Napoli Torino Kabul Baghdad Doha

25 luglio 2016 - Renato Sacco

Cos’hanno in comune queste città? Provo a trovare un filo conduttore, sperando di non irritare nessuno e di non essere accusato di mescolare cose diverse che non hanno niente a che fare tra di loro.

Napoli è la città dove giocava Higuaín.

Torino è la città dove andrà a giocare, perché la Juventus lo compra per 95 milioni di euro.

Questa è la serie A: tanti soldi che girano.

Qualcuno fa finta anche di scandalizzarsi per una cifra così folle… ma fa parte del gioco, o meglio, del business. Tra un mese inizia la serie A e riparte il circo mediatico con i finti litigi in tv, le finte discussioni, tutto per sostenere il grande business.

Kabul è la capitale dell’Afghanistan: ancora in questi giorni centinaia di morti. Da 15 anni c’è la presenza militare internazionale. L’Italia spende 2 milioni di euro al giorno per questa missione militare. Ma i morti di Kabul non fanno molto notizia, non è la serie A. Sono morti di serie B. Se ne parla poco, meno dei milioni di Higuaín. Fa parte del grande circo mediatico della guerra, perché tutto possa continuare, compresa la nostra presenza militare.

E non ci vuole molto a capire che anche lì, in Afghanistan, la guerra è un grande business.

Baghdad è la capitale dell’Iraq: anche lì i morti sono di serie B. Il business della guerra e della vendita di armi è sotto gli occhi di tutti. Ci si scandalizza un pochino, ma neanche tanto, più o meno come per i milioni di Higuaín.

Doha è la capitale del Qatar, un piccolo Emirato, grande finanziatore e sostenitore dell’Isis. Ci si scandalizza? Neanche tanto, molto meno dei milioni di Higuaín. In fondo il Qatar porta tanti soldi, è meglio essere amici e per i diritti umani… pazienza.

In Qatar ci saranno i  mondiali di calcio nel 2022.

Scandalizzarci? Ma neanche per sogno! Discuterne? Molto, ma molto meno dei milioni di Higuaín. È la logica della serie A, non soltanto del calcio, ma del mondo.

Sono i grandi, ricchi, potenti e armati a dettare le regole del “gioco”.

La seria A del mondo.

Ma davvero tutti dobbiamo stare a questo gioco? 

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