Parliamo del 4 novembre, senza retorica e senza bugie. Ricordando ciò che è stato e guardando all'oggi.

 

Il 4 novembre dovrebbe essere l'occasione per parlare di guerra, non di pace! Dovremmo ricordare la follia, la crudeltà, la tragedia della guerra. Gli orrori, i massacri, la distruzione, i morti vittime di una ‘inutile strage'.

Il 4 novembre non si celebra una vittoria ma la fine di una carneficina.

Il 4 novembre dovrebbe essere l'occasione per dire che le migliaia e migliaia di persone uccise non erano "eroi", ma "poveri cristi" mandati a morire, contro la loro volontà, come carne da macello. Se non balzavano fuori dalla trincea al grido di "Avanti Savoia", venivano fucilati anche sul posto.

Il 4 novembre dovremmo non strumentalizzare il "milite ignoto" per giustificare la guerra, ripudiata dalla Costituzione! E purtroppo lo stiamo vedendo in questi giorni. Dovremmo ricordare invece che l'opposizione popolare alla guerra fu molto ampia, anche nell'esercito. Su 5 milioni e 500 mila mobilitati per la Prima guerra mondiale, 870.000 furono denunciati per insubordinazione. Oltre il 15%. Cadorna aveva ordinato rappresaglie e fucilazioni immediate. Ma in Italia quante vie o piazze ancora oggi sono dedicate proprio a Luigi Cadorna! A quando la cancellazione di queste vergognose intitolazioni?

Il 4 novembre dovrebbe essere l'occasione per chiamare le guerre con il loro nome: crimine, strage. E chiamare con il nome giusto i responsabili: criminali e stragisti. E non cambiare le carte in tavola parlando di missioni di pace, di guerre umanitarie, di bombe intelligenti…

Non si può unire la parola intelligenza con la parola bomba. Sono incompatibili. Sarebbe come dire uno "stupro bello".

Il 4 novembre dovrebbe essere l'occasione per il Ministro della Difesa per interrogarsi sulla violazione dell'art. 11 della Costituzione con i grandi progetti folli e costosi come quello degli F- 35, che di Difesa non hanno nulla. O la scelta di investire 168 milioni per armare i droni, finora usati come ricognitori, per renderli adatti a bombardare, e quindi a uccidere, a migliaia di chilometri di distanza. È cinico e immorale ricordare i 650.000 morti della Prima guerra mondiale, investendo miliardi per fare la guerra oggi. E a settembre Ursula Von del Leyen, Presidente della Commissione UE, ha addirittura parlato di un azzeramento dell'IVA sulle armi. Un grande favore alla potente lobby delle armi! Un insulto a tutte le vittime di tutte le guerre!!!

Il 4 novembre dovrebbe essere l'occasione per tutti i sacerdoti, che spesso si trovano a guidare preghiere, commemorazioni e benedizioni, per non assecondare e benedire la guerra, rendendola giusta e, a volte, anche santa. Un'occasione per dare voce non solo al Vangelo ma anche a tutto il magistero della chiesa che ha sempre condannato la guerra da Benedetto XV, 1 agosto 1917 "inutile strage", a Paolo VI all'ONU, 4 ottobre 1965 "Mai più la guerra", a Giovanni Paolo II "la guerra è avventura senza ritorno", fino agli innumerevoli interventi di papa Francesco. E invece assistiamo ancora – non solo da parte dei cappellani militari, presenza imbarazzante e discutibile all'interno del sistema militare – ma anche in tante situazioni "normali", preghiere e benedizioni che avallano una cultura militare e di guerra. Soprattutto nelle celebrazioni retoriche del 4 novembre, magari pregando perché Dio "renda forti le nostre armi".

Il 4 novembre dovrebbe essere l'occasione anche per non suonare o cantare La leggenda del Piave, composta nel 1918 con lo scopo di ridare morale alle truppe e per far dimenticare le atrocità della guerra.

Il 4 novembre dovrebbe essere l'occasione per ricordare che il nome del "milite ignoto" è… ignoto. Ma i nomi dei responsabili della strage sono noti. I nomi di ieri e i nomi di oggi.

 

 


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