Caporalato schiavitù italiana

25 febbraio 2016 - Tonio Dell'Olio

Possibile che in un Paese civile non si riesca ancora a porre un freno, regole certe da rispettare nel mondo del lavoro della terra? Eppure lo studio di The European House - Ambrosetti pubblicato due giorni fa sui dati della FLAI Cgil relativi al 2015 riferiscono di persone sfruttate, sottopagate e maltrattate. Si tratta di 400mila lavoratori (o schiavi?) di cui l’80% stranieri. A partire dalla paga che non supera i 25-30 euro al giorno (in media 12 ore), meno di 2 euro e 50 centesimi all’ora. Stiamo parlando di 905.000 persone che producono circa 32 miliardi di euro all’anno. Si tratta di schiavitù perché da quella paga i lavoratori (o schiavi?) devono sottrarre 5 euro al giorno per il trasporto sul luogo del lavoro, l’acquisto di acqua e cibo, l’affitto di alloggi del tutto precari e, talvolta, dei medicinali. Il danno è anche per lo Stato che registra un ammanco di circa 600 milioni l’anno per i mancati versamenti contributivi. E annualmente ci troviamo a contare i morti. Quelli che in condizioni precarie e di sfruttamento senza alcuna garanzia, non ce la fanno. Sono stati 10 lo scorso anno. Un prezzo sempre troppo alto per un Paese… civile.

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Chiudere le frontiere non risolve niente,
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e l’Europa deve urgentemente
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Papa Francesco
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