Attraversare le Scritture con uno sguardo maschile consapevole e critico.
La tradizione femminista ci ha insegnato a considerare come i testi biblici siano racchiusi all'interno di parole e dinamiche patriarcali, figlie del tempo e della mentalità nelle quali hanno preso luce, ma anche di come ancora oggi, questi, siano usati per giustificare una certa visione del mondo e delle differenze di genere. È necessario, prima di tutto, partire da una consapevolezza di sé anche nella lettura dei testi biblici, riconoscendo qual è il soggetto che si pone in ascolto di queste pagine bibliche e quali sono i crocevia della propria identità che lo portano a riconoscersi con esse.
Letture
Si tratta di praticare una lettura di genere delle Scritture, seguendo la strada aperta dalle esegete femministe, e anche della nostra tradizione, per riconoscervi i segni del patriarcato che inevitabilmente vi si trovano dal momento che la Parola di Dio si è espressa in parola, azione, istituzioni umane (Daniele Bouchard).
Diventa impossibile operare una lettura che non consideri la diversità dei soggetti e delle identità umane. Per accogliere in maniera ancora più profonda il potere trasformativo di quella Parola, è necessario operare una lettura intersezionale del testo biblico, ovvero rinunciare a stabilire parametri assoluti e univoci, per aprirsi invece a riconoscere la pluralità di sguardi, vite, implicazioni e liberazioni che uno stesso testo può portare. Con il termine intersezionale, provo a immaginare le categorie identitarie come delle linee che si incrociano in un certo punto. Quello è il punto da cui partire per cercare di capire le situazioni in cui ci troviamo e qual è il nostro margine di manovra strutturale, ovvero lo spazio d'azione che il sistema dominante permette a una persona che ha certe caratteristiche (Rachele Borghi).
Così come questo approccio permette di denunciare che un fenomeno colpisce in maniera diversa ogni soggetto, lo stesso accade nella lettura e nell'appropriazione del testo biblico. Di conseguenza, la lettura operata da ogni soggetto non può che essere parziale e non assoluta. Per secoli abbiamo subito lo sguardo di un unico soggetto che si percepiva come valido universalmente: il maschio bianco, eterosessuale, in salute e padre di famiglia. Grazie al lavoro operato da tutte quelle soggettività "altre" che, dai margini nei quali erano state relegate, hanno saputo compiere un'attenta opera di denuncia e di ridefinizione dei criteri del sistema-mondo, oggi è necessario farlo nostro nei confronti delle nostre letture bibliche ed esegetiche.
Sguardi
Per compiere, quindi, questo lavoro, credo che da un lato sia inevitabile farsi accompagnare nella lettura dei testi anche dalle riflessioni delle altre discipline. In particolare, per una lettura con uno sguardo maschile nuovo, è necessario farsi aiutare dalle riflessioni emerse nell'ambito dei men's studies, ovvero quella disciplina accademica che cerca di proporre una riflessione attenta e strutturata sul maschile, cercando anche di far dialogare varie discipline: sociologia, psicologia, economia, teologia, ecc. In particolare, la sociologa Reawyn Connell ha proposto una riflessione sulle maschilità, riconoscendo come ve ne siano tante quanti sono i fattori che entrano in relazione tra due o più soggetti maschili: età, orientamento sessuale, etnia, status sociale ecc.
Chiaramente queste differenti maschilità assumono nel tempo e nella storia un valore e un impatto diversi, creando anche una gerarchia di poteri che porta una di esse ad essere maggiormente dominante rispetto alle altre. Il nodo critico è quello di capire quanto queste percezioni trovino radici anche nella tradizione biblica e teologica e come sia possibile, invece, provare a proporne di nuove, lasciando anche lo spazio a quelle "maschilità altre" che, con difficoltà, trovano il loro spazio, tanto nelle letture bibliche, quanto negli spazi comunitari e sociali (Gabriele Bertin).
