Qualifica Autore: coordinatrice Campagne Amnesty International

Un crudele sistema di colonizzazione che prosegue con un'escalation senza via di uscita. E il diritto internazionale?

 

Il 7 ottobre 2023 ha segnato un punto di non ritorno. L'escalation senza precedenti delle violenze tra Israele da un lato e Hamas e altri gruppi armati palestinesi dall'altro sta distruggendo innumerevoli vite. Gli incessanti bombardamenti israeliani stanno facendo salire in modo impressionante il numero delle vittime civili a Gaza: al momento in cui scrivo si contano almeno 24.000 morti, quasi la metà minori. Questa è stata la risposta agli orribili attacchi compiuti in Israele da Hamas e altri gruppi armati palestinesi, che hanno causato circa 1200 morti. Almeno 130 israeliani presi in ostaggio restano in pericolo. I razzi che continuano a essere lanciati contro Israele pongono a rischio la popolazione civile.

Assedio

L'assedio di Israele nei confronti di Gaza ha bloccato l'ingresso di beni fondamentali come acqua, cibo e carburante, costringendo oltre due milioni di persone a lottare per la sopravvivenza. La catastrofe umanitaria, provocata da 16 anni di blocco illegale di Israele nei confronti della Striscia di Gaza, non potrà che peggiorare se i combattimenti non si fermeranno immediatamente.

Tutte le parti coinvolte continuano a commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi crimini di guerra. Anche le guerre hanno i loro principi inderogabili: il principio di umanità, quello di distinzione e infine il principio della limitazione dei mezzi e metodi di combattimento. Nessuno sembra volerli rispettare. Attaccare volutamente civili e portare a termine attacchi sproporzionati e indiscriminati sono crimini di guerra. Israele ne ha commessi a ripetizione, impunemente, nelle precedenti guerre contro Gaza. I gruppi armati palestinesi devono smetterla di prendere di mira, come già fatto in passato e ancora di più oggi, la popolazione civile israeliana e porre fine all'uso di armi indiscriminate: anche queste azioni, a loro volta, sono crimini di guerra.

Le cause profonde di questi ripetuti cicli di violenza devono essere affrontate con urgenza. Ciò significa rispettare il diritto internazionale e porre fine all'illegale blocco israeliano nei confronti di Gaza, in vigore da 16 anni, e a ogni altro aspetto di apartheid vigente nei confronti della popolazione palestinese.

La ricerca di Amnesty International pubblicata nel febbraio 2022 dimostra che Israele impone un sistema di oppressione e dominazione sulle aree sotto il suo controllo, in Israele e nei Territori occupati, e contro i rifugiati palestinesi. Questa discriminazione è proibita dal diritto internazionale.

Leggi, politiche e pratiche volte a mantenere un sistema crudele di controllo sulle e sui palestinesi, li hanno frammentati geograficamente e politicamente, spesso impoveriti e indotti a un costante stato di paura e insicurezza.

Il rapporto rivela la reale dimensione del regime di apartheid di Israele. Che vivano a Gaza, a Gerusalemme Est, a Hebron o in Israele, i palestinesi sono trattati come un gruppo razziale inferiore e sono sistematicamente privati dei loro diritti. Le crudeli politiche delle autorità israeliane di segregazione, spossessamento ed esclusione in tutti i territori sotto il loro controllo rientrano chiaramente in un sistema di apartheid. La comunità internazionale ha l'obbligo di agire. Non è possibile giustificare in alcun modo un sistema edificato sull'oppressione razzista, istituzionalizzata e prolungata, di milioni di persone. L'apartheid non ha posto nel nostro mondo e gli Stati che scelgono di essere indulgenti verso Israele si troveranno a loro volta dal lato sbagliato della Storia. I governi che continuano a fornire armi a Israele e lo proteggono dai meccanismi di accertamento delle responsabilità da parte delle Nazioni Unite stanno sostenendo un sistema di apartheid, compromettendo l'ordine giuridico internazionale ed esacerbando la sofferenza della popolazione palestinese. La comunità internazionale deve affrontare la realtà dell'apartheid israeliano e dare seguito alle molte opportunità di cercare giustizia che rimangono vergognosamente inesplorate.

