Qualifica Autore: Ricercatore CNR, Consigliere nazionale Pax Christi Italia

La situazione attuale degli armamenti nucleari in Italia e non solo. Le minacce, gli equilibri, i trattati e le alleanze. Sino al TPAN a cui in tanti non hanno aderito.

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All'indomani dell'entrata in vigore del Trattato per il bando delle armi nucleari riteniamo opportuno fare il punto sulla situazione.

Il Trattato, noto con l'acronimo TPAN, è stato approvato all'Onu nel luglio del 2017 ed è entrato in vigore lo scorso 22 dicembre dopo che 50 Stati hanno ratificato la firma nei rispettivi parlamenti. L'accordo non è stato firmato da nessuna delle potenze nucleari, gli Stati cioè che hanno la capacità di realizzare armi nucleari. Non è stato neppure firmato dagli Stati che aderiscono al Patto atlantico, la Nato. In Europa, soltanto Austria e Irlanda lo hanno prima firmato e poi ratificato, insieme a Vaticano e San Marino. Facciamo un passo indietro nella storia recente. Nel 1985, con la salita al potere in Urss di Mikhail Gorbachev, parve giungere una svolta epocale. Infatti lo statista, che compie 90 anni in questi giorni, propose al presidente statunitense, Ronald Reagan, di lavorare insieme al fine di far scomparire questo tipo di armi entro il 2000.

Nel lasso di tempo che passò fino alle sue dimissioni nel dicembre del 1991, alcuni importanti accordi furono effettivamente firmati. I missili a lunga gittata vennero fortemente ridotti. In particolare, il Trattato denominato INF nel 1987 portò a un sostanziale disarmo dell'Europa. I missili Cruise, che in Italia erano di stanza a Comiso, vennero riportati negli Usa. L'Europa però non rimase del tutto sguarnita. Oltre a Francia e UK, quattro Stati europei hanno continuato a detenere circa 140 bombe nucleari a caduta libera, B61. Gli Stati erano l'Italia, il Belgio, i Paesi Bassi e la Germania. Il motivo ufficiale fornito era legato alla minaccia rappresentata dai cosiddetti Stati canaglia. Essi erano considerati ancora più pericolosi della ex Urss in quanto ritenuti privi di scrupoli.

La presenza di questi ordigni aveva già creato dei problemi sin dalla entrata in vigore del Trattato di Non Proliferazione (TNP) firmato da tutti gli Stati citati. La formula usata per eludere l'inadempienza era nota con il nome di 'nuclear sharing'. Con essa si sosteneva che gli Stati non erano altro che custodi di armi come un temporaneo 'parcheggio'.

La Nato aprì le proprie riunioni alla partecipazione di Urss e altri paesi del Patto di Varsavia. Queste due entità si sciolsero nel 1991 senza che tale partecipazione terminasse. Con l'uscita di scena di Gorbachev e la 'nascita' della Russia sotto Eltsin, la Nato non si sciolse ma ridefinì il proprio statuto. Dopo questo passaggio, si allargò fino a includere ex Stati sovietici e del Patto di Varsavia. Essa si trova perciò a confinare direttamente con la Russia. Altri Stati, come Ucraina e Georgia, sono anche essi entrati nell'orbita di influenza della Nato e hanno già richiesto di entrare nel Patto atlantico.

Scudo difensivo

Nel 2002, sotto la presidenza Bush, gli Usa hanno anche iniziato la costruzione di un cosiddetto 'scudo difensivo' nei paesi europei della Nato confinanti con la Russia. Nel 2007, Vladimir Putin, eletto presidente russo nel 2000, ha dichiarato che ciò rappresentava di fatto un atto di aggressione. Mentre la Russia continuava ad essere formalmente invitata a partecipare alle riunioni della Nato, l'avvento di Putin ha progressivamente rialzato il livello del conflitto con gli Usa. Nonostante questo, nel 2010 un nuovo Trattato è stato siglato da Putin e Barak Obama, lo START II, che sembrò riaffermare il desiderio di entrambe le parti di ridurre gli armamenti nucleari.

Nel 2010, Obama ha però rilanciato il piano di realizzazione dello scudo difensivo, denominato Aegis. In seguito sono state realizzate basi sulla terra ferma in Bulgaria, Romania e Polonia. Queste basi sono state dotate di nuove tecnologie di lancio complementari. In particolare, i lanciatori SM-3 prodotti dalla Lockheed Martin sono abilitati a un uso duale, possono infatti lanciare sia missili da contraerea che ordigni di attacco nucleari. Questo ha generato ulteriori problemi di fiducia con la Russia, anche se l'amministrazione Usa ha precisato che lo scudo è indirizzato all'Iran.

