L'attacco alla Crimea ha destabilizzato il corridoio del grano.
Lo scorso 29 ottobre l'Ucraina ha attaccato la flotta russa a Sebastopoli, in Crimea. E lo ha fatto con uno strumento nuovo: i droni subacquei. L'analisi della memoria interna di tali droni a pilotaggio remoto ha rivelato l'origine dell'attacco: la costa di Odessa.
La traiettoria avrebbe interessato anche le acque formalmente demilitarizzate del "corridoio del grano" utilizzato per esportare i cereali dall'Ucraina verso l'estero. Di qui la decisione della Russia di bloccare l'export del grano.
Il corridoio del grano
La Russia ha poi accettato di tornare sui suoi passi, ma a patto che l'Ucraina garantisca che "non utilizzerà il corridoio del grano per operazioni di combattimento". L'accordo, in scadenza il 19 novembre 2022 è stato rinnovato per altri 4 mesi. Agli occhi dei Paesi più a rischio sotto il profilo alimentare questa vicenda è apparsa grave. L'Ucraina ha infatti sfruttato uno spazio vitale per il transito sicuro delle navi mercantili. Il Regno Unito è stato accusato apertamente dalla Russia di essere compartecipe dell'attentato a Sebastopoli e il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha parlato del coinvolgimento di "specialisti britannici". L'Ucraina in un primo tempo ha taciuto le proprie responsabilità per poi rivendicare l'attacco a Sebastopoli. La Russia ha risposto con una pioggia di missili che ha distrutto una buona parte delle infrastrutture energetiche dell'Ucraina lasciando Kiev al buio.
Nuova fase
L'attacco dell'Ucraina alla base russa di Sebastopoli si inquadra in una nuova fase della guerra che ne sta cambiando le caratteristiche di fondo. "È necessario che la Crimea sia liberata perché si arrivi davvero alla vittoria, perché il diritto internazionale sia ristabilito: tutto è iniziato in Crimea e deve finire in Crimea", ha dichiarato Zelensky il 23 agosto 2022. Da una strategia di difesa territoriale dei confini dell'Ucraina si sta passando a una controffensiva finalizzata alla ricerca di una "vittoria" che punta alla riconquista della Crimea, un territorio che era stato occupato dalla Russia nel febbraio 2014 e che ora l'Ucraina rivendica.
Guerra d'attacco
La "guerra di difesa" si sta trasformando, nei nuovi piani di Zelensky, in una guerra di attacco e riconquista che, forte delle armi ricevute dall'Occidente, avrebbe effetti devastanti nel momento in cui dovesse colpire la base strategica di Sebastopoli che garantisce alla Russia la sua presenza nel Mediterraneo e il controllo del Mar Nero. Il rischio di un conflitto nucleare nasce proprio da questa gravissima controversia che – sfociando sul piano di un aperto conflitto militare in un'area amministrata dalla Russia da otto anni e con una presenza maggioritaria filorussa – trasformerebbe la guerra in Ucraina in qualcosa di completamente diverso rispetto alla narrazione attuale che è tutta inquadrata in una lotta di respingimento delle truppe russe. Questa nuova strategia di Zelensky entra in aperto conflitto con la nostra Costituzione che "ripudia la guerra" come "mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Ma la riconquista della Crimea, fulcro di una controversia internazionale molto complessa, confligge anche con la Carta dell'Onu. L'Onu, infatti, vieta il ricorso all'uso della forza come metodo di risoluzione di controversie internazionali e riconosce l'obbligo in capo agli Stati di risolvere le controversie tra loro insorte "con mezzi pacifici, in maniera che la pace e la sicurezza internazionale, e la giustizia, non siano messe in pericolo". (art. 2, par. 3 Statuto dell'Onu).
La resa dei conti
L'attacco in Crimea da parte dei droni subacquei ucraini, cambia completamente la natura della guerra e rende anche Zelensky compartecipe di una violazione del diritto internazionale, anche se posteriore a quella gravissima compiuta da Putin con l'invasione del 24 febbraio 2014. Siamo quindi entrati in una fase militare che potrebbe essere definita della "resa dei conti" e che assomiglia alla "resa dei conti" della Prima guerra mondiale in cui il fulcro dello scontro non fu più quello di ripristinare i confini violati da coloro che avevano attaccato, ma di far vincere un blocco militare sull'altro. Emerge cioè – dopo la dichiarazione di Zelensky del 23 agosto 2022 e l'attacco a Sebastopoli del 29 agosto 2022 – quello che sta diventando il vero volto della guerra che per l'Ucraina ha come scopo la riconquista della Crimea e del Donbass, territori persi nel 2014, dopo la reazione della Russia e dei filorussi in risposta al traumatico cambio di governo causato dalla rivolta di Piazza Maidan.
Russia, Ucraina e Onu
Ignorare queste cose significa non capire cosa sta accadendo adesso e quali difficoltà una simile strategia ucraina ponga agli Stati Uniti e all'Europa. Si rischia infatti un conflitto globale ancora più drammatico di quello attuale che - violando la Carta dell'Onu da entrambe le parti – non vedrebbe sul banco dei responsabili solo Putin per le sue enormi responsabilità iniziali ma anche Zelensky, Biden e tutti i leader europei che sostengono lo sforzo bellico di Kiev.
Oltre a questo aspetto militare c'è il problema drammatico della destabilizzazione dei fragili equilibri di un mondo che soffre la fame e che ha bisogno dei cereali dell'Ucraina. È stato importante il primo accordo di Istanbul del 22 luglio 2022 che ha sbloccato la partenza delle navi utilizzando il corridoio marittimo del grano. Ma c'è un retroscena. Leggiamo su Limes del 2 novembre 2022 che "su 455 navi che hanno lasciato i porti ucraini cariche di preziosa granaglia (9,3 milioni di tonnellate), ben 350 si sono dirette verso i Paesi occidentali (6,1 milioni di tonnellate, 66% del totale); solo 11 imbarcazioni (0,36 milioni di tonnellate, 4%) si sono recate verso le nazioni africane, sebbene queste fossero indicate come destinazione prioritaria per la stipula dell'accordo". Praticamente il corridoio del grano ha "sfamato" in massima parte chi non aveva fame, seguendo un'impostazione "predatoria" a favore dell'Occidente.
Concludendo, senza voler assolutamente sminuire le gravissime responsabilità di Putin, in questa storia emergono due gravi questioni a carico dell'Ucraina e della Nato.
1) Il governo ucraino ha sfruttato un accordo umanitario, quello sul grano, con corridoi sicuri e smilitarizzati, per compiere operazioni militari contro la base navale russa di Sebastopoli in Crimea; e non è comprensibile come mai le nazioni della Nato "non abbiano tirato le orecchie" a Zelensky per questo atto di vera e propria pirateria.
2) Le nazioni della Nato hanno presentato il corridoio del grano come un atto di beneficienza verso l'Africa. Ma quello che doveva essere un accordo per sfamare l'Africa si è trasformato in un accaparramento occidentale del grano. Un velo di ipocrisia copre una vicenda che è a dir poco vergognosa. Siamo di fronte a uno scandalo che dovrebbe vederci impegnati con una vigorosa attività di denuncia e di controinformazione.