Qualifica Autore: Presidente di MSF Italia

Nessuno può salvarsi da solo.

 

L'elemento principale da considerare quando si parla di Covid-19, e che non andrebbe mai dimenticato, è che si tratta di un virus nuovo, sconosciuto fino alla fine del 2019, di cui si stanno ancora scoprendo le caratteristiche.

Medici e infermieri si sono trovati a far fronte alla pandemia avendo a disposizione ben poche informazioni sul virus e sul quadro patologico che determina. All'inizio, ad esempio, non si avevano dati certi sulle vie di trasmissione, né sulle caratteristiche cliniche. Molte terapie sono state somministrate su basi empiriche, basate su esperienze di epidemie pregresse dovute ad altri virus come l'Ebola, in funzione di una limitata esperienza clinica, e in assenza di dati rigorosi provenienti da sperimentazioni cliniche formali che in generale richiedono tempi lunghi per dare risultati attendibili. Tempi che, all'inizio della pandemia, il personale sanitario non aveva. Era un po' come navigare a vista in un mare in tempesta.

Ma il mondo scientifico ha reagito rapidamente e con grande efficacia: in 18 mesi si sono fatti notevoli passi avanti nella conoscenza delle caratteristiche del Covid-19; sono stati messi a punto nuovi test diagnostici più duttili, che permettono di realizzare più facilmente lo screening a livello della comunità; e sono stati sviluppati vari vaccini. Dobbiamo comunque sempre ricordare che ancora non conosciamo tutto: i tempi della ricerca sono lunghi, siamo ancora nella fase iniziale della storia del nuovo virus. 

A livello globale, la situazione della pandemia all'inizio di maggio 2021 è caratterizzata da grandi differenze fra diversi paesi e regioni. Queste differenze sono legate, fra l'altro, alla disponibilità dei vaccini che, purtroppo, è gravemente sbilanciata nei confronti dei paesi ad alto reddito, con i paesi a basso reddito che restano i fanalini di coda.

Il vaccino

La vaccinazione ha sicuramente un impatto diretto sulla riduzione dei casi gravi, e quindi di decessi e ricoveri, e in parte anche sulla trasmissione come dimostrato da recenti studi. Purtroppo le campagne vaccinali in alcuni paesi europei vanno più a rilento rispetto ad altre nazioni che hanno avuto una disponibilità di vaccini più ampia, come il Regno Unito e Israele e che parallelamente hanno messo a punto strategie vaccinali diverse. All'8 marzo la copertura vaccinale (prima dose) di quest'ultimi due paesi risultava rispettivamente del 52% e del 62% della popolazione, mentre in Italia era del 27%. Ne è derivato un impatto positivo della vaccinazione su decessi e ricoveri: il Regno Unito è passato da una media settimanale di 1200 morti al giorno tra metà gennaio e metà febbraio, a meno di 100 morti al giorno dalla seconda metà di marzo (attualmente 10). Stiamo comunque effettuando un confronto fra paesi ricchi. Per la maggior parte dei paesi a risorse limitate, la copertura vaccinale anche dell'Italia è al momento completamente fuori portata.

Covid nel mondo

Mentre scriviamo le cronache sono concentrate sulle crisi gravissime di India e Brasile. Si parla molto poco di Africa, di America Latina, e di contesti con importanti crisi umanitarie come Yemen e Siria.

Molti paesi del continente sudamericano sono stati letteralmente stritolati tra le differenti varianti del virus (ricordiamo quella brasiliana che tanto spaventa l'Europa) e il negazionismo di alcuni leader politici. Il caso più emblematico e preoccupante è il Brasile. A più di 12 mesi dall'inizio dell'emergenza Covid-19, non esiste ancora una risposta pubblica efficace e coordinata all'epidemia. In aprile, i brasiliani rappresentavano l'11% della popolazione mondiale contagiata dal Covid-19 e il 26,27% dei decessi globali. Le misure di sanità pubblica sono un oggetto di contenzioso nel quale gli interessi politici prevalgono sulle indicazioni degli esperti e sull'imperativo di proteggere individui e comunità. Contagi e morti si moltiplicano anche a causa della disinformazione che circola nelle comunità sull'uso delle mascherine, sul distanziamento fisico e le limitazioni ai movimenti. L'idrossiclorochina e l'ivermectina, raccomandate da alcuni politici come panacea per il Covid-19, vengono prescritte sia come profilassi che trattamento, in assenza di dati scientifici. A peggiorare la situazione, in un paese che era stato capace nel 2009 di vaccinare 92 milioni di persone contro l'H1N1 (influenza suina) in soli tre mesi, la campagna di vaccinazione procede a rilento. Solo l'11% della popolazione ha ricevuto una dose di vaccino.

In India, le immagini dei corpi cremati per strada riportano alla memoria i camion che trasportavano le salme delle persone decedute di Covid-19 nella provincia di Bergamo, poco più di un anno fa. Le autorità hanno reagito con misure di lockdown nelle zone maggiormente colpite, ma il sistema sanitario è ormai in carenza di tutto, compreso ossigeno e medicinali. Anche qui, la campagna di vaccinazione va a rilento, non tutto il personale sanitario è stato vaccinato e le dosi disponibili sono insufficienti anche a coprire i soli gruppi a rischio. Medici Senza Frontiere ha imparato in occasione delle epidemie di Ebola in Africa che i "morti indiretti" del virus sono altrettanto numerosi dei morti "diretti". In India, moltissimi pazienti non hanno accesso alle strutture sanitarie per la diagnosi e cura di altre patologie. Molte strutture soccombono, schiacciate dal numero dei casi e dalla scarsità delle risorse. Vengono così messi a rischio i progressi degli anni precedenti, una dinamica riscontrata nei paesi africani: le campagne di vaccinazione contro il morbillo e molte altre attività preventive di salute pubblica subiscono rallentamenti e interruzioni. Ma nessun paese sarà al sicuro, finché il virus continuerà a esistere in altre parti del mondo. É quindi urgente passare da un approccio nazionalistico a un approccio di salute globale.

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