Qualifica Autore: giovane attivista a Gerusalemme

Cronaca di ordinaria violenza nella Palestina occupata.

 

Martedì sera, 18 aprile, 26° giorno del Ramadan. Nel quartiere palestinese di Sheich Jarrach a Gerusalemme, le famiglie tornano a casa per prepararsi all'Iftar, il pasto serale che interrompe il digiuno quotidiano durante il mese del Ramadan.

Nello stesso tempo, verso le sette di sera, un gruppo di ragazzini del quartiere ebraico adiacente arriva all'incrocio centrale di Sheich Jarrach, richiamato dall'annuncio di protesta dell'assessore comunale di estrema destra Arie King contro l'attentato avvenuto la mattina nello stesso posto.

Quello stesso giorno, infatti, un ragazzo palestinese, entrato dai territori occupati, ha sparato vari colpi di mitra a danno di due ebrei, nel loro tragitto per la preghiera dinanzi alla tomba di Shimon Ha-tzadik, simbolo della colonia ebraica di Sheich Jarrach.

Dalla mattina la polizia è ferma nel quartiere. Subito dopo la ricerca dell'attentatore per le case della zona, alcune camionette sono state a vedetta dalle due parti della strada principale.

I ragazzini, arrivati sul posto, non trovano nessun adulto che li guidi; incominciano a cantare canzoni razziste ma non trovano il proprio ritmo e smettono dopo poche rime. Vorrebbero avere dei residenti contro cui gridare ma nelle case di Sheich Jarrach le famiglie consumano il loro pasto serale, primo dopo la giornata di digiuno.

Alle 20:00, i ragazzi del quartiere escono a fumarsi una sigaretta e trovano i ragazzini ebrei, di cui età varia, dai cinque a quindici anni, pronti al confronto. Sanno che devono stargli davanti, non possono andare a casa, per continuare a sottolineare che Sheich Jarrach è il loro quartiere, dove sono nati e vogliono continuare a vivere.

Un quartiere palestinese, dove si resiste all'occupazione da parte dei coloni che, negli anni, riescono a sfrattare famiglie palestinesi, una dopo l'altra, con l'appoggio della legge razzista dello Stato israeliano. Ma questa sera, i ragazzi non vogliono rischiare un altro arresto, solo per uno scontro con dei ragazzini che sembrano giunti là per caso, molti dei quali non hanno ancora compiuto gli otto anni.

Quando arrivano i giovani del quartiere, la polizia si mette in mezzo ai due gruppi, sa che la situazione può sempre degenerare, soprattutto dopo l'arrivo di Osher Gabay, un giovane israeliano di estrema destra, alimentatore di odio contro i cittadini palestinesi di Gerusalemme e gli attivisti ebrei a loro solidali. La maggior parte delle volte, alla fine, è la polizia stessa che alimenta la violenza.

Questa sera, come in tutti gli altri episodi nel quartiere, la polizia si posiziona con le spalle al gruppo ebraico, e con gli occhi, armi e fotocamere rivolti ai residenti palestinesi del quartiere. Una strategia utilizzata da tutte le forze di polizia ed esercito israeliano quando si tratta di separare ebrei e palestinesi, per non vedere quello che fanno gli ebrei, ma essere sempre attenti e pronti ad arrestare i palestinesi per i loro atti di risposta.

I ragazzi dai quartieri ebraici si mettono a cantare canzoni nazionalistiche piene di odio contro i palestinesi, allorché i ragazzi palestinesi portano una cassa e così inizia un duello acustico che durerà per quasi un'ora. Arrivato il tempo della preghiera, i figli si uniscono ai loro padri, portando i loro tappeti e intonando le loro benedizioni.

Non è questa l'unica preghiera che viene disturbata dalle grida dei sostenitori del movimento colonico, e non è l'unica preghiera a cui la polizia assiste con armi cariche: è solo una delle tante manifestazioni religiose musulmane che, soprattutto nel mese di Ramadan, vengono percepite dalle forze dell'ordine israeliano come possibile terra di scontri e proteste.

Infatti, anche quest'anno, come tutti gli anni, il Ramadan, il mese più sacro per i musulmani, viene mediato dai giornalisti israeliani come tempo di disordine sociale, ogni preghiera al EL-Harem El-sharif (spianata delle moschee) a cui affluiscono da tutta la Palestina migliaia di credenti, viene pubblicizzata come rischio alla sicurezza nazionale.

Il culmine è stato all'inizio di aprile, quando il dottore ventiseienne Muhammad El-Assibi, proveniente dal villaggio di Hura, è stato ucciso dalle forze dell'ordine israeliane nella spianata delle moschee. A detta della polizia, El-Assibi ha sparato contro i soldati prima di essere ucciso, versione molto poco credibile se messa insieme all'affermazione che non ci sono videocamere ad aver ripreso la scena. Infatti, tutta la città vecchia di Gerusalemme – e in modo specifico la spianata delle moschee – è completamente piena di videocamere e le volte in cui non sono disponibili i filmati è solo quando è palese che la polizia ha ucciso un innocente senza alcuna ragione.

E questo non è neanche stato l'unico caso di violenza della polizia nella spianata delle moschee. Nei giorni seguenti nel luogo sacro ci sono stati scontri con centinaia di arrestati.

Ma non bisogna pensare che la tensione sia dovuta solo al mese di Ramadan.

L'inizio del 2023 è stato il mese più sanguinoso dalla fine della seconda Intifada nei territori occupati. Incursioni dell'esercito israeliano in città palestinesi hanno portato all'alto numero di morti. A seguito di queste incursioni, attentati sono stati fatti dentro Israele contro civili israeliani. Perciò, l'escalation di violenza nei confronti dei residenti palestinesi nei territori occupati deve essere vista anche nell'ottica della politica interna israeliana. Quando grandi manifestazioni contro il governo e la riforma legislativa che questo tenta di portare avanti, si diramano in tutta Israele da vari mesi, la violenza statale contro i palestinesi porta ad altra violenza che porta, a sua volta, all'utilizzo di una retorica nazionale di sicurezza che prova a neutralizzare la protesta civile antigovernativa.

Tornando a Sheich Jarrach, dopo una coca-cola rovesciata dai ragazzini ebrei sui residenti palestinesi, la polizia decide che tutti se ne devono andare dal posto (ovviamente senza considerare che ci siano residenti del quartiere che vengono mandati a casa nello stesso modo dei manifestanti venuti per istigare odio e razzismo). Così i residenti del quartiere, padri e figli, continuano la serata da un'altra parte, radunati come ogni sera.

Questa volta nessuno è stato arrestato, la serata è passata liscia e tutti potranno dormire nei loro letti, anche il ragazzo arrestato nel quartiere la mattina – perché pensavano che c'entrasse con l'attentato – è già tornato a casa.

Ma l'occupazione di Gerusalemme è ancora lì.

Mancano ancora gli ultimi giorni del Ramadan, si può sperare che passino calmi e che in un futuro a Gerusalemme si sarà tutti liberi.


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