Qualifica Autore: Docente Università di Siena, Forum sulle Disuguaglianze e Diversità

Il capitalismo dei monopoli intellettuali: storia, passaggi, contraddizioni. Sono conciliabili democrazia e capitalismo?

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Al di là delle varietà nazionali di capitalismo esistite in diversi momenti della storia, il capitalismo si è caratterizzato per tratti e dinamiche molto differenti in diverse epoche. L'epoca che viviamo può essere utilmente vista come quella del capitalismo dei monopoli intellettuali.

Agli albori del capitalismo, durante la prima rivoluzione industriale, il fenomeno vide soprattutto la trasformazione di macchinari e di risorse naturali in capitale. Macchine e terreni poterono essere usati per aumentare la ricchezza dei proprietari sia generando un reddito sia rivendendoli dopo eventuali miglioramenti o in situazioni favorevoli del mercato. Questo richiese che alcuni individui avessero la piena libertà di usare questi beni, il diritto di escludere altri dal loro uso e il potere di rivenderli.

Tessile

Se suscitò pochi problemi il fatto che il macchinario prodotto dagli esseri umani potesse diventare parte integrante del capitale, per la terra le cose furono molto più controverse. Nelle società precapitalistiche sulla terra gravavano molteplici diritti. Il potere aristocratico era legittimato dalla protezione data ai servi della gleba contro razzie esterne e ne permetteva lo sfruttamento con lavori obbligatori. I servi avevano il diritto (e anche l'obbligo) di restare sulla terra e alcuni pezzi di questa erano di uso comune. In queste condizioni la terra non poteva essere parte del capitale e la sua privatizzazione fu oggetto di conflitti sociali e di forte malessere sociale. Vinse una ideologia secondo la quale i terreni comuni erano necessariamente mantenuti in modo inefficiente, come se non vi fossero delle regole con cui erano gestiti i beni comuni. Il capitalismo della prima rivoluzione industriale fu in ogni caso caratterizzato da una concentrazione in settori che richiedevano industrie di modeste dimensioni, come il tessile. Non a caso, fu caratterizzato da una esaltazione dei liberi mercati contrapposti alle corporazioni e alle servitù del sistema feudale.

Metallurgia e chimica

La seconda rivoluzione industriale si concentrò, invece, su ferrovie e materiali ferroviari (poi sulla industria automobilistica) e in generale sulla metallurgia e la chimica. Enormi complessi industriali emersero in Europa, Stati Uniti e Giappone e determinarono delle concentrazioni di potere economico tali che resero difficile non solo la conciliazione fra libero mercato e capitalismo, ma anche la compatibilità fra democrazia e capitalismo.

Due strade furono seguite per superare le contraddizioni emerse con la seconda rivoluzione industriale. La prima strada, prevalente negli Stati Uniti, consisteva in una dispersione dei poteri. La legislazione antitrust, partita già dallo Sherman act del 1890, veniva estesa con il Clayton Act del 1914 per limitare la possibilità di sistemi di partecipazioni incrociate. Oltre a leggi antitrust, i provvedimenti fiscali contro le piramidi limitarono la possibilità di controllare molto più capitale di quanto se ne possedesse. Si creavano così le condizioni per la crescita di enormi imprese ad azionariato disperso governate da estese gerarchie manageriali.

La seconda strada, prevalente in Europa, puntava invece su un bilanciamento dei poteri. Socialdemocrazia e sindacati offrivano un contrappeso al potere economico dei capitalisti e una strada diversa da quella americana per conciliare democrazia e capitalismo.

Comunicazione e informatica

Nella terza rivoluzione industriale, quella che stiamo vivendo, comunicazione e informatica hanno indotto cambiamenti radicali in tutti i settori produttivi e nella nostra stessa vita quotidiana. La diffusa programmazione e automatizzazione dei processi produttivi e la rapida trasmissione e condivisione delle informazioni sono stati da molti visti come i segnali più evidenti dell'avvento di una nuova società della conoscenza. Questa idea è stata rafforzata dalla scoperta che anche gli esseri viventi contengono dei programmi che possono essere analizzati dai computer e opportunamente modificati. Le vicende legate agli sviluppi dei vaccini durante la pandemia che viviamo costituiscono un esempio delle possibilità offerte da queste nuove tecnologie. Il Covid-19 è stato rapidamente sequenziato in Cina e la sequenza tradotta nel linguaggio del computer è stata diffusa in tutti i laboratori del mondo permettendo di elaborare degli RNA messaggeri che dessero istruzioni alle cellule umane di produrre un pezzo innocuo di proteina del virus contro cui poi il nostro organismo potesse produrre degli anticorpi.

