Primo Piano Libri

Un libro sulle mafie, sull’antimafia, sulle resistenze dal basso. Storie di giovani creativi, di esperienze nuove e di parole. Tutte al plurale.

 

Il titolo del libro, scritto a due mani da Gianni Bianco, vicecaporedattore della cronaca del Tg3 nazionale, e da Giuseppe Gatti, sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione Antimafia di Bari, ci fa subito scoprire il senso del testo. Alle mafie diciamo NO, ma non da soli e quindi tutti NOi insieme possiamo costruire l’alternativa possibile: un’azione non solo di opposizione, ma anche e soprattutto propositiva. Inoltre, il noi non fa sentire soli coloro che si vogliono ribellare alle mafie, perché la solitudine è paura, debolezza, isolamento, mentre il noi è coraggio, forza, contaminazione.

Queste caratteristiche le ritroviamo nelle storie accadute in varie parti d’Italia, da nord a sud, e dove nel gioco di squadra tanti cittadini comuni hanno trovato la forza di ribellarsi ai boss. Il libro ha una forte valenza pedagogica perché è rivolto ai ragazzi/e, agli studenti con un linguaggio semplice e, allo stesso tempo, profondo attraverso l’esperienza diretta e le storie delle persone. Nel quarto capitolo “La legalità del Noi 2.0” alla domanda di chi chiede “noi cosa possiamo fare contro le mafie” viene data una risposta indiretta attraverso la spiegazione del senso di due verbi contrapposti prendere/ dare, delegare/ partecipare, escludere/ accogliere, distruggere/ proteggere, scommette/ condividere, tacere/ parlare, corrompere/ denunciare, ignorare/ studiare, disprezzare/ rispettare: proprio in quest’ultima coppia di verbi si parla del bullismo come fenomeno che ha lo stesso meccanismo della mafia. 

Le vittime dei bulli vengono attaccate e fiaccate con lo stesso stile dei mafiosi nei confronti di commercianti e imprenditori che non vogliono sottostare al pizzo. In entrambi i casi si fa riferimento a un gruppo più ampio che può esercitare la violenza attraverso la logica del tutti contro uno, che mette all’angolo sia l’estorto che il ragazzo/a messo alla gogna dai suoi coetanei. Bello è stato l’esempio del liceo Galilei-Costa di Lecce dove è nato “Mabasta” il movimento anti-bullismo animato da studenti adolescenti che vuol dare una mano alle vittime ma anche una chance ai bulli, perché, come scrivono nel loro sito “secondo noi sono proprio loro che hanno più bisogno di aiuto”.

Il libro, poi, si snoda tramite domande e risposte dei due autori soprattutto con riferimento all’esperienza di Giuseppe Gatti in Puglia e, in particolare, nel barese e nel foggiano, con racconti e considerazioni poco noti perché questi argomenti non fanno audience. C’è da rimanere veramente confortati dal fatto che donne, uomini e ragazzi/e coraggiosi, semplici, si siano ribellati alle logiche della mafia e, nell’ultimo capitolo del libro, sono raccolte le storie di queste persone. 

Storie raccontate da cui può nascere una nuova cultura diffusa di rispetto delle regole comuni e delle persone: dal calcio usato come mezzo per far apprendere le regole civili delle relazioni, come fa don Franco Lanzolla, parroco della cattedrale di Bari, al rapper Rocco Hunt (Rocco Pagliarulo) che nel 2014 vince il Sanremo giovani con la canzone Nu juorno buono, che parla proprio della sua terra, “la terra del sole e non la terra dei fuochi” come dice nel suo testo. Il libro termina con una postfazione di don Luigi Ciotti, che ha dato vita a un movimento di memoria storica, di analisi attenta e globale sul fenomeno mafia e di impegno nei territori per contrastare l’illegalità e creare alternative. 

Voglio terminare con le parole della giovanissima Rita Atria: “Prima di combattere la mafia, devi farti un esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia attorno a te. La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci”. 


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