Land Grabbing

19 ottobre 2016 - Tonio Dell'Olio

Un triste fenomeno che ormai viene indicato esclusivamente col suo termine inglese. Forse per edulcorarne le sue conseguenze tragiche sul piano umano, economico ed ambientale. In buona sostanza si tratta della nuova forma di colonizzazione selvaggia che le imprese multinazionali stanno mettendo in atto soprattutto in Africa. Accaparramento massivo di terre tramite acquisto o esproprio che punta a sostituire le colture tradizionali che servono a sfamare le popolazioni che vi abitano per trasformarle in agricoltura intensiva di produzioni che servono al nord del mondo. È una delle cause più deleterie della miseria e dell’emigrazione da quelle terre. Si calcola che in Africa siano già 10 milioni gli ettari di terra che sono sati acquistati da imprese europee e mediorientali. Nei giorni scorsi i vescovi e molte organizzazioni del Ghana ne hanno denunciato gli effetti devastanti. «Una grandissima fetta dei nostri terreni – spiega monsignor John Kwofie, vescovo di Sekondi-Takoradi, – viene regolarmente espropriata da anni e le coltivazioni precedenti – in gran parte alimentari – ora producono biocarburanti. La terra sta subendo effetti devastanti, la popolazione non produce il cibo che servirebbe almeno alla sussistenza e, in più, perde il lavoro o viene impiegata in settori diversi con contratti capestro». Il tutto viene spiegato in maniera dettagliata nel documento «Smascherare il Land Grabbing in Ghana, ripristinare i livelli di sussistenza e favorire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile». Ma gli esempi che si potrebbero citare sono tantissimi. Come quello di una zona della Sierra Leone dove la vendita delle terre ha sottratto alle comunità locali persino il terreno per seppellire i propri morti. Per trovarne, sono state invase aree di comunità limitrofe che hanno reagito violentemente e innescato tensioni e scontri.

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