Le bibliste, attraverso l'ermeneutica del sospetto, hanno operato una ricerca dei personaggi femminili all'interno delle Scritture, con l'intenzione di ridare loro l'attenzione e la voce che era stata negata nel tempo e nella storia. Numerosissime sono le pubblicazioni che partono proprio dal ridare senso e centralità a quelle figure, quali ad esempio le matriarche, le donne incontrate e che seguivano Gesù, le diacone e le predicatrici delle prime Chiese cristiane. Sicuramente queste sono state messe in ombra da figure maschili maggiormente dominanti. E forse proprio da questi personaggi può ripartire una lettura critica anche del loro maschile, ad esempio riflettendo su quali sono le loro caratteristiche, gli aggettivi usati per la loro descrizione, ma anche le relazioni che essi intessono con altri personaggi tanto maschili quanto femminili, e le sottese dinamiche di potere
Narratori
Contemporaneamente, uno studio attento all'uso di alcuni termini ebraici o greci per parlare del maschile permette di aprire strade inesplorate per cogliere nuovi tratti di personaggi troppo spesso appiattiti sul loro essere semplicemente maschi. In questa operazione, per esempio, potrebbero emergere delle caratteristiche che accomunano uno stesso gruppo, in virtù del ruolo pubblico che svolge, come possono essere i profeti. La studiosa Rhiannon Graybill, per esempio, ha compiuto un interessante lavoro proprio sulla maschilità dei profeti all'interno delle pagine dell'Antico Testamento, partendo dalla riflessione su come la vocazione profetica implichi anche un rimettere in questione la propria maschilità davanti all'approvazione del popolo e di Dio.
Così, anche le pagine bibliche oscure, violente, non vanno evitate o screditate, ma lette e accolte con una consapevolezza diversa che, ancora una volta, ci chiama a tenere l'attenzione a come esse tocchino la nostra vita di credenti. I narratori biblici hanno scelto di affidarci quei racconti nei quali è il maschile o Dio stesso che emergono con maggiore violenza, proprio per ricordarci che quella violenza, quell'espressione tossica di maschilità e di patriarcato abita e trova ancora con troppa facilità il suo spazio in mezzo a noi. La necessità, quindi, di rileggere con occhi maschili consapevoli quei racconti è un lavoro necessario anche per e nelle Chiese, per operare quel passaggio da una lettura maschilista a una maschile consapevole e critica. Nella prefazione del saggio Une Bible des Homme" viene detto che "La bibbia degli uomini già esiste, ed è la Bibbia, la ‘Santa Bibbia', la fonte della norma della fede nella tradizione cristiana" (Elisabeth Parmentier e Denis Fricker). Una rilettura di quelle pagine apparentemente così immutabili, però, ci permette di riscoprire come la Bibbia non sia di un solo maschio, ma di tanti. Non di una donna, ma di molte. Non di un solo soggetto presunto universale e normante, ma può essere lo spazio di rinascita e di accoglienza di tutte quelle soggettività che a lungo erano state escluse proprio a causa di una lettura violenta e patriarcale di quelle pagine che ancora oggi ci parlano e ci forniscono nuove coordinate esistenziali, come uomini e donne consapevoli e parziali nei nostri vissuti.
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Per approfondire
D. Bouchard, Eredità e responsabilità di un uomo consapevole e cristiano critico, in P. Cavallari (a cura di), Non solo reato, anche peccato. Religioni e violenza sulle donne, Effatà editrice 2018, p. 83
R. Borghi, Decolonialità e privilegio. Pratiche femministe e critica al sistema-mondo, Meltemi 2020, p. 102
R. Connell, Masculinities, Polity 2005, pp. 77-81
G. Bertin, Mosè: mito di un uomo, racconto di un maschio. Provare a rileggere la maschilità del profeta per eccellenza, Claudiana 2021, pp. 25-28
R. Graybill, Are we not men? Unstable masculinity in Hebrew prophets, Oxford university press 2016
D. Fricker et E. Parmentier (a cura di), Une bible des Hommes, Labor et Fides 2021, p. 8