Un Manifesto plurale per spezzare il linguaggio di odio, guerra e disumanizzazione.

 

Erano già passati più di tre mesi dall'attacco di Hamas del 7ottobre 2023 e si stava approssimando il Giorno della Memoria. Il numero dei morti accertati a Gaza si stava avvicinando a 25.000 e non c'era in vista nessuna tregua all'eccidio. L'impatto tra la memoria della Shoah e l'attualità dello sterminio in corso a Gaza era sentito con accresciuta angoscia. Così, un gruppo di donne della Comunità ebraica ha preso l'iniziativa: ha aperto un dibattito e ha delineato un appello – Mai indifferenti. Voci ebraiche per la pace – da diffondere a partire dal Giorno della Memoria.

Vi si legge: "Non siamo un gruppo che parla con una voce sola", volendo così evidenziare il comune intento di distinguersi dall'apparente compattezza della Comunità Ebraica italiana, per affermare la ricchezza delle diversità nel confronto critico, rifuggendo dall'uso semplificato di alcuni termini a volte impugnati come armi. E l'appello conclude: "Nel contesto di un difficile dibattito pubblico, a volte impossibile, sentiamo l'esigenza di non fermarci sulla soglia delle parole ma di cercare di analizzarle…" per spezzare il linguaggio dilagante di odio, guerra e disumanizzazione.

Pubblicato da diversi quotidiani online e su carta – il "Corriere della sera", il "Fatto quotidiano", "il manifesto", "Avvenire", il "Sole 24 ore" – e letto via etere da Radio Onda d'Urto e Radio Popolare, ha raccolto diverse adesioni dal mondo ebraico e non: ad oggi sono oltre 600. Inoltre, il gruppo promotore ha cominciato a convocare riunioni, in presenza e online, per discutere come proseguire la riflessione e l'azione. Una problematica chiave è stata individuata nell'uso delle parole, come già sottolineato nell'appello, che ci ha portato a organizzare l'incontro intitolato "Mai indifferenti. Voci ebraiche per la pace. Parole e oltre", lo scorso 14 aprile, alla Casa della Cultura di Milano.

Durante il convegno introdotto da tre delle promotrici dell'appello – Jardena Tedeschi, Renata Sarfati, Eva Schwarzwald– con la testimonianza in video di Edith Bruck, si è affrontata l'analisi politica della situazione (Stefano Levi Della Torre e Gad Lerner) insieme con la condizione dei minori in tempo di guerra (Silvia Vegetti Finzi), per finire con l'approfondimento del significato di "genocidio" (Federico Sinicato e David Calef) dopo la denuncia del Sudafrica contro Israele presso la Corte di Giustizia internazionale.

Dopo pochi giorni, si è svolto un altro incontro, stavolta organizzato da Amnesty International - Gruppo 20 di Milano, intitolato "Promote Peace and Reconciliation", cui hanno partecipato Gad Lerner e Susanna Sinigaglia.

Infine, il 25 aprile ha visto in piazza lo striscione su cui è stampato quello che è ormai il logo di chi ha condiviso l'appello.

Oltre a pubblicizzare le proprie iniziative ed elaborazioni attraverso articoli su blog e riviste, si intende proseguire cercando il dialogo con i palestinesi e rafforzando i legami con i gruppi d'opposizione israeliani.

Il movimento che si sta delineando a livello internazionale, (malgrado le sue ambiguità e sbavature antisemite), in seguito all'eccidio di Hamas nel Sud d'Israele, allo sterminio israeliano di Gaza e alle violazioni dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania, avrà forse la forza di riaffermare le garanzie per tutti i popoli, ovunque nel mondo.

Crimini contro l'umanità

Siamo tra le "voci ebraiche" che hanno sostenuto l'appello "Mai indifferenti" perché riteniamo che il massacro indiscriminato  nella Striscia di Gaza, il blocco degli aiuti umanitari, alimentari e sanitari, la riduzione alla fame e alla sete siano crimini contro l'umanità che travalicano di gran lunga il diritto di difesa e di risposta all'aggressione terribile subita da Israele il 7ottobre. Riteniamo, inoltre, che tutto questo sia devastante per il popolo palestinese e un estremo danno per Israele e che la solidarietà per la sicurezza e l'esistenza dello stesso Israele non possa consistere nell'avallare una guerra generalizzata contro il popolo palestinese. 

La questione palestinese non si risolverà mai, come ritiene la destra in Israele, estirpando con la guerra i palestinesi dalla loro terra, ma aprendo la prospettiva politica di un compromesso per la reciproca indipendenza e coesistenza. Il governo Netanyahu, invece, sta gravemente isolando Israele, sta danneggiando le sue alleanze e il suo credito internazionale.