Un esteso programma di riarmo nucleare è stato poi lanciato da Obama nel 2014. Il piano prevede investimenti per circa mille miliardi di dollari in 20 anni. La Russia ha conseguentemente deciso di lanciare nuovi programmi di riarmo. Gli Usa e la Nato, tramite i media occidentali, danno una propria lettura della situazione. Si dichiarano infatti costretti al riarmo a causa della politica aggressiva della Russia nei confronti dei paesi dell'Europa ad essa limitrofi. I dati reali storici indicano che questa lettura è quantomeno dubbia.

A rendere il quadro più chiaro aiuta ricordare che, nell'ultimo decennio, numerose sono state le esercitazioni che la Nato ha condotto in Europa. Ufficialmente si è sostenuto che le esercitazioni sono per la difesa del fronte orientale dalle minacce russe. È piuttosto evidente che esse possono però essere vissute come una minaccia dalla controparte. Sin dal 2010 si è visto il dispiegamento di molti mezzi armati, potenzialmente nucleari, ai confini russi. Le esercitazioni hanno visto la partecipazione anche di Stati come l'Ucraina e la Georgia, tradizionalmente considerate dalla Russia come 'il giardino di casa'.

Obama ha anche accusato la Russia di non rispettare il Trattato INF. Il motivo dichiarato è che la gittata di nuovi vettori russi sono ritenuti avere una portata superiore al limite imposto di 400 km. Non esistono prove che questo fosse vero. Trump ha seguito il predecessore su questa linea abbandonando il Trattato INF nel 2019, poi seguito a ruota da Putin. La conseguenza principale è che adesso si apre la strada al ritorno di nuovi missili a media gittata in Europa, e  in particolare in Italia. E la Russia non starà certamente a guardare inerte il corso degli eventi.

Il programma di riarmo lanciato da Obama prevedeva anche l'ammodernamento delle bombe attualmente presenti nei paesi europei della Nato, le B61. Il nuovo modello, B61 serie 12, è stato dotato di un sistema di propulsione che gli permette di viaggiare controllato da remoto per circa 100 km dal punto in cui la bomba è stata sganciata. Il sistema è ottimizzato per essere trasportato e guidato dai nuovi caccia F35 di cui l'Italia si è già dotata.

Le nuove bombe sono anche corazzate per penetrare il terreno. Il loro dispiego in Europa è previsto nel 2022. Come documentato da foto satellitari, pubblicate dalla Federazione degli Scienziati Americani, a Ghedi e Aviano sono già stati realizzati i locali che le ospiteranno insieme agli hangar per gli F35. L'addestramento di piloti italiani è iniziato da diversi anni.

La reazione degli Stati europei coinvolti nel nuclear sharing è stata sostanzialmente nulla, soprattutto per quanto riguarda l'informazione. In paesi come Italia, Paesi Bassi e Belgio le proteste della società civile sono state flebili mentre la politica ha sostanzialmente avallato il piano. I cittadini comuni sono disinformati e attualmente più preoccupati dalla pandemia. In Germania la situazione è più vivace. Ad esempio, c'è stata la presa di posizione di alcuni partiti presenti nella coalizione governativa. Essi chiedono sia il ritiro delle armi nucleari che la fine del nuclear sharing. Il ritiro dei militari statunitensi proclamato da Trump è stato però già bloccato dal nuovo presidente Joe Biden.

Nel resto del mondo, Israele continua ad essere potenza nucleare senza alcuna possibilità che sottoscriva il TPNW. Lo stesso discorso è valido per la Corea del Nord, che comunque ha un numero molto inferiore di ordigni. L'Iran, che non è ancora potenza nucleare, è soggetto a sanzioni  in attesa che Biden sigli un nuovo accordo. Francia e UK non hanno fatto dichiarazioni incoraggianti negli ultimi anni. La rinuncia alle armi nucleari non è assolutamente messa in discussione ma neppure dibattuta se non in circoli ristretti.

Infine, il programma nucleare cinese procede nel silenzio più assoluto. Il confronto con gli Usa avviene soprattutto nell'area del Pacifico, nel totale disinteresse dei media europei. È però prevista una escalation negli anni a venire, quando la Cina supererà gli Usa diventando il più ricco Stato mondiale, espandendo la sua sfera di influenza con la nuova 'via della seta'.

 

 

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Per approfondire

Federazione degli Scienziati Americani: https://fas.org/expert/hans-kristensen/

David Swanson: https://www.pressenza.com/it/author/david-swanson/

SIPRI: https://www.sipri.org/

LIMES: https://www.limesonline.com/

Manlio Dinucci: https://www.voltairenet.org/auteur124610.html?lang=it

Sergio Romano: https://www.corriere.it/firme/sergio-romano

https://www.affarinternazionali.it/2020/10/gli-usa-riattivano-unilateralmente-le-sanzioni-onu-sulliran/