La bella storia di un Centro ecumenico. Insieme per un cambiamento di sguardo e di convivenza umana, liberi e capaci di accogliersi l'un l'altro.
La storia del Centro ecumenico di Agape comincia nel 1946, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, con la costruzione fisica della struttura, a Prali (TO), da parte di centinaia di volontari e volontarie provenienti da tutta Europa e oltre. Giovani che avevano appena smesso di combattere gli uni contro gli altri nella Seconda guerra mondiale si sono ritrovati a costruire insieme un luogo di riconciliazione e di confronto. Le differenze di lingua, di cultura, di schieramento politico, da motivo per combattersi diventavano occasione per comprendersi e crescere insieme. Allo stesso modo, le differenze religiose tra protestanti, cattolici, ortodossi – e più tardi atei, ebrei, musulmani e ogni altra tradizione o punto di vista spirituale – da motivo di contrapposizione diventavano stimolo alla ricerca.
Nei decenni successivi il Centro ha allargato il proprio orizzonte alla valorizzazione di altre differenze, come quelle tra europei e africani, tra età e generazioni, e ha dedicato un'attenzione particolare alle differenze legate al genere.
Negli anni Settanta è cominciata la serie dei campi femministi che, con variazioni di tagli e di metodo, continua tuttora. Negli anni Ottanta Agape fu l'unico luogo in Italia ad accogliere incontri di gay credenti (anche questi durano tutt'ora). In seguito, avranno inizio i campi lesbici, i campi "ultragender" e queste tematiche verranno trattate trasversalmente sempre più spesso nei diversi campi organizzati dal Centro.
Negli anni Novanta il percorso delle donne aveva ormai assunto una notevole importanza nella vita del Centro e gli uomini hanno ricevuto un forte stimolo a dare una risposta all'altezza delle sfide rivolte loro dalle donne. Riconoscendo un'oggettiva impreparazione, dovuta alla storica mancanza di una percezione di se stessi in quanto caratterizzati dal genere, nell'autunno del 1998 alcuni uomini attivi nel Centro hanno deciso di dare vita a un gruppo nel quale cercare di recuperare le proprie carenze.
Insieme
Per valorizzare il fatto che il movimento gay era l'unico luogo in cui fino ad allora, in Italia, degli uomini avessero messo in discussione le forme della maschilità, fu deciso programmaticamente che il gruppo doveva essere composto sia da uomini gay che da uomini eterosessuali, e non fu difficile trovare gli uni e gli altri. Una cosa fu chiara fin dall'inizio: nel gruppo si sarebbe parlato di sé; niente generalizzazioni – tanto care a noi maschi – niente teoria, si trattava di riconoscere ed esplorare ciò che le donne ci avevano rivelato: anche gli uomini sono degli esseri sessuati, parziali, caratterizzati dalle loro differenze, in una dialettica tra la vicenda collettiva del genere maschile e l'irripetibile originalità della biografia di ogni singolo uomo. Fu faticoso sottoporsi a quella nuova disciplina; tuttavia, man mano che ci riuscivamo, emerse in modo prepotente il carattere liberante dell'esperienza. Sperimentavamo, tra mille difficoltà, la bellezza dello scoprire la nostra dimensione personale, intima, e l'emozione impagabile di assistere all'analoga scoperta da parte dei compagni di percorso. L'esercizio del raccontarsi si sommava a quello – non meno difficile – di ascoltare il racconto dell'altro; per di più questi racconti non emergevano per entrare in competizione, né per essere in alcuna forma giudicati dagli altri: imparavamo ad accoglierci reciprocamente.