Corte internazionale di giustizia

Il procedimento avviato dalla Corte internazionale di giustizia sulla denuncia del Sudafrica circa la violazione, da parte di Israele, dei suoi obblighi ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul genocidio, potrebbe contribuire a proteggere i civili palestinesi, porre fine alla catastrofe umanitaria nella Striscia di Gaza occupata e offrire un po' di speranza per la giustizia internazionale.

Il Sudafrica ritiene che la reazione di Israele nei confronti della popolazione palestinese di Gaza, all'indomani degli attacchi del 7 ottobre da parte di Hamas e di altri gruppi armati, ha carattere di genocidio. Il Sudafrica sollecita, pertanto, la Corte a ordinare "misure provvisorie" per proteggere la popolazione palestinese di Gaza, anche chiedendo a Israele di porre fine immediatamente agli attacchi militari che "costituiscono, o danno origine, a violazioni della Convenzione sul Genocidio" e di annullare i provvedimenti che costituiscono punizioni collettive e trasferimenti forzati di popolazione. Le prime udienze si sono svolte all'Aja l'11 e il 12 gennaio. Sono passati oltre 3 mesi, ma non si vede la fine di questa massiccia sofferenza umana, della devastazione e della distruzione cui stiamo assistendo di ora in ora. Il rischio che Gaza si sarebbe trasformata dalla più grande prigione a cielo aperto in un gigantesco cimitero si è rovinosamente materializzato davanti ai nostri occhi.

Un ordine urgente di attuare misure provvisorie sarebbe uno strumento importante per evitare ulteriori morti, distruzioni e sofferenze dei civili e servirebbe a segnalare ad altri Stati che non devono contribuire al compimento di gravi crimini contro i palestinesi.

Le misure provvisorie chieste dal Sudafrica includono la richiesta che Israele desista da atti descritti nell'articolo II della Convenzione sul genocidio, quali "uccidere membri di un gruppo protetto" e "infiggere deliberatamente a quel gruppo condizioni di vita mirate a portare alla sua totale o parziale distruzione". Ne consegue la richiesta a Israele di non eseguire trasferimenti forzati e di non privare i palestinesi dell'accesso adeguato al cibo, all'acqua, all'assistenza umanitaria e alle forniture mediche. Ai sensi della Convenzione nessuno, neanche i più alti esponenti di un governo, possono invocare l'immunità personale per tali atti.

La denuncia del Sudafrica alla Corte internazionale di giustizia cita prove raccolte da Amnesty International, che ha documentato in modo schiacciante crimini di guerra e altre violazioni del diritto internazionale commesse da Israele con i suoi intensi bombardamenti contro la Striscia di Gaza: attacchi diretti contro civili e obiettivi civili, indiscriminati e illegali, trasferimenti forzati di civili e punizioni collettive contro la popolazione civile.

Amnesty International condanna anche i crimini di guerra commessi da Hamas e da altri gruppi armati il 7 ottobre, tra cui la cattura di ostaggi, la deliberata uccisione di civili e i continui e indiscriminati lanci di razzi. Amnesty International sta ripetutamente chiedendo indagini sulle violazioni del diritto internazionale commesse da tutte le parti coinvolte, nonché un immediato e durevole cessate il fuoco, il ritorno in libertà di tutti gli ostaggi civili ancora trattenuti dai gruppi armati a Gaza, la scarcerazione di tutti i palestinesi detenuti arbitrariamente in Israele e la fine dell'assedio illegale e inumano di Israele nei confronti di Gaza.

 

 

 

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La Campagna "Ponti e non Muri" ogni anno, il 29 novembre, celebra la Giornata Onu di solidarietà con il popolo palestinese come occasione per aggiornare l'analisi e lo sviluppo della questione palestinese e israeliana. Nel 2023 si è svolta a Bologna, con ospiti autorevoli che ci hanno regalato tempo, pensiero, idee. A questo link sono disponibili i video della Giornata: https://studio.youtube.com/playlist/PLta_9Niukk45ziS-zVwNol89PnE9Dkplp/videos 

 

 


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