Riyad: niente pulpito, ma tante prediche!

7 giugno 2017 - Renato Sacco

E adesso tocca a quelli del Qatar il ruolo di cattivi. Un lungo e documentato servizio nel Tg di Sky, lunedì 5 giugno, lo conferma. L’Arabia Saudita e altri Stati del Golfo hanno deciso di chiudere i rapporti con Doha. E tutti a elencare le malefatte del Qatar: interessi, affari, anche in Italia, grandi palazzi a Milano, squadre di calcio, formulaUno, sostegno al terrorismo...

Tutte cose vere, sia ben chiaro! Che si sapevano però da molto tempo.

Solo che ora bisogna dirle e scriverle, perché lo ha deciso l’Arabia Saudita.

Fino all’altro ieri nessuno osava mettere in discussione la politica degli Emirati: eravamo in pochi a denunciare i grandi affari – soprattutto in armi – sia con l’Arabia Saudita che con il Qatar.  Anzi, il mondo politico ed economico ne era orgoglioso!

Nel dicembre 2013, scrivevo (http://www.paxchristi.it/?p=8148) citando l’ambasciatore italiano in Qatar: “...Fa parte della missione navale del Cavour promuovere alcuni dei migliori prodotti italiani tra cui aerei caccia, elicotteri, mobili, beni di consumo, elettronica e altri. E in questi giorni il Cavour farà scalo a Dubai: l’Italia da gennaio a dicembre 2012 ha venduto agli Emirati Arabi armi e munizioni per € 18.746.063. Nello stesso periodo del 2013 siamo passati a € 158.911.197 , con un incremento del 747,7%! Un vero businnes!” (cfr. www.unimondo.org).

Ora ci toccherà assistere a servizi televisivi che documenteranno le violazioni dei diritti umani in Qatar? Finalmente, verrebbe da dire. E magari qualcuno arriverà anche a pensare a boicottare i mondiali di calcio previsti proprio in Qatar nel 2022.

E sull’Arabia Saudita a cui vendiamo anche le nostre bombe italiane? Nulla, silenzio!

Certo, i grandi studiosi e analisti internazionali fanno le loro considerazioni sul perché di questa chiusura, la questione dell’Iran…

Di oggettivo e ufficiale c’è la visita di Tramp a Ryad pochi giorni fa, con la firma di un affare da 110 miliardi di dollari in armi. E c’è la firma di grandi affari anche con l’Italia, vedi le bombe della Rwm Italia prodotte a Domusnovas, che partono dalla Sardegna e vengono usate per bombardare lo Yemen.

Già su Avvenire (8 ottobre 2016), Nello Scavo scriveva: L’export di armi da guerra italiane è triplicato, con un giro d’affari passato dai 2,9 miliardi di euro del 2014 agli 8,2 miliardi nel 2015. Nei giorni scorsi il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, si è recata a Riad per incontrare i vertici sauditi”.

Non ci risulta sia stato sollevato il problema della  violazione dei diritti umani in quel Paese. Siamo amici e non diciamo niente. Quel che conta sono gli affari, soprattutto con le armi.

Tutto come da manuale: dittatori amici che poi diventano nemici; l’abbiamo visto con Saddam, con Gheddafi. Dio non voglia che si arrivi a bombardare il Qatar.

Tutto come da manuale, con alcuni giornalisti pronti a rilanciare le veline del potente di turno, senza osare criticare minimamente l’Arabia Saudita.

E ora l’Arabia Saudita fa la predica al Qatar! Verrebbe da dire ‘da che pulpito viene la predica!’

Ma è meglio non citare questo proverbio, perché in Arabia Saudita a parlare di pulpito o di qualcosa di cristiano si rischia la galera o anche peggio. “Lo Stato saudita permette ai cristiani di entrare nel paese, soprattutto come lavoratori stranieri per impieghi di lavoro temporaneo, ma non consente loro di praticare la loro fede apertamente. A causa di ciò i cristiani in genere praticano il proprio culto solo all'interno di abitazioni private. I prodotti e gli articoli appartenenti a religioni diverse dall'Islam sono vietati...” (Wikipedia) 

Vorrei essere smentito, ma non mi ricordo nessun politico di Governo, o almeno di maggioranza, che abbia mai osato alzare minimamente la voce contro l’Arabia Saudita.

Unica eccezione: Oscar Luigi Scalfaro. Quando era presidente della Repubblica fece chiudere con anticipo la sua visita a Riyad e tornò a casa, perché alla sua richiesta di andare a Messa, gli dissero che in Arabia Saudita era meglio non fare questa domanda.

Attendiamo dal Presidente del Consiglio, dalla Ministra Pinotti qualche parola sui diritti umani e sulle armi vendute ai Paesi del Golfo, anche a quelli amici.

Altrimenti facciamo tante prediche... ma senza pulpito.

Ultimo numero

Identità maschile
MAGGIO 2017

Identità maschile

Essere uomini oggi: cosa cambia?
Fragilità e stereotipi, ruoli ed emozioni,
in una società complessa e fluida:
è tempo di ridefinire un’identità di genere plurale.
È tempo di scrivere relazioni nuove e più autentiche.
abbonatiscrivi ad alexscrivi alla redazione

articoli correlati

Realizzato da Off.ed comunicazione con PhPeace 2.4.1.62