Parola a rischio
Qualifica Autore: pastora valdese

Dio ci parla anche attraverso la cura che siamo in grado di avere gli uni per gli altri.

 

La riflessione che segue nasce in un momento particolare, sia per la visione ampia sulla Storia, sia per la quotidianità delle agende che andiamo riempiendo in questo inizio di anno (nel momento in cui l'autrice ha scritto l'articolo, ndr): le guerre che devastano terre vicine e lontane sono lo sfondo su cui si disegnano le nostre giornate, e date significative come quella per il Dialogo ebraico-cristiano o quella della Memoria o ancora la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani ci occupano in questo tempo. Chi sente l'attrazione verso lo studio della Scrittura e, leggendo, si pone in ascolto della Parola di Dio, proprio qui incontra un insegnamento che ha sempre un duplice valore: come aiuto a cogliere l'azione di Dio nella Storia grande e in quella personale, e come indicazione di una via da percorrere verso una vita piena, quella che sviluppa il potenziale di fioritura e di benedizione presente nella promessa della vita stessa.

Il dialogo

La Parola non è generica. Come quando si ascolta la stessa sinfonia più volte e un preciso passaggio, come fosse nuovo, tocca le corde profonde, così un versetto, una parola o addirittura una lettera ebraica capta l'attenzione e dischiude una chiamata inedita. In queste giornate sono proposti due testi per lo studio e la preghiera delle comunità: la Giornata di Dialogo ebraico-cristiano si sofferma sul testo di Ezechiele 37,1-14 e in particolare sul versetto: "Figlio dell'uomo, potranno queste ossa rivivere?", mentre il testo centrale della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani è Luca 10,27: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso" al quale segue la parabola del Samaritano.

In entrambi i testi è presentata una situazione che evidenzia lo stato di bisogno di uno o di molti: la sfiducia degli israeliti simboleggiata dal campo di ossa secche su cui Ezechiele è chiamato a parlare e il comandamento d'amore illustrato nella figura di un uomo che cura un passante aggredito e lasciato mezzo morto per la strada che va da Gerusalemme a Gerico. Giacciono i morti, disarticolati e aridi, giace il ferito: qualcuno se ne prende cura.

Epimeléomai

La parola "cura" risuona esplicitamente in Lc 10,34-35 nel verbo epimeléomai. Se guardiamo alla Scrittura nel suo insieme troviamo molti testi in cui diversi verbi ebraici sono resi in traduzione italiana con il termine "cura": sia che si tratti di azione rivolta da Dio verso gli esseri umani, sia  da questi verso i propri simili, o ancora di una cura da parte degli individui  per gli insegnamenti della Torah, balza sempre in primo piano la bellezza, come ordine e come affetto che promanano da questa parola o dal verbo corrispondente.

Può essere la cura, che nei testi è raccontata, prescritta e lodata, una chiave di lettura che ci consente di intendere il senso complessivo della Parola di Dio che ebrei e cristiani cercano e ascoltano nella Scrittura?

La filosofia del Novecento ha posto attenzione all'atteggiamento della cura come categoria fondamentale per comprendere e per vivere una vita autentica (Heidegger), e ancora più intensamente ne ha fatto un elemento irrinunciabile del rapporto interpersonale (Lévinas); la tradizione ebraico-cristiana ci parla di un fondamentale atto di cura da parte di Dio verso gli esseri umani e di una attenzione specifica a Israele come oggetto di cura attenta che per dirsi usa tutte le figure dell'amore, da quella del genitore, a quella del pastore, a quella della madre che insegna al figlio a camminare o che lo tiene tra le braccia.

Il cristianesimo identifica nella figura del Cristo che si prende cura di uomini e donne e che cura malattie del corpo e dell'anima l'azione fondamentale di Dio verso l'uomo e la fa germogliare come insegnamento che esorta a ripercorrere la stessa via nella reciprocità del curarsi gli uni gli altri.

La tradizione ebraica fa del Pikuach nefesh, l'esigenza di curare e guarire la vita umana, un valore importantissimo.

Curare ed essere curati descrive l'esperienza dell'amore reciproco quando la relazione raggiunge la sua massima fioritura, ma anche l'aver cura di ciò che, insieme agli umani, costituisce il mondo in cui viviamo è atto di amore che si associa alla benedizione fin dalle prime pagine della Scrittura. Tuttavia, c'è un ulteriore potente significato che la parola cura ci offre nel considerare il rapporto con il testo biblico: tutta la Scrittura, osservata secondo una ermeneutica dell'Evangelo (espressione con cui si dice la chiave di lettura complessiva della raccolta canonica, leggendo da Genesi ad Apocalisse il filo di una storia di salvezza che si dispiega) costituisce essa stessa cura per il cuore afflitto e oppresso degli esseri umani del nostro e di ogni tempo. Può davvero una parola essere cura? Sappiamo dalle scienze umane e dalla medicina che, nel bene e nel male, il potere delle parole è grande: ferite psichiche ed emotive, ma anche guarigioni, avvengono per il tramite della parola, che risulta essere molto più compresa nella sua efficacia se considerata, come accade nella lingua ebraica (Davar), indicante sia le parole sia le cose.

La parola con cui Dio crea e ordina la realtà e dà inizio alla vita è il simbolo più intenso della capacità curativa del parlare, come se ogni elemento del discorso avesse racchiusa in sé la performatività che spesso riconosciamo solo ad alcuni atti linguistici. Il rapporto tra parola, ascolto e cura si evidenzia anche nel considerare la forza con cui il testo biblico, incontrato dal lettore, sprigiona la creatività della Parola di Dio, capace di guarire liberando la vita offesa e oppressa. Nel nostro tempo l'alfabetizzazione biblica è un compito importante sia dal punto di vista culturale sia sotto l'aspetto spirituale: l'abitudine a cercare cura dove sembra più facile trovarla non può essere rimproverata a nessuno, ma resta compito di chiunque conosca il potenziale racchiuso nel messaggio biblico: offrirne la forza a chi ne ha bisogno. Se accogliamo l'idea che la pienezza di vita per gli esseri umani si trova nella relazione, si può comprendere come, sia a livello interumano sia nella relazione con Dio o con il divino che ci trascende e ci anima, l'atto di lasciarsi curare e il curare stesso facciano parte integrante della vita in ogni stagione: imparare a rivolgersi a questa Parola ci consente di ricevere ciò di cui abbiamo bisogno, disinnescando un modo di parlare e di parlare a noi stessi che umilia e soffoca invece di aprirci alla vita.

Guarigioni

Sono molte le pagine della Scrittura in cui una parola pronunciata modifica la sorte, guarisce una malattia, annuncia una vittoria o una sconfitta: ma l'aspetto più significativo è forse nella potenza di una Parola che, essendo all'origine del nostro stesso esistere, è la vera fonte della verità sul nostro essere, e si dà a conoscere come amore che si fa vicino e che ha a cuore il nostro cammino. In questo senso porsi in ascolto profondo e attento della Parola, scrutando le Scritture, prestando orecchio laddove essa risuona, è come permettere al medico di visitare il nostro corpo ferito; è consentire all'Amore stesso di prendersi cura di noi, e così chi intende prendersi cura profonda e autentica dell'altro potrebbe esser chiamato a farsi custode e annunciatore di quella Parola che, nel suo stesso risuonare, fa vivere e cura.

 

 


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