PRIMO PIANO CINEMA

La vita in comune

Un nuovo film di Edoardo Winspeare. Il Salento nel grande schermo.
A colloquio con il regista.
Intervista a cura di Rosa Siciliano

Edoardo Winspeare è un regista e sceneggiatore italiano. Vive a Depressa, un piccolo paese nel Salento, e ha incrociato i nostri passi in occasione della realizzazione del cortometraggio “l’Anima Attesa”, su don Tonino Bello, da lui diretto. Ora lavora in un nuovo film, La vita in comune, che, ancora una volta, racconta il Sud. Questo pezzo di Sud chiamato Puglia. 

Edoardo Winspeare, ben ritrovato! I suoi film sono girati in Puglia. Quali sono gli elementi costanti tra tutti? Quale aspetto vuole che arrivi agli spettatori? 

I miei film sono girati in Puglia. Hanno la lingua pugliese, la forma e i colori di questa regione, i volti, la musica, i modi e i costumi, ma spero che quello che arrivi ai destinatari sia un messaggio universale, perché tali sono i sentimenti dell’uomo. Emozioni che non hanno barriere né nazionalità chiuse. Ogni tanto, anche per una verifica personale, rivedo i miei film. In essi, in tutti, c’è una ricerca di autenticità che si ritrova proprio nelle persone che appaiono. Certo, emerge molto del Sud e del suo “sapore”. Del resto, in Italia l’elemento regionale è particolarmente marcato: parliamo tutti tre lingue – l’italiano, l’italiano-regionale con un lessico e una sintassi sua propria, e il dialetto – e c’è una grande differenza tra Nord e Sud. Quasi tutti i miei film sono girati nel Salento o a Taranto e in tutti c’è sempre un protagonista barese. Voglio raccontare “la diversità”, che è elemento caratteristico della nostra regione. È la sua “forza”, è un tratto interessante della cultura meridionale, e salentina in particolare. È un arricchimento. Proprio come diceva don Tonino: “La convivialità delle differenze” esiste ed è elemento caratteristico della nostra stessa regione. Io sono interculturale, perché mia madre e mio padre sono figli di persone di nazionalità diverse e questo elemento della diversità l’ho respirato sin da piccolo. Forse proprio perché non ho identità pugliese, la cerco. Il mio occhio guarda la realtà locale dall’interno ma anche dall’esterno.

Con il suo sguardo, da regista e da persona attenta alla bellezza, qual è l’aspetto più problematico della nostra terra?

Il Sud Italia dovrebbe essere il “il giardino d’Europa”, circondato dal mare, rigoglioso, ricco di culture, eppure è la zona più depressa della penisola e anche, mi permetto di dire, delle regioni del Sud Europa. Il Sud Italia è più depresso persino della Grecia, che è più povera dell’Italia ma più ricca del nostro meridione. Forse manca la consapevolezza della propria ricchezza potenziale, e questo deriva da molto lontano. L’Italia è unica ed è un bene. Ma nel tempo si è persa l’imponente bellezza di alcuni centri, come Napoli o Palermo, così come si è trascurata la smisurata sapienza di alcuni storici o letterati meridionali. Non abbiamo una classe dirigente, mi permetto di dire, all’altezza della ricchezza in nostro possesso. Chi ci governa non è in grado di valorizzare la nostra storia. E c’è troppa corruzione. Parmenide, Archimede, Pitagora, gli illuministi napoletani, Vico… tanti grandi personaggi hanno disegnato la storia di questo splendido Sud, ma c’è un’evidente assenza di consapevolezza. Non si è ancora capito che la vera vocazione del Sud è nell’essere ponte. Non si è messa pienamente a frutto quest’importante vocazione in tutto il Mediterraneo. Tornando ad aspetti più specifici, il Sud è fiorente anche dal punto di vista economico, potenzialmente, per l’agricoltura e l’artigianato, per l’industria… l’industria pesante qui non funziona. Distrugge il territorio. Distrugge la gente. E la sua cultura.

Cosa le ha lasciato l’incontro con don Tonino Bello e l’esperienza de LAnima Attesa, sui generis rispetto ad altri lavori cinematografici?  

L’anima attesa

“L’anima attesa” è un cortometraggio ispirato e dedicato a don Tonino Bello, realizzato nel 2013 da Pax Christi Italia, Mosaico di Pace, in collaborazione con l’associazione Linea d’Onda, con regia di Edoardo Winspeare, interpretato da Carlo Bruni e Nunzia Antonino. 

L’opera, presentata al Bif&st, Bari International Film Festival, nel marzo 2013, rilegge nell’oggi il pensiero e l’azione di don Tonino Bello, presidente di Pax Christi Italia sino alla sua morte nel 1993 e vescovo di Molfetta. L’opera è disponibile in dvd, con (o senza) numero monografico di Mosaico di pace dedicato a don Tonino Bello, e può essere richiesto in redazione: 080-3953507, abbonamenti@mosaicodipace.it.

