CHIAVE D'ACCESSO

Segreti militari

Come ricostruire una mappa veritiera delle basi militari in Italia?
Cosa copre il segreto militare e con che limiti?
Alessandro Marescotti (a.marescotti@peacelink.it)

Un tempo le basi militari erano coperte dal segreto militare e farne una mappa significava sfidare la legge. Una delle prime mappe sistematiche venne inserita nel libro “Bella Italia armate sponde” (Irene edizioni, 1989) che aveva come sottotitolo “guida dettagliata alla presenza militare in Italia”, con presentazione di Eugenio Melandri e Stefano Semenzato. Il libro si faceva scudo con l’immunità dei parlamentari che lo avevano firmato.

L’Italia ha, infatti, ereditato dal fascismo una normativa del 1941 che estendeva, in maniera maniacale, il segreto militare a ogni installazione bellica. Quella normativa è stata usata anche durante la guerra fredda per far calare il segreto sulle basi militari straniere, tanto che per anni e anni non è stato possibile sapere neanche quale fosse il loro numero. 

Pensate che il 6 maggio 2008 scoppiò una polemica fra Beppe Grillo e il giornalista televisivo Enrico Mentana. Il primo sosteneva che le installazioni militari americane in Italia erano 113, mentre Chiara Cazzaniga, su incarico di Mentana, bacchettò Grillo sostenendo che invece le basi statunitensi sarebbero state 7 e non di più. Intervenne il giornalista freelance Carlo Gubitosa che chiarì – dopo aver consultato il sito del Pentagono www.defense.gov – che Beppe Grillo aveva sbagliato sovrastimando del 27%, mentre Mentana aveva sottostimato del 92%. Il pasticcio nasceva anche dalle definizioni (“installazioni”, “basi”, ecc.).

Con l’avvento di internet il segreto militare che ha avvolto le basi militari in Italia ha retto sempre di meno per ragioni tecniche. Infatti, quello che non si poteva sapere in Italia lo si andava a scoprire con pochi colpi di mouse negli Stati Uniti, sul sito del Pentagono, grazie a internet. Ad esempio, la base navale di Taranto si è scoperto che era diventata base Nato proprio così. 

I parlamentari delle Commissione Difesa sono arrivati a fare interrogazioni (venendo a sapere che Taranto era base Nato) dopo che sul sito di PeaceLink erano state pubblicate le informazioni prese dal sito del Pentagono, in modo del tutto trasparente.

Ma come mai tanta reticenza?

Tutto deriva, come si è detto all’inizio, dal Regio Decreto dell’11 luglio 1941 n. 1161 (“Norme relative al segreto militare”) che contiene un grottesco allegato nel quale si precisa che è coperto dal segreto militare praticamente tutto: “Formazione, costituzione, composizione e dislocazione di unità e di reparti, loro spostamenti sia temporanei sia permanenti; forza numerica dei reparti, tabelle di equipaggiamento delle navi, numero e tipo delle armi; mezzi e aeromobili in assegnazione; ordinamento, sede e costituzione dei comandi e dei servizi e loro funzionamento; ordinamento, sede e funzionamento degli organi per la difesa e protezione antiaerea; grandi trasporti di truppe, materiali e quadrupedi”. Non solo. Vi rientrano: “Natura, quantità di armi, velivoli, motori, munizioni, esplosivi e materiali di qualsiasi altro genere dovunque accantonati, depositati e conservati e comunque appartenenti alle forze armate dello Stato, comprese le sostanze aggressive interessanti il servizio chimico militare. Dotazioni di mobilitazione riguardanti l’armamento, il munizionamento, l’equipaggiamento di reparti, servizi, unità delle forze armate, consistenza dei servizi di mobilitazione, disponibilità e scorte esistenti o da costituire all’atto della mobilitazione a cura delle amministrazioni militari”. E, come se non bastasse, il segreto militare si estende persino alle baracche! Leggete qui a cosa si applica: “Opere di fortificazione (permanenti, semipermanenti, campali); apprestamenti difensivi in genere; postazione di artiglierie, strade militari e di interesse militare; basi navali e punti d’appoggio costieri; stazioni di vigilanza costiera; impianti aeronautici, efficienza, ampliamenti, migliorie degli aeroporti ed idroscali armati e dei campi e specchi d’acqua di fortuna, siano essi adibiti a scopi militari, sia a uso della navigazione aerea civile. Caserme, baracche, ricoveri, rifugi, stabilimenti militari (arsenali, fabbriche d’armi, di aggressivi chimici, proiettifici, polverifici, stazioni di carica per sommergibili, depositi munizioni e materiali, di combustibili, di carburanti). Incidenti di notevole gravità e relative cause, nei depositi ed impianti sopraddetti”.

Ma nell’era delle Google Maps tutto questo può reggere? 

Assolutamente no. 

Nell’articolo del prossimo mese vi spiegheremo come costruire una mappa delle basi militari in Italia in barba al Regio Decreto del 1941 utilizzando proprio le Google Maps.

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