Avevamo cominciato in una decina, ma dopo un anno, tra abbandoni e partenze per l'estero siamo rimasti in cinque, e tali siamo rimasti fino alla fine, avendo deciso, per preservare l'intimità che si era creata tra di noi, di chiudere il gruppo a nuovi ingressi. Ma la coscienza del valore generale – politico come ci avevano insegnato a dire le donne – del nostro lavoro ci spinse a guardarci intorno e a cercare altri gruppi di uomini. Ne trovammo diversi: il Gruppo uomini di Pinerolo (uno dei primi gruppi di uomini nati in Italia, che ha praticato e sostenuto nei decenni l'autocoscienza maschile e che attraverso vari cambiamenti è arrivato ad oggi ); il Cerchio degli uomini di Torino (nato nel 1999 come gruppo di condivisione tra uomini, ha sviluppato negli anni le proprie attività mirate al cambiamento del maschile, arrivando a sviluppare un lavoro per il cambiamento degli uomini che agiscono con violenza); Maschile plurale di Roma (nato nel 2000 e durato alcuni anni, il gruppo praticava il confronto tra uomini a vari livelli, inclusa la riflessione teorica sul maschile e che nel 2007 ha dato vita, con altri, all'associazione nazionale Maschile plurale), e altri uomini che conducevano individualmente una significativa ricerca sul maschile.
Il confronto con tutti questi uomini, con le analogie e le differenze tra i loro e il nostro percorso, fu di estrema importanza, sia per confermarci in alcune intuizioni e scoperte, sia per fornirci prospettive diverse e idee nuove. Con questi compagni di ricerca organizzammo una serie di "weekend uomini" ad Agape, che permisero al nostro gruppo di allargare il proprio orizzonte – pur mantenendo parallelamente lo spazio prezioso di intimità a cinque – e dettero un contributo significativo al movimento maschile in Italia. Si è trattato di cinque intensi weekend svoltisi tra il 2001 e il 2005 cui hanno partecipato ogni anno tra i 20 e i 50 uomini, di età compresa tra i 20 e i 60 anni, provenienti per lo più dall'Italia settentrionale e centrale. I temi trattati sono stati, in successione: le emozioni, il corpo, la solitudine, il padre, potere e conflitti. Il percorso di questi weekend è poi confluito idealmente, insieme ad altre esperienze di quegli anni, nell'associazione nazionale Maschileplurale, attiva ancora oggi.
Una sintesi
Un'efficace sintesi dell'esperienza del gruppo uomini di Agape è contenuta in un breve testo scritto al momento della chiusura del gruppo, nel 2004, che riporto qui di seguito.
"Ci siamo avvicinati con fatica, diffidenza, anche un po' di paura. Ci siamo studiati, misurati, saggiati, ci siamo parlati. Quando ci siamo messi a raccontarci abbiamo persino cominciato ad ascoltarci. Ma è stato quando ci siamo ammessi nelle rispettive case, abbiamo cucinato per il gruppo, abbiamo mangiato e bevuto insieme, che abbiamo veramente iniziato ad avvicinarci gli uni agli altri. Così siamo diventati capaci di mostrarci deboli, di raccontarci il dolore e il piacere, di cercare l'appoggio reciproco. E, via via, ci siamo emozionati l'uno per l'altro, i nostri corpi sono venuti a contatto, abbiamo condiviso desideri prudentemente sedati e segreti custoditi con vergogna.
L'energia sprigionata da questa intimità maschile ha dato vita a un incontro tra uomini più ampio e variegato, il weekend di Agape, che presto ha imparato a camminare sulle proprie gambe. Dopo sei anni, il nostro gruppo ha concluso il suo ciclo. Ciascuno di noi cinque si porta dietro, nella prosecuzione del proprio percorso, l'esperienza vissuta e l'amicizia sedimentata, ma soprattutto la scoperta che l'incontro profondo tra uomini è possibile – anche al di fuori di una relazione sentimentale o erotica – e quindi, ormai, irrinunciabile".
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Per approfondire
www.cdbpinerolo.it/uomini-in-cammino/chi-siamo/
Il 13 luglio 2023 la RAI ha mandato in onda un bellissimo filmato sul lavoro del Cerchio degli uomini:
www.raiplay.it/programmi/nelcerchiodegliuomini
www.maschileplurale.it/il-gruppo-maschile-plurale-di-roma/