Accoglienza contagiosa

6 dicembre 2016 - Tonio Dell'Olio

Nicla di Arezzo abita in una casa di 50 metri quadri con suo figlio adolescente. Nicla è precaria e soffre di una malattia rara. Nicla tempo fa ha conosciuto Souleyman Tandia, 19 anni, proveniente dal Mali che ha ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari, ma nel frattempo ha completato il periodo di accoglienza nella struttura che lo ospitava. E così Nicla ha deciso di fargli spazio a casa sua aggiungendo un letto nella stanza del figlio che ha accettato di buon grado. E siccome la solidarietà vive di cerchi concentrici, Nicla adesso spera che qualcuno possa offrire a Souleyman un lavoro come contadino o allevatore dal momento che nel suo Paese lavorava in una fattoria. Piccolo segno di un’accoglienza diffusa che oggi in Italia sta funzionando molto meglio delle grandi strutture. Per questo Nicla ha lanciato un appello sui social per accettare vestiti invernali e aiuti per il vitto: “Voglio che il mio gesto sia un piccolissimo passo per sconfiggere la paura del migrante, sono stufa di questo clima di diffidenza, intolleranza e sospetto”. Mettiamoci in gioco, sembra dire, per riscoprire una solidarietà contagiosa.

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Noam Chomsky
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