Una vita intensa, tra poesia e teologia, tra silenzi e impegni. Il ricordo di padre David Maria Turoldo, a partire dalle pagine di un libro a lui dedicato.

 

Quindici anni fa abbiamo avuto modo di collaborare insieme nell'organizzazione di un’iniziativa del Comune di Sesto San Giovanni tesa ad approfondire i rapporti fra padre Turoldo e la città di Sesto.

Si trattava del Convegno Resistenza e Libertà tenutosi il 27 settembre 2003. In tale occasione abbiamo avuto occasione di ascoltare molte persone che avevano avuto legami di amicizia con padre Turoldo e ne conservavano viva la memoria. Il profondo interesse che il convegno suscitò e il desiderio di testimoniare l’incidenza che l’incontro con padre Davide aveva avuto nella vita di tante persone fece nascere il proposito di realizzare un libro che, attraverso le voci degli amici, ripercorresse le tappe fondamentali della vita di Turoldo. Nelle voci di tutte queste persone si sentiva vibrare l’affetto per padre Davide e, soprattutto, si percepiva, in forma quasi tangibile, l’umanità di questo profeta del Novecento: era un raccontare che rendeva presente padre Davide con la sua irruenza, la sua libertà, la sua tenerezza… Al tempo stesso ascoltare i testimoni era come entrare in una stanza e scoprire che in essa si aprivano altre porte, alcune socchiuse, altre aperte, altre chiuse: diventava un procedere che sembrava infinito. Ci siamo pertanto accostate al monumentale libro della Maraviglia con la curiosità di ritrovare in esso quanto avevamo conosciuto e di scoprire quante di quelle porte chiuse o socchiuse erano state nuovamente aperte. Ci siamo trovate innanzi un’opera pregevolissima, ma in parte altra rispetto a quello che ci attendevamo.

Biografie

Padre Espedito D’Agostini, custode delle memorie di padre Davide nella pieve di Fontanelle di Sotto il Monte, ha definito la biografia della Maraviglia esaustiva ed effettivamente, fin dalle prime pagine, si percepisce l’acribia con cui la Maraviglia si è cimentata in un’impresa non facile, andando alla ricerca di documenti, attingendo a biblioteche, archivi, fondi conventuali…, sottoponendo al vaglio critico le fonti. Non si può intendere tuttavia come esaustiva, nel senso di punto d’arrivo di un processo di conoscenza di Turoldo, piuttosto di partenza: la Maraviglia ha messo a disposizione dei lettori una ricostruzione molto rigorosa di padre Davide, attenta alle coordinate spazio-temporali, al contesto culturale assai vivace e variegato, in cui si è mossa l’azione di Turoldo. Ciò che emerge dalla lettura è soprattutto un ritratto accuratamente tratteggiato, non una biografia dell’anima. La Maraviglia all’inizio ha detto di non essersi accostata per passione: la sua è stata la risposta di una professionista alla richiesta dell’Istituto che le ha domandato una biografia improntata al massimo rigore, non un’opera agiografica, neppure un trattato sulla spiritualità turoldiana.  Sta al lettore, arricchito e stimolato da queste rilevantissime informazioni, intraprendere un viaggio di conoscenza o di approfondimento della conoscenza della personalità di Davide attraverso la lettura degli scritti di Turoldo o la ricerca di quelle piste che rimangono accennate, alluse, ma che potrebbero trovare vita nelle le voci dei testimoni, le memorie conservatesi al di fuori degli ambiti istituzionali degli archivi, delle biblioteche.

Una vita densa

Ricostruire una vita densa di avvenimenti, continuamente aperta al confronto con un tempo storico contrassegnato da eventi epocali, sensibile alle ingiustizie che venivano perpetrate in ogni parte del mondo, solidale con ogni azione di rivendicazione della libertà e della dignità umana, non era certo facile: non si può pertanto pretendere che ogni momento dell’esistenza di Turoldo sia caratterizzato dalla stessa dovizia di informazioni. Le pagine sulla Resistenza, ad esempio, sono accurate, ma non così ricche di testimonianze come ci si aspetterebbe nei riguardi di chi aveva fatto della Resistenza non un semplice evento, sia pure assai drammatico, della storia italiana, ma una categoria morale. Molto interessanti le pagine dedicate agli anni di studio all’Università Cattolica, che ricostruiscono il fervido clima di amicizia con Apollonio, Bontadini…, il vivo interesse, condiviso con padre De Piaz, per gli studi di filosofia, l’appassionata e sofferta ricerca di senso a riguardo del rapporto fra esistente ed essere, che troverà  lacerante riverbero nei versi degli anni successivi. Stimolanti le pagine dedicate all’avventura editoriale de “L’uomo”, alla collaborazione con Eugenio Curiel, agli anni della predicazione in Duomo a Milano e alla ricostruzione del rapporto di fiducia e stima reciproche con il cardinale Schuster. Pregevole il capitolo che ripercorre il vivace confronto nel dopoguerra con le diverse anime del mondo cattolico sottolineando l’amicizia con Mazzolari… 