Moltissimo! L’Anima Attesa è stata la seconda volta in cui ho incrociato don Tonino, la prima è stata in una breve esperienza con la casa editrice la meridiana. Don Tonino era, secondo me, non solo un grande uomo di Chiesa, un grande sacerdote, innamorato di Gesù. Era un grande uomo. Un italiano e un pugliese, nell’accezione evidenziata prima. L’incontro con lui è stato come abbeverarmi a una fonte di acqua fresca e il potermi confrontare con persone fresche come gli aderenti a Pax Christi che mi hanno aiutato è stato bello. Ma il confronto con persone non credenti, atei o supposte tali, è stata la vera novità. A me commuovono i bravi atei, quelli che “muoiono qui”, quelli che non credono nel paradiso. Ecco, don Tonino tocca il cuore anche di tanti bravi atei e questo è commovente. Il confrontarmi con queste diversità è bellissimo. Una vera ricchezza, torno a ripetere. E la poca lungimiranza italiana, che mi rattrista molto, è la creazione di frequenti steccati, i comunisti con i comunisti, gli anziani con gli anziani, i credenti con i credenti… L’essere umano è troppo complesso e troppo bello per chiuderlo in definizioni e in identità specifiche e settarie. Questo aspetto è molto più marcato che negli altri Paesi ed è un limite. Questo non vuol dire confusione. Io ho una fede specifica, voto un partito. Ma non sono “solo” questo. Ho dubbi. Sono un credente che crede sei giorni, ma il settimo mette tutto in discussione. Sono un progressista, ma in certe cose ammetto di essere un conservatore. Il bello di don Tonino è l’aver avuto la capacità di abbracciare tutte le persone, il cuore “intero” di tutta l’umanità. Questo mi commuove.

Il suo nuovo film si intitola “La vita in comune”: ci darebbe qualche anteprima? 

Il film parla di un paese che si chiama “Disperata” (io vivo a Depressa) e racconta la storia di un sindaco molto depresso che non riesce a svolgere molto bene il suo incarico di sindaco. È una brava persona, ma non riesce a contenere l’opposizione né ad accontentare la maggioranza. L’unica sua vera passione è la letteratura italiana: insegna in carcere. Qui nasce una grande amicizia con un bandito del suo stesso paese e con suo fratello. Questo rapporto di amicizia rappresenta la “rinascita” di Disperata. Dunque, il film parla di politica locale, di visioni globali, di chiusure e ristrettezze, ma anche di insperate rinascite e relazioni umane. Nel cast ci sono persone che mi accompagnano sempre, tra cui mia moglie. E protagonista è anche il Papa, papa Francesco entra in scena. Alla fine, senza raccontarvi tutto il film, uno dei due banditi vorrà diventare poeta e bidello, e l’altro fratello verrà salvato dal Papa. Il resto in sala. È una commedia con toni a volte tragici, ma anche una tragedia con toni comici. 

Quando potremo vederlo nelle sale cinematografiche?

Nella prossima stagione, tra settembre e ottobre. 

Anche questa volta, come in L’anima attesa, il pubblico è chiamato a essere protagonista anche attraverso il crowdfunding e il sostegno economico alla realizzazione del film, vero?

Sì, certo. Abbiamo ricevuto già diversi contributi in tal modo. Non è tanto il budget raccolto perché non supera il 3% quanto proprio un coinvolgimento personale del pubblico che si sente parte attiva e non solo mero spettatore. Ogni informazione può comunque essere reperita in www.lavitaincomune.it.

Ultimo numero

Identità maschile
MAGGIO 2017

Identità maschile

Essere uomini oggi: cosa cambia?
Fragilità e stereotipi, ruoli ed emozioni,
in una società complessa e fluida:
è tempo di ridefinire un’identità di genere plurale.
È tempo di scrivere relazioni nuove e più autentiche.
abbonatiscrivi ad alexscrivi alla redazione

articoli correlati

  • BELLEZZA E SOCIETÀ

    La bellezza ferita

    Come scorgere la bellezza e la dimensione estetica tra terremoti e frane e gente sopravvissuta per miracolo?
    Gianni Gasparini
  • PACE

    Nell'epoca delle passioni tristi

    Il Cantico dei Cantici tra eros e agape.
    Ilaria Napolitano
  • BELLEZZA E SOCIETÀ

    Come sei bello

    Belli dentro e fuori. Ciascuno secondo le differenti epoche storiche e culture. Il bello e la bellezza, tra arte, società e religione.
    Giovanni Gasparini
  • BELLEZZA E SOCIETÀ

    I borghi d’Italia

    Viaggio nel bel Paese. Alla riscoperta di una bellezza nascosta, in borghi di piccole dimensioni,
    medioevali e non. Lontani dal turismo di massa, cerchiamo il bello nell'inesplorato.
    Giovanni Gasparini
  • BELLEZZA E SOCIETÀ

    La spiritualità del bello

    Un percorso al femminile che incentra, quest’anno, la sua attenzione sulla ricerca del bello. Perché lo sguardo di tutti sia capace di vedere in tutta la sua pienezza quella gran bellezza che salverà il mondo.
    Patrizia Morgante
  • POTERE DEI SEGNI

    Ad Auschwitz c’era la musica

    Don Tonino era capace di scorgere la bellezza persino negli scenari di guerra. Perchè bello è l’uomo buono, la donna che si apre all’altro,
    il bambino che racconta le sue storie d’amore.
    Francesco Comina
Realizzato da Off.ed comunicazione con PhPeace 2.4.1.62