I rom in Abruzzo fanno parte della comunità locale da anni. Vi abitano, vi studiano, lavorano. Li abbiamo incontrati per chiedere loro le fatiche e la bellezza dell’integrazione: intervista a Giulia Di Rocco.

 

Giulia è una romnì abruzzese, laureanda in Giurisprudenza, membro del board dei referenti del ministero dell’Interno per le politiche relative ai rom e sinti in Italia.

Fondatrice e presidente dell’associazione romani Kriss che, insieme a un collegio di avvocati appartenenti a tutti i fori d’Italia, si occupa dei casi di discriminazione su base etnica di rom e sinti. È un’attivista per i diritti del suo popolo da più di 15 anni. Ci racconta che ad Avezzano la comunità romàni è particolarmente estesa, stanziale, e da anni. Hanno da poco (3 dicembre) festeggiato il loro patrono, il beato Zefferino Jimenez Malla detto “EL PELE” con preghiere, canti, danze e musica rom. Co-promosso da Migrantes e che ha visto la partecipazione di mons. Riboldi di Milano, mons. Pietro Santoro e don Gianni De Robertis, direttore della fondazione Migrantes. Zeffirino Jiménez Malla, detto “El Pelè”, è stato beatificato il 4 maggio 1997 da papa Giovanni II, proclamato “patrono di tutti i rom del mondo”. Egli visse un’infanzia itinerante, con la sua famiglia che svolgeva un’attività lavorativa nell’ambito del commercio dei cavalli. Si sposò a 18 anni, ma non ebbe mai figli; adottò, però, una nipote che amò come tale, Pepita. Onesto commerciante di cavalli, fu molto rispettato sia all’interno del mondo gitano, tra i suoi amati rom, che al di fuori di esso. Morì come martire, nel 1936, durante la Guerra Civile Spagnola. La città abruzzese è stata scelta per festeggiare il beato rom perché vi è presente una comunità stanziale di rom di antico insediamento e perché ha una piazza intitolata al primo martire rom.

Giulia, la comunità romani è estesa e fa parte da anni della città di Avezzano: quale integrazione tra le due realtà? Quanti sono i rom? 

Sono settanta le famiglie rom presenti ad Avezzano. In tutto, si conta una popolazione di circa 300 rom, stanziati soprattutto nella periferia sud della città. Alcuni nuclei familiari si trovano lungo la strada panoramica.

Di che origine? 

La presenza documentata dei rom in Italia risale al 1422 e la loro presenza nella Marsica al 1700, ma il primo insediamento ad Avezzano iniziò subito dopo il terremoto del 1915. 

Come è nato il Centro culturale rom della città? 

Il Centro socio-culturale rom di Avezzano opera da 30 anni in città. È stato fondato, infatti, il 10 dicembre 1978 in occasione del 30º anniversario della Dichiarazione dei diritti umani. La proposta, avanzata all’epoca dal direttore della Caritas diocesana, don Antonio Sciarra, venne approvata dal vescovo dei Marsi, monsignor Biagio Terrinoni. Presidente del Centro oggi è Pasquale Morelli; responsabile Mimma Stefanelli, un’insegnante avezzanese da sempre impegnata a favorire l’integrazione dei rom. Il Centro Rom è patrocinato dalla Caritas diocesana dei Marsi con lo scopo di conoscere e divulgare i Diritti dell’Uomo, con particolareriferimento alla comunità romanì, ormai residente in Avezzano dagli anni del dopoguerra e ancora fuori da ogni contesto cittadino.[[Box2116]]

Quali iniziative propone?

L’attività del Centro Rom, svolta sempre da volontari Caritas, ha solennizzato ogni anno – il 10 dicembre – la Giornata internazionale dei Diritti umani, coinvolgendo le autorità locali e la cittadinanza per combattere le conseguenze negative dell’emarginazione subita dalla Comunità. In particolare, il Centro si è impegnato, grazie ai suoi volontari, per le seguenti attività:

Diritti Umani: oltre alla celebrazione annuale della Giornata mondiale, si svolgono incontri sul tema presso istituti di istruzione pubblica, inti e associazioni;

Assistenza alle famiglie zingare: attraverso le richieste che giungono presso la Caritas, i volontari esercitano azione di condivisione agli eventi lieti e tristi della comunità, attraverso assistenza per le necessità materiali;

Evangelizzazione: in linea con le direttive dell’Unpres – Ufficio Nazionale per la Pastorale dei Rom e dei Sinti – che fa capo a Migrantes. Nell’ ambito religioso si incoraggiano le partecipazioni ai pellegrinaggi, come nella loro tradizione religiosa.

