Qualifica Autore: Docente di Sociologia all'Università Cattolica di Milano

Cosa sarebbe il mondo in bianco e nero? Viaggio nel mondo dei colori attraverso la storia, la letteratura e la cultura.

 

Immaginiamo per un momento che il mondo in cui viviamo sia senza colori. Sarebbe qualcosa di simile a una notte buia e nuvolosa: ogni oggetto, ogni cosa ci apparirebbe di un colore uniforme vicino al grigio.

Se venissimo privati dei colori che vediamo – come potrebbe accadere anche per un difetto visivo, il daltonismo – tutto si ridurrebbe anche di giorno alle sfumature tra il bianco e il nero, come avveniva necessariamente nelle immagini fotografiche di una volta, oppure nei film e nella televisione prima dell'avvento del colore nelle loro emissioni. 

I colori che ad ogni momento sono presenti nel nostro quadro visivo sono un elemento talmente scontato della nostra vita quotidiana che rischiamo di non vederli o guardarli più, ad eccezione di certi manufatti: i semafori stradali, ad esempio, dove è cruciale per la sicurezza personale percepire la differenza tra verde, giallo e rosso, e poi i colori che contraddistinguono unitamente ad altri elementi simbolici la segnaletica quando stiamo guidando in autostrada. 

In generale, dobbiamo riconoscere che solitamente – sia che ci troviamo in casa, per la strada o in qualunque altro ambiente – la nostra vista e la nostra attenzione colgono molto prima e molto di più le forme degli oggetti in sé che non il loro colore. I colori di ciò che ci circonda e in cui siamo inseriti – la casa, la strada, il mezzo di trasporto, il paesaggio urbano, la natura a cui ci affacciamo e così via – tendiamo a darli per scontati e a considerarli secondari rispetto alla forma e alla presenza delle cose. Eppure, i colori sono un elemento trasversale onnipresente che si rivela di grande interesse per assumere il reale e per sperimentare una forma di bellezza che ci si offre gratuitamente nel quotidiano. Capovolgendo un'abitudine consolidata, potremmo immaginare perciò di concentrarci prioritariamente sui diversi colori o su un colore dominante che in un certo momento si presenta ai nostri occhi. Ad esempio, il colore dei cibi disposti su una tavola imbandita indipendentemente dalla loro qualità, i colori di un quartiere della città che stiamo attraversando a piedi, i colori di un negozio che offre i suoi prodotti o di una bancarella di frutta e verdura, e così via. 

Prendiamo ora i colori della natura, che offrono una gamma molto vasta di cromie e sfumature, e che si possono accostare ai diversi fenomeni atmosferici e al corso delle stagioni durante l'anno. Il semplice scorrere di un giorno ci offre, nell'arco delle 24 ore, una sequenza di colori molto ampia: il bianco dell'alba, il rosa e rosso dell'aurora, le diverse tonalità di azzurro o di grigio del cielo, ancora il rosso del tramonto e i colori cangianti del crepuscolo che si compongono progressivamente nel blu scuro della notte dove spiccano il bianco delle stelle e della luna. E l'arcobaleno, che accosta tutti i colori dell'iride, fin dall'antichità è stato osservato come un fenomeno atmosferico singolare e foriero di significati.

Le stagioni ci consentono, nelle zone temperate dell'emisfero settentrionale in cui abitiamo, una serie di accostamenti tipici. I più convincenti credo siano quelli tra l'inverno e il bianco, così come tra la primavera e il verde, tra l'estate e il blu-azzurro, e, infine, tra l'autunno e i colori rosso e giallo. Il bianco invernale richiama le precipitazioni nevose e il ghiaccio che abbondano in questa stagione, il verde – presente in misura assolutamente dominante nel regno vegetale – ci riporta alla rinascita primaverile delle foglie sugli alberi e dell'erba nei prati, l'azzurro-blu ci parla del mare e dei cieli estivi sgombri da nubi, i colori rosso e giallo sono legati alle vistose mutazioni cromatiche che gli alberi (non tutti, perché le conifere sono delle sempreverdi) conoscono nella stagione autunnale e anche alla maturazione dei frutti, così come alla comparsa dei funghi nei boschi nei quali peraltro prevale il marrone. 

La poesia è sempre stata sensibile alle suggestioni dei colori tipici di mesi e stagioni, come quelli che si esprimono nel bianco della neve, nella tavolozza variopinta dei fiori, o in certe atmosfere assolate dominate dal blu del mare. Tra innumerevoli esempi, mi limito a citare alcuni versi di una poesia di Pasternak che  comunica intensamente il senso della neve e del suo biancore nell'inverno:

La neve cade, la neve cade, / la neve cade e ogni cosa è in subbuglio: / il pedone imbiancato, / le piante sorprese, / la svolta del crocicchio. (B.Pasternak, Poesie, Einaudi 2001).

