Lassammo fa' Dio

Salvatore Di Giacomo

Salvatore Di Giacomo nacque a Napoli il 12 marzo 1860. Appassionato fin dalla giovinezza allo scrivere venne indirizzato dalla famiglia agli studi scientifici e bravamente frequentò con profitto i primi tre anni della Facoltà di Medicina. Poi un giorno di ottobre del 1886 abbandonò l'aula durante una lezione ed iniziò a lavorare al Corriere del Mattino curando la parte letteraria. Dal Corriere passò al Pro Patria e da questo alla Gazzetta. Come giornalista si distinse soprattutto scrivendo liriche, novelle e drammi. La sua forma, musicale e pittorica insieme, è ammirevole per sobrietà e curatissima in ogni particolare, segnatamente nelle opere in dialetto napoletano; e, quando fine nell'arte, altrettanto aborrente dalla letteratura, dall'enfasi, dagli effetti, da tutto ciò, insomma, che è facile e comune. Passò gli ultimi anni come bibliotecario della Nazionale di Napoli. Vecchio e malato fu nominato Accademico d'Italia nel 1929. Morì a Napoli nella primavera del 1934. Alcune sue liriche furono musicate e divennero famosissime canzoni quali: Quanno sponta la luna a Marechiare o La luna nova nmez'a lu mare.

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Il dio in cui non credo
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Il dio in cui non credo

Il Dio in cui crediamo è un altro,
non quello che ha in mente Trump.
Non un dio economico, cioè.
Non il dio delle banconote, dell'esclusione.
Non quello dei muri.
Ma il Padre di tutti.
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