Qualifica Autore: Presidente Centro studi difesa civile

I soldati italiani fucilati nella Grande guerra: riabilitati o perdonati?

Giorgio Giannini

 

Nella Prima guerra mondiale i tribunali militari hanno inflitto circa mille condanne a morte, delle quali ne sono state eseguite 729. Inoltre, secondo l’indagine effettuata dal gen. Tommasi nell'agosto 1919, almeno altri 150 militari sono stati vittime di esecuzioni sommarie per aver commesso atti di disobbedienza collettiva o di ribellione (come l’ammutinamento), perché non volevano più essere mandati all'assalto come “carne da cannone”.

Al riguardo, molti soldati sono stati “giustiziati” dai propri superiori, in base all'art. 40 del Codice penale militare dell’esercito del 1869, in caso di sbandamento durante l’attacco oppure sono stati uccisi durante i combattimenti dal “fuoco amico”, ad esempio dai carabinieri appostati nelle trincee per spingere i soldati ad andare all'assalto e per impedire che tornassero indietro senza l’ordine di ripiegamento, oppure dai commilitoni ai quali era ordinato di sparare sui soldati rimasti nella “terra di nessuno”, dopo l’attacco, che cercavano di arrendersi agli austriaci.

Molti altri soldati, inoltre, sono stati sommariamente “passati per le armi”, mediante la decimazione, cioè la fucilazione di un soldato ogni dieci componenti il reparto, scelto mediante la “conta” dei militari schierati oppure mediante l’estrazione a sorte del nome. L’Italia è stato l’unico paese belligerante occidentale ad adottare questo provvedimento, al quale i comandanti ricorrevano spesso per ristabilire la disciplina.

All'estero

Da una ventina di anni si è avviato in alcuni paesi, soprattutto in quelli di cultura anglosassone, la discussione per la riabilitazione dei soldati fucilati al fronte per aver compiuto atti di disobbedienza o di diserzione.

Il primo paese che ha affrontato il problema della riabilitazione dei soldati condannati a morte come disertori è stata la Francia, dove nel 2012 è stata approvata una legge che obbliga i Comuni a inserire i nomi dei soldati fucilati nelle lapidi e nei monumenti commemorativi. Inoltre, il 6 novembre 2014 è stato inaugurato un monumento ai fucilati all’Hotel national des invalides a Parigi.

Nel 2000 in Nuova Zelanda è stata promulgata una legge con la quale ai soldati fucilati è stato chiesto “perdono” (Pardon for soldiers of the great war Act). Nel 2001 il governo del Canada ha formulato una “espressione di rammarico” per le condanne a morte decise dai tribunali e dai comandi militari restituendo “l’onore militare” ai soldati fucilati.

Sempre nel 2001 in Inghilterra, a Alrewas, nello Straffordshire, è stato inaugurato lo Shot at Dawn Memorial, un monumento ai soldati fucilati. Inoltre, nel 2006 è stato approvato l’Armed Forces Act con il quale i soldati fucilati per diserzione sono riconosciuti “caduti in guerra”, riabilitandoli di fronte all’opinione pubblica.

In Italia

Nel 2014 anche in Italia sono state prese iniziative per la riabilitazione dei soldati condannati a morte e fucilati, che sono stati “dimenticati” perché non figurano nell’Albo d’oro dei caduti della Prima guerra mondiale, tenuto dal commissariato Onorcaduti del ministero della Difesa.

In particolare, il Comune di Santa Maria La Longa (Udine) nel marzo 2014 ha apposto una lapide commemorativa della fucilazione dei 28 soldati della brigata Catanzaro che il 15 luglio 1917, mentre si trovavano in questa località per un periodo di riposo dal fronte, si ammutinarono perché non volevano ritornare in prima linea, sul monte Hermada, dove molti loro commilitoni erano morti in seguito ai continui e inutili combattimenti con gli austriaci.

