A cura di Ilaria Dell'Olio, Andrea Lariccia, Patrizia Morgante, Giulio Martorano, Elena Rotondi

La ricerca del sé, i generi e la fluidità

Cosa si intende per genere? Cosa è l'identità? Come e quanto è cambiata oggi la ricerca della propria identità, in un mondo liquido e in rapida trasformazione?
In questo Dossier apriamo un dialogo e una riflessione sulla ricerca del sé, sulle inquietudini e sui generi.
Certi, sempre, che le persone siano uguali in dignità e in diritti.
Nelle pagine che seguono apriamo percorsi, confronti, dialoghi.
A partire dalle parole.

 

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Qualifica Autore: docente di Storia e Filosofia

Scorrere oltre il limite: la costruzione dell'identità con lo sguardo della filosofia.

 

"Se il problema moderno dell'identità riguardava come costruire un'identità e mantenerla solida e stabile, il problema postmoderno dell'identità riguarda primariamente come evitare la solidificazione e lasciare aperte le opzioni." Così afferma Zygmunt Bauman, celebre sociologo polacco, nel suo altrettanto celebre scritto Life in fragments. Uomo del secolo scorso, Bauman non si è soffermato sulla questione della fluidità di genere. Ciononostante, la citazione sopra riportata mi è parsa illuminante per cercare di analizzare filosoficamente l'origine delle nuove prospettive su questo tema. È a chiunque evidente che, nel corso degli ultimi anni, si è verificata una serie di cambiamenti culturali rapidissimi in Occidente. Solo qualche decennio fa la maggioranza delle persone era fortemente convinta che l'unico dato importante ai fini della determinazione dell'identità di genere fosse il sesso biologico. Oggi non è più così. Grazie a una pervasiva e potente operazione di rieducazione culturale, messa in atto da diverse industrie cinematografiche e dai nuovi media, infatti, si è potuto assistere alla crescente diffusione di quella che viene impropriamente chiamata ideologia gender, ma che bisognerebbe piuttosto definire gender studies theories o teorie queer.

Qualifica Autore: comunicatrice digitale, facilitatrice, formatrice https://www.patriziamorgante.com/

Una bussola per orientarsi: dalle parole alla narrazione e alla realtà.

 

"Ma come parla!?! Le parole sono importanti" grida Nanni Moretti nel film Palombella rossa (1989). Oggi, con un linguaggio più complesso, diremmo che le parole sono performative: nel senso che possono anticipare la realtà e, in qualche modo, la definiscono, la dicono, la narrano, la costruiscono. Quando usiamo una parola piuttosto che un'altra stiamo dicendo molto di più del significato: diciamo i nostri valori, il paradigma che seguiamo, la postura che assumiamo di fronte all'argomento.

Quindi, oggi, ripetiamo senza ombra di dubbio che, sì, "le parole sono importanti".

Nel contesto digitale, nel quale siamo tutt* immers*, prendere la parola e avere spazio per dirla a tante persone (fino a farla diventare virale) è alla portata di ogni persona. Questo è, a mio avviso, un campanello d'allarme per fermarci, prendere un bel respiro e discernere con cura e sensibilità le parole che diciamo.

Qualifica Autore: docente di Lettere

Le questioni di genere interrogano la teologia.
A colloquio con Selene Zorzi.

 

A partire dall'apertura alla benedizione delle coppie omosessuali della Chiesa cattolica, quale riflessione è opportuno fare?

È un passo che si auspicava da tempo, possibile per il fatto di aver distinto matrimonio e benedizione. Se la definizione del matrimonio per la Chiesa cattolica resta quella tra un uomo e una donna in ordine alla procreazione, la benedizione delle coppie dello stesso sesso non rientra in questa definizione. A partire da questo, tuttavia, sarebbe auspicabile un approfondimento da parte della Chiesa cattolica della sua dottrina sulla morale sessuale, in particolare circa l'aspetto della questione aperta già da Gaudium et Spes e portata avanti da Amoris Laetitia in ordine all'affermazione che i gesti propri con i quali gli amanti si uniscono in intimità contribuiscono alla costruzione dello stesso rapporto di coppia. Significa permettere relazioni sessuali relative al benessere della coppia e non solo in vista della procreazione. Questa visione della sessualità, oltre a risultare più vicina alle concezioni che oggi abbiamo circa la sessualità, integra molto di più a livello antropologico la corporeità nella vita spirituale risultando meno dualista.

Qualifica Autore: docente di I.R.C.

Processi evolutivi, cambiamenti culturali e generazionali, identità e ricerca di sé: quali domande si aprono oggi?
Intervista a Daniela Notarfonso.

 

Si parla sempre più oggi di soggettività e di identità fluide. Per chiarire cosa c'è alla base di questa cultura emergente e quali risvolti pedagogici sono ad essa connessi, abbiamo deciso di rivolgerci a Daniela Notarfonso, medico e bioeticista, direttrice del Centro Famiglia e Vita – Consultorio familiare della Diocesi di Albano.

Cosa significano espressioni come soggettività e identità fluide e quali sono gli elementi culturali e/o sociali che hanno contribuito alla nascita di questo tipo di identità?

Abbiamo assistito negli ultimi 15/20 anni a un grosso dibattito, accompagnato da un sostanziale cambiamento del significato che si dà al sesso e all'identità sessuale nel mondo giovanile. A partire dagli anni Cinquanta/Sessanta del secolo scorso si è verificata una vera e propria destrutturazione di questi concetti. L'introduzione dei contraccettivi chimici, che ha consentito alla donna di scindere la procreazione dall'attività sessuale, ha portato alcune grandi conseguenze. Il sesso si è completamente svincolato dall'aspetto generativo.

Qualifica Autore: studente

L'identità di genere nel cinema e nell'animazione. 

 

Sempre più l'industria cinematografica cerca di rappresentare categorie fino ad oggi rimaste lontane dai riflettori, come nel caso, ad esempio, di persone che si riconoscono in un genere diverso da quello biologico. Questo cambiamento è importante per far sentire parte della società individui da sempre esclusi.

Esordi

La prima transizione di genere della storia moderna avvenne probabilmente nel 1930 con Ejnar Wegener, diventata Lili Elbe, ma, solo dopo, la comunità trans verrà riconosciuta, lasciando gli appartenenti emarginati e nascosti. Se fino al 1990 l'omosessualità era considerata una malattia mentale, la disforia di genere ha smesso di essere considerata un disturbo mentale soltanto nel 2013 con l'ufficializzazione nella quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.