerale di Giulio Regeni. Occhi sinceri. Tristezza e dolore per un altro della porta accanto che è partito e non è tornato. Un giovane come ormai tanti ne conosciamo che, inseguendo passione e impegno, è costretto a emigrare. Oppure - che importa - uno di quelli che crede giustamente che il mondo non ha porte chiuse a cui bussare perché da tempo è un villaggio di fratelli e di sorelle da incontrare e salutare, di cui prendersi cura e con i quali denunciare soprusi e ingiustizie e lottare. Perché abitano dietro la stessa porta, lo stesso condominio, la stessa condizione umana. Per questo Giulio era in Egitto e per questo in maniera semplice cercava di dare voce agli uomini dei diritti negati. E sono semi che non cadono mai inutilmente se è vero che l'intera comunità di Fiumicello, per il suo ultimo saluto, ha aperto le porte a tutti quelli che da tante parti d'Italia e del mondo, hanno voluto unire lacrime e speranze al dolore di un paese. Porte sante di un giubileo laico e per questo universale. Dove anche la porta degli adulti si apre per andare a scuola dai giovani: "Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Resta nel mio cuore l’energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma".


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Quella chiusura europea
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Quella chiusura europea

Chiudere le frontiere non risolve niente,
perché quella chiusura alla lunga
fa male al proprio popolo
e l’Europa deve urgentemente
fare politiche di accoglienza, integrazione,
crescita, lavoro e riforma dell’economia.
Papa Francesco
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