Non meno interessante la ricostruzione del periodo di assistentato alla Cattolica e del soggiorno urbinate, assai meno noto, così come decisamente apprezzabile l’approfondimento dell’esperienza della rivista “Il Chiostro”: sono pagine che fanno chiaramente percepire come nel giovane e irruento padre servita si riflettesse un’attesa di rinnovamento gravida di speranza, destinata a sfociare nel Concilio. 

Nomadelfia

Apparentemente più conosciuta la fase della vita di Turoldo segnata dall’incontro con Nomadelfia, ma anche in questo caso la ricchezza delle fonti e la presenza di inediti permette di accostarsi a quest’esperienza certamente drammatica cogliendone tutta la problematicità in ambito ecclesiale e sociale. La stessa dovizia di documentazione caratterizza il periodo fiorentino, di cui si evidenzia l’impegno appassionato nelle proposte di rinnovamento pastorale e culturale proposte alla comunità servita dell’Annunziata, il rapporto di amicizia con don Milani, contrassegnato da un’ammirazione non scevra da qualche perplessità riguardo quella che a padre Davide appariva un’intransigenza eccessiva, e quello quanto mai stimolante per padre Davide con padre Vannucci .  Ai tempi di Fontanelle ci pare manchi l’aver sentito sempre riecheggiare la Resistenza, come nella presenza costante dell’amico Ettore Zilli, deportato a Dachau, (arrestato come giovanissimo partigiano friulano, non sposato e non possessore di auto, come Turoldo diceva), cui ha dedicato tempo, conversazioni e poesie che ci accostano alla sua spiritualità. “Turoldo è come il ferro da stiro, se gli togli la Resistenza non funziona”, diceva l’amico don Franco Fusetti di lui. Dall’incontro è nato il viaggio del 1979 ai lager con i deportati di Sesto, che ha dato origine a una tradizionale “gita” tutta sestese e ante litteram, voluta – con la presenza di un sacerdote – dal primo, mitico sindaco di Sesto, Abramo Oldrini, lui stesso sfuggito alla deportazione nazista. Lo sguardo dal basso di Turoldo ci appare una caratteristica di padre David, da lui sempre esercitato negli incontri nelle fabbriche, nel discorso commemorativo della Resistenza sul piazzale della Falck di Sesto San Giovanni, alla Tosi di Legnano al Cise di Lambrate. Elementi da esplorare. E da Sesto sempre si è avvertita la passione politica (non partitica) che lo portava, per esempio, a ospitare il consiglio comunale della città, chiedendo a tutti i suoi componenti un metodo rigoroso di dialogo che li portasse a decisioni per il bene comune, anche a costo di “chiuderli dentro”, come già con i concistori nel medioevo (cfr. intervento di Antonio Pizzinato in Resistenza e libertà). Guardando al piccolo, con sguardo di liberazione, celebrava i battesimi dei bambini adottati sudamericani, guardando alle vittime nascevano le sue poesie sulla realtà latinoamericana, i suoi rapporti con la Chiesa latinoamericana, la sua partecipazione ai “Beati i costruttori di pace”. Il lavoro che qui ci è stato chiesto di recensire (non sarà una recensione agiografica) appare, a noi lettrici un po’ coinvolte, come un inizio di studio serio su Davide Turoldo. Pregevole lavoro di ricostruzione archivistica, appoggiato su moltissime fonti, che ha permesso di tratteggiare i contesti storici e religiosi in cui si è svolta la vita di padre Davide Maria Turoldo.  Una materia che per definizione è vita, come una biografia, che si lascia interpellare dalle voci degli amici e dei nemici, che richiede la partecipazione alla storia di un’anima non è mai conclusa. E non è sempre un inizio quando non si voglia esercitare un predominio? Aspettiamo ancora una storia di Turoldo simile a quella di Affinati su Bonhoeffer in “Un teologo contro Hitler”, una storia dove le voci siano due, Turoldo e l’autore, e risuonino all’unisono. 


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