NUCLEARE

Il mondo ha detto NO

Uno storico Trattato dell’Onu ha messo al bando le armi nucleari.
Il ruolo della società civile, l’importanza della norma internazionale, i passi ancora da compiere.
Alice Kooij Martinez (Advocacy Officer Pax Christi International )

Il 7 luglio 2017, la maggior parte dei Paesi del mondo ha adottato un nuovo Trattato che mette al bando le armi nucleari, a New York: un momento storico per il quale la società civile ha condotto, negli ultimi anni, Campagne e ha promosso azioni in ogni territorio. Pax Christi International, membro della Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN), ha fatto parte di questa società civile e ha, dunque, contribuito agli sforzi collettivi.

Il Trattato

Il Trattato, che rende illegali le armi nucleari con una legge internazionale, sarà “aperto” per la firma a partire dal 20 settembre 2017. È importante rilanciare ulteriormente questa nuova tappa miliare e chiamare gli Stati alla propria responsabilità, firmando il Trattato e adottando le sue norme. Un grande passo in avanti è stato fatto, ma c’è ancora tanto lavoro dinanzi a noi.

Il nuovo Trattato vieta l’uso, lo sviluppo, la produzione, l’acquisizione, il possesso, lo stoccaggio, la vendita, il trasferimento e la ricezione, la minaccia di utilizzo, il dislocamento, l’installazione o la distribuzione di armi nucleari. 

Il Trattato, inoltre, inserisce le armi nucleari nella stessa categoria delle altre armi chimiche indiscriminate, disumane e biologiche, come le mine antipersona e le bombe cluster

Si pone termine così a una strana eccezione, che cioè le peggiori armi di distruzione di massa sono le sole a non essere espressamente proibite. 

Quindi, il Trattato riempie un vuoto legislativo, creato e sostenuto dalle grandi potenze nucleari e dai loro alleati. In modo positivo, la maggioranza degli Stati nel mondo è stata capace di unire le forze e ha avuto successo nell’arrivare all’approvazione di questa nuova legge internazionale, così necessaria oggi. Il Trattato riconosce che le conseguenze catastrofiche delle armi nucleari non possono essere adeguatamente affrontate se non si comprende che oltrepassano i confini nazionali e che hanno gravi ripercussioni per la sopravvivenza umana intera e comportano responsabilità, quindi, di tutti gli Stati. 

Ascoltando le dichiarazioni dei sopravvissuti degli attacchi di Hiroshima e Nagasaki, rilasciate durante le trattative del Trattato di divieto di armi nucleari, si comprende maggiormente l’importanza di quello che il Trattato stesso riconosce. Circa 340.000 persone sono morte durante i bombardamenti (di Hiroshima e Nagasaki, ndr) o negli anni seguenti e tuttora restano segni di morte (cfr. il sito dell’International Committee of Red Cross – ICRC – con un’interessante rassegna e testimonianze dei sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki: https://www.icrc.org/en/hiroshima-nagasaki).

Nel Trattato è peraltro richiesto che gli Stati forniscano assistenza alle vittime dell’uso e dei test di armi nucleari e che l’assistenza sia proporzionata a genere ed età. Oltre alle 340.000 persone morte durante i bombardamenti e negli anni successivi, tanti altri hanno avuto bisogno e attendono tuttora cura, tutela della salute. 

Per approfondire

http://www.paxchristi.net/news/nuclear-weapons-ban

http://www.icanw.org

http://www.disarmo.org

http://www.unimondo.org/Guide/Guerra-e-Pace/Disarmo-nucleare

Inoltre, questo Trattato rappresenta una chiara indicazione che la grande maggioranza del mondo non accetta le armi nucleari e non considera legittimo il loro utilizzo, nonostante nove Paesi con armi nucleari e altri trenta che fanno affidamento sulle forze statunitensi – inclusa l’Italia –  abbiano boicottato i negoziati del Trattato. Questi Stati si sono difesi appellandosi alla sicurezza del mondo e in modo più specifico alle minacce che arrivano dalla Corea del Nord e tuttora si appellano all’importanza della deterrenza proprio tramite le armi nucleari. 