L'uso indiscriminato della forza indebolisce Israele e la sua sicurezza, e anche quella degli ebrei nel mondo, poiché il massacro di Gaza dà alimento all'antisemitismo. A questa linea del governo di estrema destra di Israele abbiamo voluto contrapporci, e molti, ebrei e non ebrei, si sono sentiti sollevati dal non dover considerare gli ebrei, in quanto tali, come una compagine compatta nel sostenere Israele, qualunque sia la sua politica.

Voci libere

Pensiamo che, anche grazie alla nostra presa di posizione critica e a tante altre di ebrei nel mondo, molti si siano sentiti più liberi di giudicare nemici dei palestinesi e della democrazia israeliana Hamas da un lato e il governo di Netaniahu dall'altro, senza dover ritenere che il proprio giudizio possa  essere imputato di inammissibili pulsioni antiebraiche o antisemite.

Anche se minoritarie, prese di posizione come la nostra, hanno favorito la distinzione tra l'ebraismo e una determinata politica di estrema destra di Israele, hanno favorito la distinzione tra giudizio critico dei fatti e antisemitismo, hanno appoggiato il contrasto con l'antisemitismo e soprattutto hanno incoraggiato la libertà di un giudizio lucido, necessario a comprendere e ad aprire prospettive nuove.

L'occupazione dei territori è una malattia cronica e degenerativa sia per gli oppressi palestinesi sia per gli oppressori israeliani. La catastrofe in corso impone una svolta: "Due popoli, due Stati"? Chissà se attuabile nelle prossime generazioni.

 

 

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Gli autori

Stefano Levi Della Torre, d'origine ebraica piemontese e aostana, insegna alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Ha scritto numerosi libri, alcuni dei quali attorno a diaspora, sionismo, fede e credenze, conflitti tra umanità e divino. Ha vinto il Premio Pozzale Luigi Russo nel 1995.

Susanna Sinigaglia, laureata in Scienze Sociali, ha lunga esperienza nel campo dello spettacolo, cortometraggi, cinema, laboratori di danza. È autrice di libri su Israele e Palestina.

 

 

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L'appello

Mai indifferenti. Voci ebraiche per la pace

Siamo un gruppo di ebree ed ebrei italiani che, dopo la ricorrenza del Giorno della Memoria e nel vivere il tempo della guerra in Medio Oriente, si sono riuniti e hanno condiviso diversi sentimenti: angoscia, disagio, disperazione, senso d'isolamento. Il 7 ottobre, non solo gli israeliani ma anche noi che viviamo in Italia siamo stati scioccati dall'attacco terroristico di Hamas e abbiamo provato dolore, rabbia e sconcerto.

E la risposta del governo israeliano ci ha sconvolti:

Netanyahu, pur di restare al potere, ha iniziato un'azione militare che ha già ucciso oltre 28.000 palestinesi e molti soldati israeliani, mentre a tutt'oggi non ha un piano per uscire dalla guerra e la sorte della maggior parte degli ostaggi è ancora incerta.

Purtroppo, sembra che una parte della popolazione israeliana e molti ebrei della diaspora non riescano a cogliere la drammaticità del presente e le sue conseguenze per il futuro.

I massacri di civili perpetrati a Gaza dall'esercito israeliano sono sicuramente crimini di guerra: sono inaccettabili e ci fanno inorridire. Si può ragionare per ore sul significato della parola "genocidio", ma non sembra che questo dibattito serva a interrompere il massacro in corso e la sofferenza di tutte le vittime, compresi gli ostaggi e le loro famiglie.

[…] Per combattere l'odio antiebraico crescente in questo preciso momento, pensiamo che l'unica possibilità sia provare a interrogarci nel profondo per aprire un dialogo di pace costruendo ponti anche tra posizioni che sembrano distanti.

Non siamo d'accordo con le indicazioni che l'Unione delle Comunità ebraiche italiane ha diffuso per la giornata del 27 gennaio, in cui viene sottolineato come ogni critica alle politiche di Israele ricada sotto la definizione di antisemitismo. Sappiamo bene che cosa sia l'antisemitismo e non ne tolleriamo l'uso strumentale. Vogliamo preservare il nostro essere umani e l'universalismo che convive con il nostro essere ebree ed ebrei.

In questo momento, quando tutto è difficile, stiamo vicino a chi soffre provando a pensare e sentire insieme.

Info: www.maiindifferenti.it  

L'appello integrale è pubblicato nel sito di Mosaico di pace, nella sezione "Mosaiconline". 

 

 


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