Qualifica Autore: Beati i costruttori di pace, Rete Italiana per la Pace e il Disarmo

Il Trattato per la messa al bando del nucleare, la Campagna "Italia, ripensaci", e l'impegno della società civile.

 

Una quindicina di anni fa – dopo una Conferenza del riesame del Trattato di non proliferazione, che non riuscì a raggiungere alcun risultato – molte delle organizzazioni di società civile internazionale si riunirono e fondarono insieme una Campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari.

Non potevamo più riporre fiducia nel negoziato tra gli Stati guidati dalle potenze nucleari. Cominciammo a mettere insieme il meglio delle nostre idee e ricerche, con molti esperti, e partimmo con l'idea che il negoziato a livello mondiale per mettere al bando le armi nucleari dovesse fondarsi su un nuovo paradigma: le conseguenze sugli esseri umani. E non più le considerazioni geopolitiche o le alleanze militari. Si fecero degli studi e si prese come esempio un ipotetico scambio di attacco nucleare tra India e Pakistan con un centinaio di bombe nucleari: la simulazione rivelò un risultato catastrofico. Oltre alle centinaia di milioni di morti immediati, gli scienziati dimostrarono che questo scambio avrebbe causato altre centinaia di milioni di vittime in altri continenti, per l'interdipendenza del clima, della meteorologia, del fatto che i detriti derivati dalle esplosioni nucleari che avevano distrutto le città in India e Pakistan sarebbero poi saliti nella stratosfera, oscurando i raggi del sole, causando così "l'inverno nucleare".  Una catastrofe inenarrabile.

Verso il Trattato

Da questa constatazione è partito un lavoro principalmente della società civile con alcuni Stati che da sempre sognavano di poter delineare un Trattato che mettesse al bando le armi nucleari. Tra questi anche la Santa Sede. Un ruolo trainante l'ha avuto l'Austria che politicamente sembra andare in direzione opposta; invece, sulle armi non transige; insieme all'Irlanda e la Norvegia, e parecchi Stati dell'America Latina, in particolare il Messico. Nel 2017 si tiene per la prima volta un'Assemblea generale dell'Onu ad hoc, per discutere del testo di un eventuale trattato che limiti o metta al bando le armi nucleari. Si arriva al risultato straordinario di un trattato approvato con una maggioranza strepitosa: solo un voto contrario e un astenuto. Ma… c'è un ma, specialmente per noi italiani: l'Italia non solo non ha partecipato a quell'Assemblea generale, ma addirittura si era opposta con un voto negativo anche all'idea di organizzare quella Conferenza. Nell'autunno 2016 nasce la Campagna "Italia, ripensaci", dicevamo: "l'Italia sta sbagliando, deve unirsi agli Stati che sostengono il Trattato". Intanto la Conferenza ha approvato un Trattato, già ratificato da 68 Stati. Si va avanti. Ma l'Italia non c'è! Il 7 luglio 2017 viene approvato il Trattato che entra in vigore il 22 gennaio 2021, quando si supera la soglia di 50 Stati che lo hanno ratificato. Se l'Italia vorrà ratificare questo Trattato, dovrà prima di tutto presentare un progetto per la rimozione delle armi nucleari di proprietà statunitense che ad oggi stanno ancora nella base di Ghedi (BS) e ad Aviano (PN).

E adesso?

Ora siamo a dicembre 2022: stanno aumentando le adesioni delle città alla Campagna di Ican (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) e alla associazione Mayors for Peace, i sindaci per la pace. Le città sono in prima fila e naturalmente vengono sollecitate dalle associazioni e dai comitati locali: quindi, è proprio un movimento di società civile e circolare quello che porta all'adesione delle città! Dobbiamo lavorare per aumentare queste adesioni. Lo abbiamo chiesto anche a Napoli lo scorso 19 novembre, con la Manifestazione Fari di pace, molto partecipata e con la presenza del vescovo, don Mimmo Battaglia. È importante l'adesione delle città, perché le armi nucleari sono le uniche ad essere state progettate appositamente per distruggere le città. Quello che è successo a Hiroshima e Nagasaki non è un effetto collaterale, è intenzionale.

I sindaci sono i responsabili della salute dei propri cittadini, e quindi hanno titolo per poter parlare su questo tema. Pensiamo a Giorgio La Pira che diceva ‘nessuno Stato può permettersi di condannare a morte una città'. Perciò pensiamo di ripartire nei primi mesi del 2023 con una nuova risoluzione in Parlamento. Perché c'è un nuovo Parlamento, con nuovi membri, e sappiamo benissimo che, se il Parlamento assume con serietà la propria responsabilità, riusciremo a fare importanti passi in avanti. In fondo, la cultura dell'Italia non è quella delle armi di distruzione di massa; l'abbiamo visto in tante occasioni. L'Italia è stata un Paese modello nella Campagna per la messa al bando delle mine antipersona. È stato il primo Paese al mondo a ratificare la convenzione per la messa al bando delle munizioni a grappolo. Quindi, crediamo davvero che si possa ritornare a un'etica più aderente alla cultura tradizionale del nostro Paese.