Noi riteniamo, invece, come ha giustamente sottolineato mons. Tomasi nell’annuncio di benvenuto al Trattato per conto della Santa Sede, che “la sicurezza è garantita dal dialogo e non dalla forza”. Ovviamente è importante “lasciare la porta aperta a questi Stati, nella speranza che essi un giorno possano adottare il Trattato, anche in futuro, magari dopo un cambiamento di governo”. 

Pax Christi International aveva una sua rappresentanza negli incontri delle Nazioni Unite di Ginevra e di New York e tutte le attività delle sue organizzazioni-membro, nei loro rispettivi Paesi, sono sempre state nella direzione del sostegno dei negoziati e fondate sulla centralità della persona, posta alla base del Trattato.

Attraverso gli sforzi comuni della società civile, il testo del Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, nel corso dei negoziati, si è dotato di solidi strumenti legali, compresi i riferimenti alla legge internazionale in tutela dei diritti umani e l’inclusione di mezzi di assistenza tecnica, materiale e finanziaria degli Stati colpiti dall’uso delle armi nucleari. 

ICAN ha assunto un ruolo fondamentale nel sostegno del lavoro congiunto delle sue organizzazioni-membro, come, ad esempio, nelle informazioni puntuali fornite a tutti sui momenti chiave o e negli strumenti fatti circolare nel coordinamento delle attività di lobby necessarie durante i negoziati.

Ora che il Trattato è stato adottato, il lavoro non è finito per la società civile. Abbiamo un compito da portare a termine affinché il Trattato entri in vigore. È necessario, infatti, che cinquanta Stati lo ratifichino. A livello nazionale, il processo di ratifica dei Trattati varia di Stato in Stato, ma di solito richiede l’approvazione del Parlamento e la predisposizione di un’adeguata legislazione nazionale per trasformare i divieti posti nel diritto internazionale in legislazione nazionale. Pax Christi International chiederà a tutte le organizzazioni-membro, in ogni parte del mondo, di contattare i propri governi per incoraggiare il Capo di Stato o il Governo o il ministro degli Affari Esteri a firmare il Trattato, quando si aprirà la fase della firma (cioè il 20 settembre 2017, NdR) presso l’ONU, a New York. 

I passi futuri

Pax Christi International ritiene che, nonostante tutto il lavoro ancora incompiuto, importanti passi in avanti siano stati fatti, a partire dalla stessa approvazione del Trattato. Ciascuna firma ora è un passo in avanti verso la totale eliminazione delle armi nucleari nel mondo. Noi speriamo che questo possa tradursi in grandi vantaggi, nel tempo, tra cui una maggiore pressione pubblica per redistribuire le enormi spese di armi nucleari che saranno gradualmente riconosciute come illegali e nella conseguente riconversione in programmi nonviolenti e volti a un miglioramento della vita per uno sviluppo sostenibile, soprattutto in difesa delle comunità più vulnerabili. 

Ancora in merito al Trattato, gli Stati possono dimostrare il loro impegno spostando l’attenzione delle loro politiche e dei loro bilanci in un futuro sostenibile, in linea con gli obiettivi di sviluppo e con l’accordo climatico delle Nazioni Unite. 

Ci ritroviamo nelle parole di papa Francesco, pronunciate in occasione della Conferenza di Vienna del 2014, sull’impatto umanitario delle armi nucleari: “Sono convinto che il desiderio di pace e fraternità piantato nel cuore di ogni persona porterà frutti concreti per garantire che le armi nucleari siano vietate una volta per tutte, a beneficio della nostra Casa Comune. Il nostro futuro dipende dalla garanzia della sicurezza pacifica di tutti, perché se la pace, la sicurezza e la stabilità non sono previste a livello globale, non verranno affatto goduti”.

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Lidia Maggi
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