Qualifica Autore: Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Quotazione in Borsa dell'Acqua: no grazie! Un nuovo grande movimento per l'acqua bene comune. Anche in fase di ricostruzione dell'Italia chiediamo che l'acqua resti pubblica.

 

Il perdurare della pandemia ci costringe a riflettere su quale sarà l'impatto sulla vita delle persone, sulla società e sull'economia. L'emergenza sanitaria e la gestione della crisi hanno molto a che fare con la democrazia e s'inseriscono nel progressivo svuotamento dei poteri delle istituzioni democratiche e nella trasformazione della propria funzione da garante dei diritti e dell'interesse generale a facilitatrice dell'espansione della sfera d'influenza dei grandi interessi finanziari sulla società.

Tutto ciò dovrebbe indurre a riprendere una riflessione sulla democrazia, sulla necessità di una sua espansione e sulle modalità mediante cui attuarla anche nella gestione dei beni comuni. L'emergenza sanitaria, inoltre, dimostra il totale fallimento del modello neoliberista che ha anteposto gli interessi delle lobby finanziarie e delle banche ai diritti delle persone, ossessionato dal pareggio di bilancio, fondato sulla priorità dei profitti d'impresa, sulla preminenza dell'iniziativa privata e su una forte spinta alle privatizzazioni. Una società basata su tale pensiero unico non può garantire protezione alcuna ed entra in piena contraddizione con la salvaguardia della vita stessa.

In Borsa

Proprio per questo si apre, almeno potenzialmente, uno spazio di iniziativa importante per rilanciare la centralità dei beni comuni e dei diritti fondamentali ad essi collegati, a partire dall'acqua. Ciò a maggior ragione visto che quest'anno si sta distinguendo sin dal principio come un vero e proprio spartiacque rispetto al destino di questo bene comune come diritto umano universale. Infatti, il 7 dicembre scorso si è materializzato un fantasma che aleggiava da tempo, la quotazione in Borsa dell'acqua come una qualsiasi altra merce, per cui questa verrà scambiata nel mercato dei "futures" della Borsa di Wall Street.

In merito si è espresso da subito anche il Relatore Speciale dell'Onu sul diritto all'acqua, Pedro Arrojo-Agudo, segnalando la sua grave preoccupazione e ricordando come l'acqua, bene essenziale per tutti gli esseri viventi e per la salute pubblica, è un bene pubblico da mettere a disposizione di tutti, e che non può essere trattato come un qualsiasi altro articolo commerciale o altra merce quotata in Borsa. Questa risorsa fondamentale è già minacciata dall'incremento demografico, dal crescente consumo e inquinamento dell'agricoltura su larga scala e della grande industria, per di più a fronte di un'emergenza climatica e sanitaria.

La sua quotazione in Borsa apre alla speculazione dei grandi capitali e alla emarginazione di territori, popolazioni, piccoli agricoltori e piccole imprese e costituisce una grave minaccia ai diritti umani fondamentali. Quest'operazione speculativa rischia, inoltre, di rendere vana nei fatti la fondamentale risoluzione dell'Assemblea Generale dell'Onu del 2010 sul diritto universale all'acqua. Il movimento per l'acqua si è attivato da subito e a fine gennaio ha lanciato l'appello "Quotazione in Borsa dell'acqua: NO grazie" che in poco più di due settimane ha raccolto oltre 17.000 firme on line e decine di adesioni da parte di personalità del mondo della cultura, dell'attivismo sociale e politico e dello spettacolo visibili sul sito www.acquabenecomune.org.

L'obiettivo è quello di proseguire la raccolta delle sottoscrizioni fino alla Giornata Mondiale dell'Acqua del 22 marzo in cui organizzare una grande iniziativa on line anche alla luce del fatto che l'Onu ha deciso di incentrare questo anniversario sul tema della "Valorizzazione dell'acqua" (Valuing Water). Inoltre, il Forum Acqua si attiverà per chiedere un incontro con rappresentanti del governo o del parlamento (presidente della Camera o del Senato) in cui formalizzare le richieste contenute nell'appello, che sono: prendere posizione ufficialmente contro la quotazione dell'acqua in Borsa; approvare la proposta di legge "Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque" in discussione presso la commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera; sottrarre ad Arera le competenze sul servizio idrico e di riportarle al Ministero della Transizione Ecologica (già ministero dell'Ambiente); investire per la riduzione drastica delle perdite nelle reti idriche; salvaguardare il territorio attraverso investimenti contro il dissesto idrogeologico; impedire l'accaparramento delle fonti attraverso l'approvazione di concessioni di derivazione che garantiscano il principio di solidarietà e la tutela degli equilibri degli ecosistemi fluviali.