Pubblicazione del mensile Musciunep, redatto con brani scritti dagli stessi rom, ad oggi al dodicesimo anno, quale mezzo di fratellanza tra le famiglie e di amicizia con la Caritas.

Tutto quanto sopra descritto ha come scopo la formazione di una coscienza individuale improntata all’ insegnamento evangelico: perdonare l’esclusione e tentare di mantenersi entro i limiti della legalità.

Come risponde la comunità? 

Attualmente, la comunità zingara di Avezzano, residente e stanziale, conta 300 individui. Pur registrando l’assegnazione di alloggi popolari per l’eliminazione dei disagi del baraccamento e della promiscuità, si è evidenziata una ghettizzazione della comunità stessa, dato il rifiuto dei coinquilini gaggè (non zingari) che hanno abbandonato, prima o dopo, le proprie abitazioni. Negli ultimi dieci anni si registra un incremento della frequenza scolastica obbligatoria dei ragazzi, anche se rimane il disagio dovuto alla mancanza di accoglienza da parte dei compagni e, purtroppo, talora anche da parte degli insegnanti. A questo si aggiungano le naturali difficoltà dei ragazzi rom dovute al loro bilinguismo: essi, infatti, in età prescolare e sempre in famiglia, parlano la loro lingua “romanì cib”, che, derivante dal sanscrito, è affine alle lingue indiane moderne, e non a un gergo furbesco da loro inventato, come spesso si crede ancora. Piaga della comunità resta l’accesso al lavoro: la mancata qualificazione, e soprattutto la diffidenza e il rifiuto tengono lontani i giovani rom dal lavoro e spesso dalla legalità.

La storia e l’esperienza dei pochi volontari Caritas fanno toccare con mano che le comunità ospitanti non sanno o non vogliono accogliere il popolo più mite del mondo: in particolare in Italia, dove da più di cinque secoli sono arrivati senz'armi, senza pretese, senza programmare conquiste, né moschee, né scuole proprie. Anzi, nonostante la proclamazione dei diritti umani, la Comunità continua a essere misconosciuta e rifiutata con conseguente integrazione “dal basso” e assimilazione. Negli ultimi anni è stata costituita la cooperativa “Laccio Drom – Buona Strada” che dà lavoro a sette famiglie rom.  

 

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Gli zingari in Italia

Gli zingari in Italia, come nel resto del mondo, rappresentano una comunità eterogenea, dalle mille sfumature e dalle mille espressioni. Mille sono anche gli anni della storia degli zingari divisi essenzialmente in tre gruppi principali: rom, sinti e kalé (gitani della penisola iberica). A questi gruppi principali si ricollegano tanti gruppi e sottogruppi, affini e diversificati, ognuno con proprie peculiarità. Essi hanno un’origine comune, l’India del nord e una lingua comune, il romanès o romani diviso in svariati dialetti. L’opinione pubblica, che dei rom e sinti conosce poco o niente, tende a massificare e a confondere i diversi gruppi zingari, e soprattutto a condannare e a emarginare senza capire. La popolazione zingara in Italia rappresenta lo 0,16% circa dell’intera popolazione nazionale essendo stimati in un numero di persone compreso fra le 80.000 e le 110.000 unità. Sono presenti solo sinti e rom con i loro sottogruppi. I sinti sono soprattutto insediati nel nord Italia e i rom nell’Italia centro-meridionale. Essi rappresentano gli zingari di antico insediamento a cui vanno aggiunti vari gruppi zingari di recente e di recentissima immigrazione. Circa 1’80% degli zingari che vivono nel nostro Paese hanno la cittadinanza italiana, il 20% circa e rappresentato da zingari extracomunitari, soprattutto provenienti dai territori della ex-Jugoslavia.

@Santino Spinelli, http://digilander.libero.it/vocidalsilenzio/ilmondodeirom.htm

 

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Il mondo dei rom

In Italia, circa il 75% dei rom è di religione cattolica, il 20% di religione musulmana e il 5% raggruppa: ortodossi, testimoni di Geova e pentecostali.


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