Organizzazioni internazionali
Qualifica Autore: Ambasciatore, già Ambasciatore a Damasco e Rappresentante permanente presso l’Onu a Ginevra

Cosa è la diplomazia? Quale ruolo ricopre oggi, in epoca di grande trasformazione e fluidità comunicativa anche tra Stati e leader politici?

 

Viviamo in un Paese che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e che promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte ad assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni. Così recita l’art.11 della nostra Costituzione, un testo mirabile che, non a caso, scaturisce dall'immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale.

La grande intuizione dei nostri padri fu di collocare la difesa degli interessi nazionali all’interno di una relazione armoniosa con il resto del mondo, respingendo tentazioni di supremazia, prevaricazione, contrapposizione con altri popoli. E per contro privilegiando il dialogo, a partire dal contesto delle istituzioni internazionali, politiche ed economiche, che andavano prendendo forma attorno alla Carta dell’ONU e ai suoi valori fondanti. A questi valori si ispira la diplomazia della Repubblica italiana. 

La diplomazia è un metodo che si pone agli antipodi della guerra, uno strumento al servizio della pace che interpreta le diversità del mondo, ricerca le convergenze, compone i contrasti, coniugando l’interesse nazionale con l’obiettivo fondamentale della collaborazione tra gli Stati. Un metodo che richiede al contempo flessibilità e fermezza. Dove c’è diplomazia efficace, non c’è contrapposizione, né guerra. In concreto, ne riassumerei così i caratteri salienti: anzitutto saper ascoltare, tanto più importante oggi in un mondo che parla molto e ascolta poco; poi, saper illustrare compiutamente all’interlocutore la tua posizione con argomenti articolati, e farlo con assiduità e pazienza; infine, saper reperire il terreno comune ove sia possibile raggiungere un’intesa. 

Il terreno comune esiste sempre, anche nelle crisi più acute, solo che ci si impegni davvero a ricercarlo. In questo, occorre la professionalità, l’esperienza di chi ha imparato a interloquire con il diverso, a operare in contesti lontani, estranei, a usare le parole con appropriatezza sapendo che possono rivelarsi dei macigni, a rispettare identità e motivazioni altrui, senza mai perdere di vista la difesa e la promozione delle proprie.  

Cosa è oggi?

Molti si chiedono se oggi la diplomazia sia ancora uno strumento attuale, considerando la velocità e la frequenza delle comunicazioni, oltre che il proliferare di incontri diretti tra responsabili politici. Non vi è dubbio che le condizioni in cui si svolge il lavoro diplomatico siano oggi profondamente cambiate. Ma il bisogno di diplomazia è cresciuto all’ennesima potenza. Più che mai, in un mondo globalizzato, gli interessi nazionali sono sempre più articolati e multi-vettoriali. Le relazioni internazionali investono una vastissima gamma di settori, dall’economia alla finanza, dall’ambiente alla salute, dai commerci alla cooperazione allo sviluppo, solo per citarne alcuni. L’equilibrio statico dell’ordine bipolare del secolo scorso è divenuto un equilibrio dinamico e multipolare nel quale è sempre più difficile orientarsi. È aumentata la complessità del mondo. La globalizzazione e le nuove tecnologie hanno avviato un ri-bilanciamento dei poteri mondiali rispetto a uno scenario a lungo governato dall’Occidente. Sono comparsi nuovi protagonisti, con vistose diversità culturali ed esperienze storiche, e accentuate assertività. Il tema dell’identità culturale è emerso in tutta evidenza, determinando conflittualità talvolta violente di fronte alle quali l’Occidente, e la stessa Europa, si sono mostrati impreparati. 

Al contempo, le diseguaglianze economiche e sociali stanno allargandosi, entro e fuori i nostri Paesi, con impatto devastante. Disoccupazione e migrazioni sono diventati i fattori distintivi del nostro tempo. Di conseguenza, le istituzioni multilaterali cui l’Italia del dopo-guerra e successivi decenni ha affidato la propria prosperità e sicurezza, mostrano inquietanti crepe. Gli Stati Uniti di Trump hanno smesso di ergersi a ‘guardiani’ del mondo e hanno piuttosto ripiegato su una visione egocentrica. L’Europa, alle prese con crescenti divaricazioni, fatica a proiettare una politica esterna comune. Un nuovo ordine internazionale avanza, ma non ne conosciamo ancora i contorni. 

Quali risposte?

Come risponde la diplomazia? Quale il suo compito nel mondo di oggi? Da tempo, la diplomazia è uscita dalle stanze segrete delle cancellerie, e scruta il mondo sapendo di essere osservata da parlamenti, opinioni pubbliche nazionali e straniere, società civile, gruppi d’interesse, che anche da essa si attendono un contributo di idee e azioni innovative. Oggi, il compito della diplomazia italiana è contribuire a costruire i nuovi equilibri europei e mondiali, mantenendo salda la missione dettata dalla Costituzione, conciliare interessi nazionali e obiettivi di pace. Certo, gli interessi dell’Italia rimangono quelli storicamente determinati dalla sua collocazione internazionale intorno ai pilastri del partenariato transatlantico e del processo di integrazione europea e, al contempo, dalla sua collocazione al centro del Mediterraneo. Ma ciò che nel passato era pressoché scontato, oggi è in pieno movimento, non basta più ingranare la marcia e tirare dritto. Occorre contribuire a gestire l’evoluzione in atto, evitando di tradire i nostri stessi valori, democrazia liberale, solidarietà, rispetto dei diritti umani, confronto costruttivo con le culture ‘altre’, rifuggendo da tentazioni di esclusivismo e rimanendo disponibili al dialogo. Che si tratti del travaglio che percorre le società della sponda sud del Mediterraneo, delle crisi acute che si sono sviluppate intorno a noi, o delle divergenze, talvolta clamorose, all’interno della famiglia europea, o delle storture del protezionismo nei commerci internazionali, e di un’economia che poggia su pochi grandi monopoli, o del tema del disarmo nucleare o, non ultimo, dell’esodo massiccio di intere popolazioni alla ricerca di migliori condizioni di vita. 

Si tratta di problemi epocali, che richiedono una diplomazia professionale di qualità, ma anche un impegno corale di tutte le istanze istituzionali e sociali del Paese, e un’armonizzazione di tutti gli interessi nazionali in causa da tradurre nella nostra proiezione esterna. La sfida per la diplomazia italiana, ma non solo, è comprendere a fondo questi fenomeni e le loro cause, e non cedere alla tentazione di una gestione di breve respiro che lasci irrisolti i problemi di fondo e tradisca i principi sui quali in questi decenni abbiamo costruito il successo nazionale e internazionale del nostro Paese.


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