Inoltre, il 4 novembre 2014 è stato lanciato un appello al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio, sottoscritto da centinaia di docenti di università e scuole e da rappresentanti di associazioni culturali, per chiedere la riabilitazione dei soldati condannati a morte dai tribunali militari e fucilati per i reati di diserzione e insubordinazione, chiedendo che fossero considerati “caduti per la Patria”.

Una legge ad hoc

Nella scorsa legislatura sono state presentate alla Camera due proposte di legge. La commissione difesa ha redatto un testo unificato che è stato approvato dall'assemblea all'unanimità il 21 maggio 2015 (tre giorni prima della ricorrenza del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia) col titolo “Disposizioni concernenti i militari italiani ai quali è stata irrogata la pena capitale durante la Prima guerra mondiale”.

In base all'articolo 1 della legge, il Procuratore generale militare presso la Corte militare d’appello (con sede a Roma e con competenza su tutto il territorio nazionale) presenta la richiesta di riabilitazione al tribunale militare di sorveglianza competente (in base al luogo di residenza dei militari condannati a morte), che la dichiara “a seguito di autonoma valutazione”.

La riabilitazione è prevista per la diserzione, la disobbedienza collettiva (l’ammutinamento) e lo sbandamento durante il combattimento. È invece esclusa per i reati comuni di omicidio, saccheggio, violenza sessuale e spionaggio. Estingue le “pene accessorie”, sia civili che militari, come la degradazione, cioè la perdita del grado militare ricoperto.

L’articolo 2 prevede che i nomi dei soldati vittime delle esecuzioni sommarie o delle decimazioni siano inseriti, “su istanza di parte” (un familiare del militare o il Comune di nascita) “nell'albo d’oro del commissariato generale per le onoranze ai caduti” e nel contempo “è data comunicazione al Comune di nascita del militare per la pubblicazione nell'albo comunale”.

Inoltre, “in un’ala del Complesso del Vittoriano” a Roma è posta una “targa in bronzo” con la quale “la Repubblica manifesta la volontà di chiedere il perdono dei militari caduti, che hanno conseguito la riabilitazione”. Il testo è scelto con un concorso indetto dal MIUR e riservato agli studenti delle scuole superiori e sarà anche esposto “con adeguata collocazione, in tutti i Sacrari militari”.

Inoltre, si dispone la “piena fruibilità” degli archivi delle forze armate e dell’arma dei carabinieri per fare piena luce sulle decimazioni ed esecuzioni sommarie.

Dalla Camera al Senato

La commissione difesa del Senato ha iniziato l’esame della legge il 18 maggio 2016, un anno dopo l’approvazione da parte della Camera. Ha stravolto, anche in seguito all'audizione di alcuni “esperti”, il testo approvato dalla Camera, adottando a maggioranza un articolo di quattro commi.

In particolare, il primo comma dispone che “la Repubblica riconosce il sacrificio degli appartenenti alle Forze Armate che… vennero fucilati senza che fosse accertata a loro carico, a seguito di regolare processo, un’effettiva responsabilità penale” “promuove ogni iniziativa volta al recupero della memoria di tali caduti”. Scompare, dunque, la riabilitazione prevista dal testo approvato dalla Camera.

La norma più sorprendente è però quella del quarto comma, nel quale si prevede che nel Vittoriano a Roma venga affissa la seguente iscrizione: “Nella ricorrenza del centenario della Grande guerra e nel ricordo perenne del sacrificio di un intero popolo, l’Italia onora la memoria dei propri figli in armi fucilati senza le garanzie di un giusto processo. A chi pagò con la vita il cruento rigore della giustizia militare del tempo, (l’Italia) offre il proprio commosso perdono”.

Dunque, mentre per i deputati “la Repubblica manifesta la volontà di chiedere il perdono dei militari caduti che hanno conseguito la riabilitazione”, per i senatori l’Italia non “chiede” il “perdono dei caduti”, ma lo “offre” ad essi, come se i fucilati fossero i carnefici e non le vittime!

Forse è un bene che l’iter di questa legge si sia fermato a dicembre 2016 e che non sia stato più ripreso. I caduti italiani attendono ancora.