Letteratura e arte 

Dovendo descrivere un colore, specialmente se non è frequente, la letteratura si trova di fronte a una sfida non facile: quella di comunicare unicamente con le parole, senza l'aiuto di immagini né fotografiche né dipinte. È qui che appare l'abilità o al contrario l'insufficienza dello scrittore, che deve trasmettere al lettore quella percezione di atmosfera e di colori che lui stesso ha sperimentato – al mare, in montagna, davanti a una cascata, navigando su un fiume – e che gli ha comunicato frammenti di bellezza e di creatività.

I colori non li troviamo solo nell'ambiente naturale e nei fenomeni atmosferici, e neppure soltanto su noi stessi, sulla nostra stessa pelle che, a seconda dell'angolo del mondo in cui siamo nati, presenta pigmentazioni diverse. I colori per molti aspetti del vivere quotidiano siamo noi a costruirli, a deciderli e a sceglierli, a farcene influenzare. Pensiamo ai colori dei vestiti, all'abbigliamento che ogni società, collettività o gruppo sociale adotta in un certo periodo di tempo: ci sono colori preferiti, colori ammessi, colori sconsigliati o vietati. Alcuni colori sono rappresentativi di certi ranghi e ruoli sociali: come le toghe nere dei giudici, o la veste e lo zucchetto rossi dei cardinali, o l'abito bianco che distingue da secoli la figura del Papa nella Chiesa di Roma. Oggi, ci sono colori che nei messaggi – pubblicitari, televisivi e di altro genere – vengono usati con maggiore frequenza rispetto ad altri, dal momento che sono considerati più efficaci e convincenti nei confronti dei diversi segmenti di pubblico. E la storia della pittura dimostra con evidenza che, a seconda dei periodi e delle scuole, prevalgono certe atmosfere cromatiche: pensiamo ad esempio, tra Ottocento e Novecento, all'impressionismo e al postimpressionismo, al divisionismo, al fauvismo, al futurismo. In alcuni casi, un certo uso del colore diventa elemento distintivo di un pittore: pensiamo agli effetti della luce sui colori di Caravaggio, al rosso in Georges de la Tour, alla gamma cromatica stupefacente che irradia dalla figura del Cristo risorto nell'altare di Isenheim di Grünewald, attribuendogli una straordinaria valenza visionaria e mistica.

È interessante osservare che vi sono tuttora fotografi di indiscusso valore che usano preferibilmente o esclusivamente il bianco e nero, evitando il colore. Il caso più emblematico credo sia quello di Sebastião Salgado,il grande fotografo brasiliano che ha dedicato la sua opera a illustrare la storia del mondo di oggi e molti suoi drammi: è singolare che il suo progetto Genesis(Taschen 2013), sfociato in un grande libro dedicato alla natura selvaggia e alle residue popolazioni “primitive” nel mondo, sia composto unicamente di fotografie in bianco e nero, che hanno la forza di alludere ai colori senza servirsene.

Michel Pastoureau,lo storico dell'arte che si è dedicato al tema dei colori nella storia dell'Occidente ed è considerato l'autorità indiscussa nel settore, ha scritto molti libri per dimostrare che la scelta dei colori non è assolutamente casuale ma obbedisce a codici simbolici, espliciti o latenti, a seconda della società in questione, a valori a cui i colori alludono, essendo soggetti a cambiamenti nel tempo. Ad esempio, il rosso è un colore che – evocando il fuoco e il sangue – non è prediletto nella nostra società, ma viene confinato a espressioni specifiche come i messaggi politici (la bandiera rossa ad esempio) o le indicazioni di pericolo (nella segnaletica stradale o di altro tipo). Inoltre, il rosso viene usato per solennità e celebrazioni particolari. 

In effetti, oggi il colore dominante o preferito risulta essere il blu (con le varianti degli azzurri), e lo si vede nella scelta dei vestiti – tipicamente i blue-jeans, che hanno conosciuto diffusione universale e trasversale rispetto a età e genere – così come in altre esemplificazioni che vengono dalla vita quotidiana.  Secondo dati recenti forniti da Pastoureau (da una conferenza tenuta al MUBA di Milano, 30 gennaio 2018), la preferenza per il blu riguarderebbe il 45 per cento delle persone nei Paesi occidentali, seguito dal 15 per cento che predilige il verde. Più ridotte risultano le preferenze per altri colori come il rosso (12%), il nero (10%) e il giallo (6%).

In conclusione, l'invito è a chiudere gli occhi per un istante e a riaprirli pensando ai colori che vediamo, al di là delle forme. Ci abitueremo in questo modo a cogliere la realtà in un modo diverso, che ci parla delle stupefacenti e inesauribili forme della bellezza del mondo che ci è stato dato da abitare.