Dal 25 aprile 1945 a noi. Fascismo e antifascismo ieri e oggi. Le ragioni di un programma per il futuro.

 

Questo 25 aprile cade in una situazione resa difficile a causa dell'epidemia di Coronavirus che ormai dura da più di un anno. Una vicenda, quella in corso, su cui dobbiamo necessariamente riflettere, che ha inciso, e continuerà a incidere, in profondità nella vita sociale.

Pandemia, razzismo e ineguaglianze sociali

In questo arco di tempo abbiamo potuto verificare la vulnerabilità delle società moderne con la messa a dura prova di ogni relazione sociale, ma soprattutto l'accentuarsi rapido e inesorabile di tutte le ineguaglianze interne a ogni paese. Se è vero, infatti, che i microbi non guardano alle classi sociali, è altrettanto vero che a rimetterci sono quelle più fragili, prive di diritti e coperture sanitarie, indifese, povere o appartenenti a minoranze etniche. Alcune immagini, come quelle di un anno fa, relative ai seppellimenti anonimi in una fossa comune a New York, sull'isola di Hart, di coloro che non potevano permettersi un funerale, ci dice, più di ogni altro documento, dello stato di ingiustizia in una società simbolo e modello dell'Occidente.

In questo contesto, gruppi organizzati hanno, dal canto loro, tentato di sfruttare l'epidemia per alimentare xenofobia e razzismo. Altri hanno diffuso fantasie paranoiche inventando complotti. Un fatto non nuovo. Ogni contagio di massa ha sempre portato con sé teorie cospirazioniste incentrate sulla ricerca del "colpevole", degli "untori" o degli "avvelenatori di pozzi". E ciò che è successo in passato tende a ritornare, favorito dall'ostilità che cova in ampie parti dell'Europa verso gli "stranieri", musulmani o immigrati che siano, ma anche verso i "diversi", dagli omosessuali alle persone Lgbt.

Sovranismi e nazionalismi

Vi sono state forti spinte da parte della composita filiera sovranista a livello internazionale a cogliere l'occasione della pandemia per fiaccare il sistema democratico. Si pensi ad alcuni grandi paesi dove si sono installati al governo leader nazionalisti, in Russia, in India, in Brasile, ma anche agli Stati Uniti che solo da poco si sono liberati, con passaggi anche drammatici, della presidenza di Donald Trump. Più vicino a noi, si guardi all'Ungheria, dominata da un regime parafascista nel cuore dell'Europa, e alle derive nazionaliste di movimenti tesi ad alzare barriere ai propri confini, dal Rasseblement national di Marie Le Pen alla Lega di Matteo Salvini. Questa pandemia, sostengono gli economisti più attenti, porterà nel tempo a effetti devastanti nei paesi periferici, alcuni sempre più instabili e in preda a guerre civili, già all'origine di consistenti processi migratori.

Senza memoria

Il contesto italiano è quello di un paese che non è stato mai in grado di fare i conti con la propria storia nel secondo dopoguerra, pagandone ora le conseguenze. L'Italia, non a caso, registra da sempre la forte presenza politica di destre prive di qualsivoglia cultura democratica e di sostanziali discriminanti antifasciste e antirazziste. Non va nemmeno dimenticato come più volte queste stesse destre nel nostro paese siano state protagoniste di veri e propri progetti eversivi.

Oggi è la Lega la principale componente di quest'area, il più vecchio partito della cosiddetta seconda Repubblica. Una forza non solo xenofoba e razzista, ma reazionaria, bigotta e oscurantista che punta apertamente a una regressione nel campo dei diritti civili.

Dal canto suo l'estrema destra neofascista, nelle sue diverse articolazioni, da Casa Pound a Forza nuova, sta cercando di candidarsi a rappresentare sia pezzi di società abbandonati dai partiti democratici, sia quote ampie delle generazioni attuali. I terreni su cui si muove sono quelli delle tematiche sociali come quelli più vicini all'interesse giovanile. I luoghi di intervento sono le periferie dove è più profonda la crisi delle sinistre, la scuola e le università. I linguaggi usati sono moderni e gli strumenti di penetrazione vanno dal web alla musica, sempre più utilizzata allo scopo di colonizzare una parte della gioventù.

Nei rapporti del Censis degli ultimi anni si sono evidenziati dati allarmanti circa l'ostilità degli italiani nei confronti dei migranti e delle possibilità di integrazione. Dati che confermano come l'Italia stia vivendo un passaggio delicato, forse epocale della propria storia. Sono in corso trasformazioni profonde che attengono al sentire comune. Assistiamo a uno smottamento della coscienza civile e democratica segnato dalla crisi delle culture della solidarietà e dell'uguaglianza. Una sorta di marcia a ritroso dove conquistano sempre più consensi coloro che attaccano i valori fondanti delle istituzioni democratiche nate dalla Resistenza. In uno degli ultimi rapporti del Censis risultava inquietante il fatto che almeno il 48% degli italiani era tentato dall'affidarsi a un "uomo forte".

In questo quadro registriamo l'ascesa sistematica dei reati d'odio, legati a razzismo, identità di genere e disabilità. In crescita anche le aggressioni fisiche, con i picchi più alti nelle grandi città: Milano, Roma, Bologna, Firenze, Torino.

Uno dei momenti di svolta è stato certamente rappresentato dai fatti di Macerata del 3 febbraio 2018, quando un razzista ha cercato di fare una strage di uomini e donne di colore. In un sondaggio l'11% della popolazione locale dichiarò che sparare a persone di pelle nera era qualcosa che "molti altri vorrebbero fare".

Accanto a questa ascesa spaventa oltremodo la riemersione di culture antidemocratiche e autoritarie, tra loro il nazionalismo, ribattezzato come "sovranismo" che punta in tutte le sue versioni allo scontro tra poveri italiani e immigrati, mentre si intensificano gli episodi di apologia del fascismo anche attraverso la produzione e la vendita di oggettistica nazifascista.

Tutto ciò a quasi 83 anni dal varo delle leggi razziali in Italia, in un connubio tra qualunquismo, indifferenza, xenofobia e revanscismo fascista.

Le analogie

È in corso una discussione in Italia e in Europa sulle possibili analogie con gli anni Venti e Trenta. La questione non è certo il pericolo del ritorno alle forme dittatoriali del fascismo e del nazismo che abbiamo conosciuto. Non è questo il cuore del problema. Le analogie riguardano:

  • l'avanzare di una crisi non solo economica, ma sociale, politica e istituzionale;
  • il ritorno certamente in Europa dell'ossessione identitaria con il rifiuto della mescolanza;
  • l'avvenuto impoverimento come allora delle classi medie;
  • l'accumularsi di rabbia e frustrazione in ampi settori sociali.

Gli antifascisti

A maggior ragione, alla luce di tutto quanto detto, l'impegno degli antifascisti sta divenendo più che mai necessario e la data del 25 aprile particolarmente importante, ancora una volta. Dobbiamo ricordare i caduti della Resistenza, i caduti per la libertà, proprio per rilanciare i motivi ideali e le ragioni che animarono la Resistenza e la nascita della nostra Costituzione, i cui principi di fondo sui diritti fondamentali di ogni cittadino, al lavoro, allo studio, alla salute, all'uguaglianza, alla pace, sono quanto mai attuale. Un programma di lotta per il futuro.