I ministri degli esteri del G7 a Lucca

10 aprile 2017 - Tonio Dell'Olio

Tra distrazione e disattenzione dei media, oggi e domani a Lucca si riuniscono i ministri degli esteri dei cosiddetti 7 Paesi più industrializzati del mondo. Si chiamano “incontri ministeriali” in preparazione al vero e proprio G7 che il mese prossimo sarà ospitato a Taormina. La distrazione e la disattenzione forse questa volta non è una colpa dal momento che è sotto gli occhi di tutti che, al di là del cerimoniale e delle laiche liturgie che porta i membri di questo club d’elite a riunirsi annualmente in località amene, i risultati delle loro discussioni sono quantomeno scarsi. O almeno così risulta alla lettura di documenti preparatori e comunicati finali. Ad esempio in questa tornata il “menù” prevede che si parli di Mediterraneo (ovvero Medioriente), lotta al terrorismo dell’ISIL/Da’esh, Libia, Iran, Africa, Ucraina e Corea del Nord. Ora, è sotto gli occhi di tutti che proprio i Paesi più industrializzati con le loro politiche economiche sono molto spesso all’origine di molti dei problemi drammatici cui vorrebbero porre mano. È sotto gli occhi di tutti che ciascuno di loro vada a “trattativa privata” per trarre il massimo vantaggio possibile da un’interlocuzione privilegiata con gli altri attori dello scacchiere mondiale. E soprattutto è sotto gli occhi di tutti che proprio quei sette corrispondano ai primi sette paesi nella classifica dei produttori ed esportatori di armamenti. Quando nei giorni scorsi l’amministrazione USA ha deciso unilateralmente di bombardare obiettivi siriani non ha certamente preavvisato né tantomeno concordato con il G7 quell’azione. Secondo la giurisprudenza internazionale avrebbe dovuto ricevere un mandato ONU. Ma l’ipocrisia della riunione dei ministri degli esteri in corso arriva a definire nel documento preparatorio che “esprimeranno il loro pieno consenso all’agenda del Segretario Generale dell’ONU Gutierres volta a rafforzare (…) il peacekeeping (…)”. E allora, cari ministri, buone vacanze a Lucca.

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