Le radici del bullismo

7 febbraio 2017 - Tonio Dell'Olio

Il bullo non è altro che la copia sbiadita delle figure che si affacciano con insistenza ossessiva da tutti gli schermi disseminati tra le mani degli adolescenti. Da Youtube alle Playstation ciò che conta è vincere, ciò che conta è essere primi, ciò che conta è contare. Tant’è che proprio su quegli stessi schermi il bullo ama celebrarsi. In quegli schermi si specchia come Narciso e soprattutto viene celebrato contando maniacalmente il numero delle visualizzazioni, dei like e dei followers. Perché è proprio del bullo post-moderno di agire tutt’altro che nell’ombra e piuttosto di ostentare la propria vigliaccheria velata di furbizia e prepotenza. A suo modo, anche il bullo è vittima. Dei modelli di cui si nutre con gli occhi e con la mente. Per questo, se è opportuno dedicare una giornata contro il bullismo molto più utile sarebbe una campagna contro chi fonda i propri profitti sull’anima fragile degli adolescenti. Non una censura, ma una rivoluzione culturale. Anche la nonviolenza potrebbe diventare modello culturale, anche il semplice rispetto può essere proposto come atteggiamento di fondo e la pace come punto di arrivo. Basta scegliere. Ma non prendiamocela solo con i ragazzi.

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Il dio in cui non credo
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Il dio in cui non credo

Il Dio in cui crediamo è un altro,
non quello che ha in mente Trump.
Non un dio economico, cioè.
Non il dio delle banconote, dell'esclusione.
Non quello dei muri.
Ma il Padre di tutti.
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