Una legge

Anche alla luce dell'avvio di questo processo speculativo e finanziario risulta sempre più evidente come occorra andare in tutt'altra direzione. In primo luogo, dando attuazione alla volontà referendaria disattesa in tutti questi anni e riconoscendo il ruolo fondamentale di servizio pubblico, per cui va finalmente prodotta la ripubblicizzazione del servizio idrico. A tal fine, va approvata quanto prima la legge presentata dal movimento per l'acqua la cui discussione è colpevolmente in stallo da oltre due anni in Commissione Ambiente della Camera. Una legge che si pone l'obiettivo di promuovere una gestione pubblica, partecipativa e ambientalmente ecosostenibile, con tariffe eque per tutti i cittadini, una legge che garantisce gli investimenti necessari fuori da qualsiasi logica di profitto e i diritti dei lavoratori. Gli oneri della ripubblicizzazione, stimati dal Forum Acqua in circa 2 miliardi di euro una tantum, vanno posti all'interno del Recovery Plan, visto che essa va considerata a tutti gli effetti intervento di carattere strutturale per il rilancio e il miglioramento del servizio idrico.

Purtroppo, contro la legge per l'acqua pubblica si è formato un unico grande fronte, su ispirazione delle multinazionali dell'acqua, che mette insieme Lega, Partito Democratico, Forza Italia, Fratelli d'Italia, e in cui è rientrato anche il M5S visto che nei fatti si è reso complice rispetto allo stallo della discussione. Fuori dalle aule parlamentari è proseguito il massacro mediatico da parte dei maggiori organi di (dis)informazione, che disegnano uno scenario apocalittico nel caso in cui venisse approvata la legge. Scenari destituiti di ogni fondamento con cifre messe a caso, allo scopo di spaventare l'opinione pubblica e stravolgere la verità dei fatti, completamente smentiti dai dossier presentati dal movimento per l'acqua, anche in sedi istituzionali.

Quale riforma?

In ultimo, va evidenziato come l'acqua risulti sotto attacco anche mediante l'utilizzo strumentale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentato dal Governo Conte il quale punta a realizzare una vera e propria "riforma" nel settore idrico fondata sull'allargamento del territorio di competenza di alcune grandi aziende multiservizio quotate in Borsa che gestiscono i fondamentali servizi pubblici a rete (acqua, rifiuti, luce e gas) la quale si sostanzierebbe in una vera e propria strategia di rilancio dei processi di privatizzazione soprattutto nel Meridione e il cui effetto si risolverà, quindi, nell'ennesima esplicita violazione della volontà popolare espressa con i referendum del 2011 di cui quest'anno ricorrerà il decimo anniversario.

In generale il Recovery Plan si configura come una risposta del tutto inadeguata alla crisi pandemica non affrontando le questioni di fondo emerse in questi anni e soprattutto negli ultimi mesi, mantenendo un'impostazione completamente permeata e subalterna a una logica volta alla massimizzazione del profitto. Inoltre, risultano insufficienti le risorse stanziate.

La crisi ecosistemica, climatica, economica e sociale che abbiamo di fronte necessita di un approccio innovativo volto alla tutela, alla difesa e alla "cura" (intesa come forma di "interessamento solerte e premuroso per un oggetto, che impegna sia il nostro animo sia la nostra attività") dei beni comuni, dell'acqua e dell'ambiente che si dovrebbe basare sulla partecipazione diretta delle comunità territoriali alle decisioni, in quanto esercizi di democrazia fondamentali per orientare le politiche di sviluppo locale e costruire scenari di giustizia sociale e ambientale.

Il 2021, dunque, si configura come un anno decisivo per l'acqua come bene comune e diritto umano universale e denso di sfide per il movimento per l'acqua, tanto a livello nazionale quanto internazionale, che deve essere in grado di mettere in campo un'azione efficace per ribadire che l'acqua non è una merce e che deve essere garantita come un diritto inalienabile di tutte e tutti in quanto essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani.