Le narrazioni dell'esistente, i media e la comunicazione di massa, gli eroi e gli antieroi del nostro tempo, attraverso le serie tv.

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Qualifica Autore: Presidente di Pax Christi Italia

In questo nostro tempo, di cui ci sarà chiesto conto per come l'abbiamo vissuto, ci dobbiamo chiedere con papa Francesco: "Come convertire il nostro cuore e cambiare la nostra mentalità per cercare veramente la pace nella solidarietà e nella fraternità?".

Conversazione sulla Lettera enciclica Fratelli tutti con Lidia Maggi, pastora della Chiesa Battista.

 

Tonio Dell'Olio: Aver scelto l'icona evangelica del Samaritano si è rivelato quanto meno interessante. La relazione fraterna, pur non esaurendosi nel solo momento del bisogno, del soccorso e della solidarietà ma nutrendosi piuttosto di quotidianità e di frequentazione, riceve un senso e una motivazione profonda da quella pagina che nell'enciclica viene presentata con il titolo: Un estraneo sulla strada.

Le parole della fede nel succedersi delle generazioni: dialoghi interreligiosi e voci a confronto nel convegno del Sae.

 

Dopo un anno di sosta dovuta alle limitazioni della pandemia, la sessione di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche (Sae) ha ripreso il suo corso dal 26 al 31 luglio al Monastero di Camaldoli, luogo evocativo nella storia dell'associazione interconfessionale per l'ecumenismo e il dialogo a partire dal dialogo ebraico-cristiano. Anche nel 2021 il Monastero è stato una culla ideale per questa 57a edizione svolta nel centenario della nascita della fondatrice del Sae, Maria Vingiani.

Il tema – "Racconterai a tuo figlio" (Es 13,8) Le parole della fede nel succedersi delle generazioni. Una ricerca ecumenica – ha intercettato un'urgenza comune alle famiglie cristiane e alle Chiese contemporanee: come parlare della fede e di Dio nella società post-moderna. È noto che, nonostante il bisogno di spiritualità sia tornato prepotentemente dopo la caduta delle ideologie e la vittoria del consumismo, l'adesione a un'istituzione ecclesiastica e ai suoi principi sia problematica per le giovani generazioni e non solo. Escluse le nuove Chiese del Sud del mondo, il panorama delle Chiese storiche vede luoghi di culto semi deserti, partecipazione rarefatta, difficoltà ad accogliere proposte che non sanno rispondere alle domande di senso contemporanee. Un tema, quindi, quello svolto a Camaldoli, di estrema attualità che tocca la sopravvivenza stessa del cristianesimo.

Cosa raccontare oggi a figli e figlie? Qual è la traversata del mar Rosso verso la libertà? Quale nuova terra mostrare? Dalla sessione, dove il tema è stato affrontato attraverso relazioni, interviste, laboratori, liturgie, proviamo a estrarre alcune suggestioni che possono accompagnarci in questo tempo.

Gli interventi

Diversi interventi hanno sottolineato la centralità del racconto. Le parole della fede da trasmettere non partono dal catechismo, ma da una narrazione, così come i nostri padri e madri nella fede appartenenti al popolo ebraico hanno trasmesso a figli e figlie mi dor le-dor: di generazione in generazione. Enzo Biemmi, di professione catecheta, non ha mai dimenticato le storie di Giuseppe e dei suoi fratelli che gli hanno instillato la fiducia nella vita e in una Mano provvidente. Non rinnega dogmi, riti, simboli ma li considera elementi derivanti dal cuore che vitalizza tutto il corpo: il racconto su Gesù e i suoi seguaci.

Raccontare la fede può presentare il rischio di atteggiamenti di superiorità. Invece si racconta la fede come dono, ha suggerito il monaco Matteo Ferrari che ha presieduto l'Eucaristia cattolica: "gratuitamente, senza equipaggiamento, con la consapevolezza di poter offrire solamente ciò che abbiamo ricevuto. E nell'Eucaristia troviamo proprio il magistero della trasmissione della fede: qui, alla mensa del Signore, tutto riceviamo gratuitamente, per fare della nostra vita un dono a immagine di colui che ci ha amato fino alla fine".

Le differenze di età tra generazioni, è emerso, non comportano un minor peso o una minore capacità testimoniale dei più giovani. La trasmissione delle parole della fede non è solo unidirezionale (dagli adulti ai minori), ma è un movimento di andata e ritorno in una comunità "tutta profetica", ha affermato la teologa pentecostale Maria Paola Rimoldi commentando la profezia di Gioele. "La comunità cristiana è anche una comunità di profeti dove le voci si rispettano, non si impongono, si compongono e si sottopongono al reciproco discernimento in vista della edificazione della crescita di tutto il corpo di Cristo. Con la venuta dello Spirito, giovani e vecchi non sono posti su un piano verticale, ma su un piano di contiguità e di collaborazione. Tutti sono chiamati contemporaneamente e si muovono insieme su uno spazio orizzontale di rispetto, ammirazione e compartecipazione paritaria in cui ciascuno arricchisce l'altro con il frutto del suo dono".

Sono parole importanti per una Chiesa, quella cattolica, nella quale il clero ancora fatica a riconoscere a laiche e laici i carismi che derivano loro dal battesimo e a includerli nell'elaborazione degli orientamenti pastorali e nei processi decisionali. Una parola chiave come sinodalità, cara a papa Francesco, ancora difficilmente viene praticata nella prassi ecclesiale ordinaria.

Un'altra difficoltà nella vita ecclesiale, messa in luce dalla presidente del Coordinamento teologhe italiane, Lucia Vantini, è l'incapacità di accompagnare le vite ferite, "forse a causa di veleni che infettano credenti e non credenti e provocano resistenze al Regno assimilate anche attraverso la cultura religiosa". La teologa ha rammentato "le tante scene di vita in cui il mondo religioso diventa ostacolo alla fioritura delle storie, rivelando di aver assimilato i veleni dell'indifferenza e della convenienza da cui invece si sente e si dichiara immune, e che purtroppo contribuisce a instillare e a diffondere nelle comunità". Per le comunità cristiane si tratta di "avvertire la responsabilità di accompagnare le storie ferite verso un altro destino da quello che il mondo prevede", ma per fare questo occorre pregare, "chiedere aiuto in uno sbilanciamento che dà credito alle vite ferite". In questo modo la comunità cristiana può diventare davvero inclusiva.

Cettina Militello ha messo in luce lo snodo che abbiamo di fronte: "da una parte l'appello alla riforma, dall'altra l'ossessiva fedeltà a forme e figure vuote di comunità cristiana". In questo momento di crisi che attraversa le Chiese e l'umanità occorre "discernere il kairos del presente e cogliere la crisi come opportunità, come appello a un cambio di rotta.

Una cosa da mettere in atto sinodalmente, ossia riconoscendoci tutti in cammino e perciò precari alla pari, tutti segnati dalla autorevolezza che ci viene dall'essere partecipi della morte e risurrezione del Signore". Parlando degli spazi e dei tempi della ricezione e trasmissione, Militello ha evidenziato spazi inadeguati e tempi disorganici. "Tutto gioca alla gerarchizzazione. Anche il prete più illuminato presiede dimenticando che, teologicamente parlando, rappresenta la comunità ecclesiale. C'è una circolarità da riprendere". La teologa ritiene che "siamo stati incapaci di tesaurizzare il passaggio dal catechismo mandato a memoria alla fatica di elaborare la fede".

Di qui l'invito a scoprire spazi e tempi nuovi, a ritornare alla "Chiesa casa per casa", alla "Chiesa nelle case". "Non trovo altro punto di ripartenza se non quello di una visione minimalista della comunità e dei suoi spazi per poi stabilire una rete di connessione che, nel segno della fraternità e della sororità reculturate, ci riporti alla gioia del compartire la medesima lode e fede".

Infine, Militello ritiene necessaria "un'assunzione della nostra sensorialità e dunque del nostro corpo come cifra dell'essere al mondo. Noi non possiamo vivere e trasmettere spazio-temporalmente la fede né riceverla se rinunciamo al profumo, alla vista, al gusto, all'udito, al tatto. Perché la teologia, come la vita, parte dalla interezza del tesaurizzare i nostri sensi, tutti e cinque".

 

 

Muore padre Rutilio Sánchez, amico di Oscar Romero. In un Salvador insanguinato prima e resistente sempre, padre Tilo è stato accanto ai poveri e al popolo.

 

Padre Jose Rutilio Sánchez, conosciuto come Padre Tilo, nasce l'8 dicembre 1944 in una località del dipartimento de La Libertà, Agua Escondida. Figlio di contadini e lui stesso contadino, entra in seminario giovanissimo a San Josè la Montaña in San Salvador.

Parliamo del 4 novembre, senza retorica e senza bugie. Ricordando ciò che è stato e guardando all'oggi.

 

Il 4 novembre dovrebbe essere l'occasione per parlare di guerra, non di pace! Dovremmo ricordare la follia, la crudeltà, la tragedia della guerra. Gli orrori, i massacri, la distruzione, i morti vittime di una ‘inutile strage'.

Il deterioramento della struttura sociale multiculturale, la soppressione dell'identità collettiva dei palestinesi, l'aumento dei crimini: quale futuro per la Palestina? Intervista a Violette Khoury.

 

"Finché ci sono voci che cercano la giustizia e la verità c'è speranza; finché c'è un popolo consapevole della propria identità e cosciente dei propri diritti c'è speranza. La politica cambia, ma il popolo rimane.

Un breve dialogo con la neoeletta presidente del "Coordinamento delle Teologhe Italiane" Lucia Vantini. Per avvicinarci alla teologia al femminile.

 

Lucia Vantini, vorresti brevemente presentarti ai lettori e alle lettrici di Mosaico di pace e spiegare quali siano i tuoi progetti per il Coordinamento?