E le B61-12?

Resta forte il nostro dissenso e la nostra preoccupazione per la presenza di bombe nucleari sul territorio italiano. Ve ne sono, certo, e ne arriveranno altre, nuove e più pericolose (paradossalmente, proprio perché meno potenti, quindi più utilizzabili). Verranno per sostituire quelle già ad Aviano, circa una ventina, e una quindicina a Ghedi (sono B61 del tipo 3 e 4). Sui tempi di arrivo di questi nuovi ordigni vi è ancora grande incertezza.

Sappiamo benissimo che le nuove bombe B61-12 sono state decise una quindicina d'anni fa e si sono anche spesi molti soldi negli Stati Uniti per progettarle e ora produrle. È stato scritto anche che sarebbero arrivate in Italia entro la fine del 2022. Ma poi il ministero della Difesa degli Stati Uniti ha smentito, dicendo che non ci sono cambiamenti nella loro programmazione cronologica. Non sappiamo esattamente come stiano le cose. Abbiamo fatto un incontro, poco tempo fa, con Hans Kristensen, il massimo esperto di armi nucleari della Federazione degli scienziati atomici, e ci ha detto che, secondo lui, passeranno ancora molti mesi, se non anni, prima che queste nuove bombe nucleari vengano consegnate in Italia. Anche perché l'Italia non avrà ancora pronti i "vettori" per le B61-12. E i vettori previsti sono gli aerei F35, che non hanno ancora la certificazione (cioè non sono ancora omologati) per poter caricare tali ordigni.

Per gli F35 non ci sono ancora, qui in Italia, i piloti addestrati ecc. Quindi, si prevede che le cose andranno per le lunghe. Ma anche in Paesi come il Belgio e l'Olanda, dove gli F35 sono già in mano a piloti formati per quell'aereo, non sarà ancora possibile caricare quelle bombe, perché manca la certificazione. Semmai le bombe B61-12 dovrebbero essere caricate sui vecchi Tornado in caso di guerra. Ovviamente quanto detto è puramente teorico. Le bombe dovrebbero essere caricarte solo in caso di utilizzo, finora non sono state usate. I vecchi Tornado potrebbero caricarle, ma non possono attivare il sistema di guida incorporato nella coda della bomba, che è la vera novità delle B61-12. I Tornado, cioè, possono caricare le bombe nuove, ma le dovrebbero usare come le vecchie, perché i velivoli non sono in grado di utilizzare il sistema digitale che aziona la guida autonoma delle nuove bombe.

Mi chiedo perché sia stata diffusa la notizia della consegna anticipata delle B61-12 e perché creare clima di allarmismo aumentando le tensioni. Con quale obiettivo? Dobbiamo continuare a impegnarci perché c'è bisogno sempre più di un Trattato che rafforzi quello che ci dicono i sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki, gli Hibakusha: che Nagasaki rimanga l'ultima città bombardata con armi nucleari!

 

 

 

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Il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW)

Il 7 luglio 2017, 122 Stati hanno votato per adottare un accordo globale di messa al bando delle armi nucleari, conosciuto come Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari. Esso proibisce agli Stati di sviluppare, testare, produrre, realizzare, trasferire, possedere, immagazzinare, usare o minacciare di usare gli armamenti nucleari, o anche permettere alle testate di stazionare sul proprio territorio. Impedisce loro di assistere, incoraggiare o indurre altri Paesi ad essere coinvolti in tali attività proibite.

Il TPNW è entrato in vigore il 22 gennaio 2021, grazie al raggiungimento delle 50 ratifiche, consentendo di avviarci verso la totale eliminazione delle armi nucleari. Lo hanno, ad oggi, ratificato 68 Stati. Non compaiono nell'elenco degli Stati membri, oltre all'Italia, gli Stati Uniti, la Russia, il Regno Unito, la Francia, la Cina – riconosciuti ufficialmente nel Trattato di non proliferazione come detentori di armi nuclearie l'India, il Pakistan né la Corea del Nord, che hanno condotto test nucleari dichiarandone pubblicamente il possesso. Infine, non compaiono Israele e Iran, generalmente considerati in possesso di armi nucleari.

 

 

 


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