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Un secolo all'insegna della bomba atomica e della nonviolenza. Da Lanza del Vasto a noi e a un futuro migliore.

 

Le due più grandi scoperte di questo secolo sono: la nonviolenza e la Bomba Atomica. Questa frase di Lanza del Vasto è l'esplicitazione di questo volume. Cosa c'entra la nonviolenza con la Bomba? La terrificante potenza distruttiva dell'atomica ha portato a considerala come "bomba" per antonomasia, con la B maiuscola. Lanza, discepolo di Gandhi e da lui inviato (assegnandogli il nome di Shantidas, Servitore di pace) a diffondere la dottrina della nonviolenza in Occidente, si pone la questione del nucleare militare perché l'uso della Bomba è l'antitesi assoluta del messaggio della nonviolenza. Questa, infatti, vuole la vita, la dignità, la felicità dell'uomo. Quella distrugge per sempre l'umanità intera.

Lanza sembra discutere con i militari e con coloro che sostengono la liceità dell'armamento atomico. Ne smaschera le contraddizioni, quasi ne deride le assurdità, come quella della "deterrenza": come è possibile sostenere che si è più sicuri se tutti aumentano i loro arsenali? Semmai è vero il contrario!

La nonviolenza non è solo affermazione di principi, ma è anche impegno diretto e attivo contro l'ingiustizia e la violenza. Il suo metodo è quello della conversione dell'avversario: coloro che potrebbero scatenare un conflitto atomico sono uomini, che credono di essere nel giusto. La nonviolenza deve destabilizzare le loro convinzioni e farne comprendere le incoerenze.

Queste riflessioni sono state scritte da Lanza all'inizio degli anni Sessanta del secolo scorso (scosso dai numerosi esperimenti nucleari messi in atto dalle potenze atomiche, tra cui la Francia, dove viveva Lanza) e vengono riproposte in questo volume perché il disastro nucleare torna oggi a farsi incombente nella storia attraverso il conflitto in Ucraina, come scrivono in una sorta di postfazione Enzo Sanfilippo e Maria Albanese, responsabili della Comunità dell'Arca italiana. Ma la loro proposta non è solo l'opposizione alla Bomba, bensì l'attenzione alla "inconsapevole complicità tra il quotidiano di tutti noi e la violenza che si esercita ogni giorno nei conflitti planetari". La concreta realizzazione di un impegno personale per opporsi al disastro è fatta di tante dimensioni: il lavoro spirituale, l'accoglienza, le azioni nonviolente, la conoscenza e la verifica delle informazioni, la prevenzione della guerra in tempo di pace, la riduzione delle spese militari, l'assunzione di stili di vita più sobri, la sperimentazione di relazioni e luoghi di vita fraterni.

È la nonviolenza a offrire una via d'uscita dall'empasse in cui si trova il mondo attuale. In questo Lanza cerca il sostegno della Chiesa in un altro testo del 1963 (anch'esso ripubblicato qui) in cui analizza l'atteggiamento della cattolicità di fronte alla guerra.

Papa Giovanni XXIII aveva appena reso pubblica l'enciclica Pacem in terris, nella quale si prendeva una decisa posizione contro la guerra. Lanza (che aveva fatto un digiuno di 40 giorni durante il Concilio per chiedere che si affrontasse questo tema in uno dei documenti conciliari) si rallegra di questo avanzamento della posizione ecclesiale e rilancia la nonviolenza quale completamento e inveramento della condanna della guerra. Non basta dire di no, ma bisogna costruire una pratica alternativa all'uso della violenza, sia quella personale sia quella istituzionale.

Il libro presenta, oltre ai testi di Shantidas, anche il commento di due esperti: un fisico (Antonino Drago) e un teologo (Giovanni Mazzillo), che mostrano la fondatezza delle argomentazioni di Lanza e le attualizzano alla situazione attuale.

Questo è un libro che affronta un tema "pesante" ma lo fa con le parole disarmanti di un grande saggio: esse aiutano la mente a capire e spingono lo spirito a impegnarsi.

 

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Lanza del Vasto, Le due potenze. L'atomica e la nonviolenza, con prefazione di Daniel Vigne e contributi di Antonino Drago, Giovanni Mazzillo, Maria Albanese e Enzo Sanfilippo, Frédéric Vermorel, ed. la Meridiana, Molfetta, 2022

 

 

 


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