Da giugno sono stata eletta presidente del CTI, a cui appartengo già da diversi anni e nel quale ho già maturato esperienze significative come consigliera e come vicepresidente.

Qualifica Autore: coordinatore scientifico di Opal e tra i fondatori di Weapon Watch

Salviamo i porti dalle navi militari e dalle armi. Nasce un movimento specifico e un Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei.

 

The Weapon Watch (www.weaponwatch.net) nasce come associazione nel gennaio 2020, a Genova. La maggior parte dei suoi promotori è genovese e la maggior parte dei soci genovesi lavora o ha lavorato in porto.

L'importanza del corpo nella gestione dei conflitti intrapersonali.

 

Ognuno, prima di relazionarsi con gli altri, vive un modo di vedere molto intenso e vivo. Quando si parla di conflitti intrapersonali, ci si riferisce a una situazione di tensione generata dentro di sé.

Lungo la rotta balcanica: dal dramma dei migranti a un impegno associativo. Intervista ad Anna Clementi.

 

"Lungo la rotta balcanica – Along the Balkan Route" è un'associazione attiva dal 2015 nata dal desiderio di porsi delle domande sui contesti di provenienza e di viaggio di coloro – tanti, sempre più – che percorrono i Paesi lungo la rotta balcanica per fuggire da guerre, fame, violenze dai loro territori e per giungere in Italia.

La goccia che fa traboccare il vaso: alcuni noti biblisti, teologici e filosofi italiani si chiedono: dov'è Dio nella grande prova?

 

Papa Francesco si è inesorabilmente appellato alla preghiera in questo tempo oscuro, dominato dalla paura e dallo spettro della morte. Una morte che sembra sempre in agguato, invisibile, impercettibile, inconoscibile. Una morte drammatica, sola, abbandonata, senza nemmeno la carezza di un familiare a dare l'ultimo saluto a chi non ce la fa.

Arte nobile e difficile: la politica è la più alta forma di carità. La troviamo nel Concilio, in papa Francesco e in don Tonino.

 

Spesso si rimprovera alla Chiesa di fare politica anziché annunciare il Vangelo. Ma può la Chiesa non fare politica annunciando il Vangelo? Essendo annuncio di un mondo altro e di un modo altro di intendere la Storia, riferendosi all'uomo come singolo e come parte di una comunità, il Vangelo è un progetto politico.

Qualifica Autore: Cofondatore di Lettera 22

Cosa sappiamo dei talebani e delle relazioni tra le varie forze e sigle jihadiste? Note e cenni sugli oscuri protagonisti del conflitto afgano.

 

Tra le tante domande che si affacciano dopo la riconquista dei talebani e il ritorno all'Emirato islamico dell'Afghanistan, non è secondaria quella che riguarda le attività dello Stato islamico o meglio dello Stato islamico Provincia del Khorasan (Ispk).

L'obiezione di coscienza di Daniel Hale.

 

Da ora in poi mi vorrei occupare di Daniel Hale, l'ex analista Usa che ha svelato i danni collaterali dei droni. Daniel è figlio di un battista della Virginia, raccoglieva i bersagli dei droni sulla base di sofisticate procedure. La sua è stata un'obiezione di coscienza professionale: il rifiuto di continuare a fare il killer per il governo americano.

Molestie, incitazione all'odio, xenofobia e intolleranza: le derive della comunicazione virtuale. Hate speech, rischi e pericoli di un fenomeno perverso del nostro tempo. A colloquio con il prof. Federico Faloppa.

 

Prof. Faloppa, sempre più diffuso e sempre più preoccupante è l'uso dei mezzi di comunicazione virtuale per incitamento all'odio e per diffamazione. "Discorsi d'odio", "hate speech": sono espressioni di cui sentiamo sempre più spesso parlare. Che cosa si intende con esse?

Qualifica Autore: Pastora battista

Tra i pilatri tematici di Mosaico di pace, sin dai primi numeri, vi è anche l'attenzione alle donne. E, prime tra tutte, alle donne del Vangelo. Abbiamo chiesto a una pastora tra le storiche collaboratrici della rivista di parlarci di una di queste figure.

 

Nella mia personale lettura dei testi biblici mi è sempre stato chiaro che su Maria Maddalena si è fatta sempre confusione attribuendo a lei delle caratteristiche che sono estranee al dato biblico.

A cura di Elena Rotondi, Ilaria Dell'Olio, Lucia Mora e Patrizia Morgante

Che valori emergono dalle serie tv? Come ci interroga la cultura distopica, protagonista di molte serie televisive? Dalla Casa di Carta al Racconto dell'Ancella: l'utilizzo delle piattaforme streaming è sempre più di moda e diffuso tra le diverse generazioni. Proponiamo un dossier che è inchiesta e riflessione nello stesso tempo. Senza presunzione di completezza né giudizio etico o morale su programmi e comportamenti, partiamo da uno strumento largamente utilizzato nel nostro tempo per aprire domande sul rapporto tra mass-media, televisioni e società.

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