Si poteva ben sperare che un'economia ad alta intensità di conoscenza potesse rilanciare il ruolo delle strutture di ricerca pubblica i cui risultati fossero messi a disposizione di tutti su mercati aperti e concorrenziali. Questo, per esempio, era successo per alcune straordinarie innovazioni (come il vaccino antipolio) che avevano cambiato la qualità della vita degli esseri umani. I due inventori dei vaccini antipolio Salk e Sabin si erano rifiutati di brevettarli e si stupirono che si potesse pensare di farlo. Nonostante le forti tensioni della guerra fredda la vaccinazione antipolio fu sempre vista come una missione globale di tutto il genere umano. Le controversie furono di natura scientifica e portarono alla prevalenza prima del vaccino di Salk, poi di quello di Sabin e poi di nuovo a quello di Salk. Tuttavia, tutte le imprese qualificate poterono produrre sempre il vaccino giudicato più idoneo sulla base degli sviluppi tecnologici e l'evoluzione della epidemia senza dover chiedere il permesso a dei detentori di monopoli intellettuali.

Proprietà intellettuale

Con l'istituzione del WTO nel 1995 e con gli accordi TRIPs sulla globalizzazione della proprietà intellettuale si è, invece, verificato un fenomeno di privatizzazione della conoscenza che ha avuto conseguenze ben più diffuse di quanto avvenne con la recinzione delle terre. I terreni recintati limitarono solo le libertà delle persone che vivevano su quelle terre o in loro vicinanza mentre la privatizzazione della conoscenza limita le libertà di tutti in ogni parte del mondo. Se per le recinzioni delle terre poteva retoricamente valere la giustificazione che un loro accesso aperto a tutti portava a un loro improduttivo affollamento, questo argomento non vale certamente per la conoscenza. Quest'ultima può non solo essere simultaneamente usata da tutti ma diventa anche meno produttiva sia in termini di produzione di beni materiali sia di nuove conoscenze quando essa è spezzettata in piccoli campi appartenenti a proprietari diversi. Non a caso le grandi multinazionali traggono la loro forza e il loro potere monopolistico dal fatto che esse possono unificare parzialmente questi campi e usarli per molteplici usi. Si verifica così un ulteriore paradosso: l'economia ad alta intensità di conoscenza che, grazie all'uso intensivo di un bene come utilizzabile simultaneamente da tutti, potrebbe favorire piccole unità produttive diventa il contesto ideale per l'espansione di giganteschi monopoli e determina una gerarchizzazione fra imprese detentrici di monopoli intellettuali e imprese delegate alla sola produzione fisica dei beni. La gerarchizzazione fra imprese mina i tentativi di conciliare democrazia e capitalismo emersi in seguito alla seconda rivoluzione industriale. Questi tentativi si basavano sull'idea che nella stessa impresa si producessero sia conoscenze sia beni materiali e servizi. L'espulsione di molte fasi della produzione fisica rende difficile sia la dispersione dei poteri sia il bilanciamento dei poteri con cui rispettivamente Stati Uniti ed Europa avevano cercato di conciliare democrazia e capitalismo.

La crescita dei beni capitali intangibili ha costituito una base per creare un numero crescente di azioni e altri tipi di finanza che, per quanto di proprietà di molti, sono gestite da fondi sempre più concentrati sbilanciando così ancora di più i rapporti di potere a favore del capitale. Crescita degli intangibili e finanziarizzazione hanno così creato quella nuova fase del capitalismo, ben distinta da quello della prima e della seconda rivoluzione industriale, che possiamo chiamare il capitalismo dei monopoli intellettuali.

 

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Covid e non solo bombe a Gaza

In maggio, a Gaza è sempre più emergenza. I casi di Covid-19 sono in costante aumento: tra marzo e aprile da meno di mille casi a settimana si è passati a oltre mille al giorno. Gli ospedali faticavano ad affrontare la seconda ondata, ancora prima che scoppiasse la nuova crisi con Israele. Il blocco economico di lunga data imposto da Israele ha danneggiato gravemente il sistema sanitario di Gaza, privandolo delle risorse necessarie per rispondere alle necessità della popolazione. Attualmente, oltre il 60% dei casi di Covid nei Territori Occupati sono registrati a Gaza. A fine aprile, solo il 5% circa dei palestinesi era stato vaccinato e molti operatori sanitari non hanno ancora ricevuto la prima dose di vaccino. L'aumento dei contagi sembra legato alla presenza della variante inglese del virus, più contagiosa, che si è diffusa in Cisgiordania all'inizio dell'anno. Rispondere all'aumento dei casi a Gaza è una sfida immane, soprattutto per la drammatica insorgenza della nuova crisi del conflitto.