EDITORIALE

Sulle strade di Bozzolo e Barbiana

Alex Zanotelli

In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di don Lorenzo Milani, uno dei preti che più mi è stato maestro di vita, lo scorso 20 giugno, papa Francesco si è recato in visita alla sua tomba a Barbiana, spazzando via così cinquant’anni di ostracismo ecclesiastico nei confronti del priore. 

Trovo incredibile che in questi 50 anni la CEI non l’abbia mai citato nei suoi documenti. E la stessa sorte è toccata a un altro prete straordinario, don Primo Mazzolari, il parroco di Bozzolo. Papa Francesco ha voluto fermarsi, quello stesso giorno, anche sulla sua tomba.

Ritengo importante che Mosaico di pace ricordi l’insegnamento sulla pace di questi due giganti del cattolicesimo italiano ai quali si è profondamente ispirato il fondatore di questa nostra rivista, don Tonino Bello.

Per don Milani il punto di non-ritorno sulla Pace avvenne quando i cappellani militari della Toscana, in congedo, scrissero sul quotidiano La Nazione (12/05/1965) che consideravano “un insulto alla Patria e ai suoi caduti la cosiddetta obiezione di coscienza che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà”.

Don Milani, con i suoi ragazzi della scuola di Barbiana, risponderà a questo insulto agli obiettori con Lettera ai cappellani militari toscani: “Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni – scrive don Lorenzo – Se ora però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri…”. 

Per questa lettera don Milani verrà incriminato e processato. Ma quando si terrà il processo (1966) è già molto malato e non potrà presentarsi in tribunale a Roma. Invierà, invece, la famosa Lettera ai Giudici, scritta con i suoi ragazzi di Barbiana in cui difende la sua posizione di obiettore di coscienza. 

È un piccolo capolavoro nel quale rilegge la storia d’Italia “demistificando” tutto, “compresa l’obbedienza militare come ce la insegnavano allora: “Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani , per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola di tutte le tentazioni, che non credano di potersene fare scudo né davanti agli uomini , né davanti a Dio...”.

Altrettanto alto è l’insegnamento di don Primo Mazzolari, parroco a Bozzolo, dal 1932 fino alla sua morte nel 1959. Mazzolari era stato cappellano durante la Prima Guerra Mondiale. 

Lentamente ripensò il tema della guerra, partendo dal Vangelo e arrivando a conclusioni molto radicali. 

Le sue riflessioni sono contenute nel libretto Non uccidere la cui prima edizione apparve nel 1955, in forma anonima. Il volume suscitò un vespaio. Il Sant’ Ufficio nel 1957 ne ordinò il ritiro. Eppure l’argomentazione di don Mazzolari è così stringente, così evangelica! 

Non è forse una contraddizione, che dopo venti secoli di Vangelo, gli anni della guerra siano più frequenti degli anni della pace? Che l’omicida comune sia al bando come un assassino, mentre chi, guerreggiando, stermina genti e città, sia in onore come un eroe? Che l’orrore cristiano del sangue fraterno si fermi davanti a una legittima dichiarazione di guerra da parte di una legittima autorità? Che una guerra possa portare il nome di ‘giusta’ o ‘santa’ e che tale nome convenga alla stessa guerra combattuta dall’un campo o dall’altro , per opposte ragioni? Che si invochi il nome di Dio per conseguire la vittoria pagata con la vita di miliardi di figli di Dio?”.

È con questo tipo di affermazioni che don Mazzolari arriva alla conclusione che per un cristiano non ci può essere una guerra giusta.

Scrive ancora don Primo: “Ogni guerra è peccato, fare la guerra è peccato; né sappiamo se, e quando, e da chi sarà detto e se si può dirlo”.

In un momento così grave per l’umanità, mentre si combatte una “Terza Guerra Mondiale a pezzi”, c’è bisogno di una parola chiara, evangelica, contro la guerra e sulla nonviolenza attiva come unica via percorribile. 

È su questo che si era tanto battuto anche don Tonino Bello. Ed è questa anche la posizione per cui oggi Mosaico di Pace continua a battersi.

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Lidia Maggi
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