La nuova Charta Oecumenica e la strada del dialogo tra le Chiese.
Non è un momento facile per il movimento ecumenico. Per molte ragioni. Lasciati alle spalle, da parecchio tempo, gli entusiasmi seguiti al Concilio Vaticano II, oggi nelle Chiese europee sembrano prevalere la fatica, il disincanto rispetto ai sogni di unità, la delusione per i risultati ottenuti, giudicati limitati e troppo esigui rispetto alle energie profuse. Anzi, se è vero che ben di rado, come negli ultimi anni, si è discusso pubblicamente di ecumenismo, lo si è fatto in primo luogo sull’onda della perdurante catastrofe ucraina: prese di posizione da più parti, articoli sui quotidiani, molti interventi in rete, in genere per denunciarne la profonda crisi. Talvolta, persino la conclamata inutilità o addirittura la dannosità, sullo sfondo del traumatico palcoscenico bellico, visti gli scarsi esiti conseguiti sinora.
Nodi aperti
Poco dopo l’inizio dell’invasione russa, su la Repubblica era comparso, emblematicamente, un titolo definitivo “La fine dell’ecumenismo”, il 27 aprile 2022, per l’autorevole firma di Alberto Melloni, secondo il quale uscirebbe letteralmente in macerie “quel desiderio di unità visibile che aveva percorso il cristianesimo da fine Ottocento”; e successivamente non sono mancate le tonalità ironiche, al limite del sarcasmo, ad esempio quando ci si è avventurati a tratteggiare le trasparenti contraddizioni delle posizioni filoputiniane sostenute dal patriarca di Mosca, Kirill, con la sua ideologia etnico-religiosa del Russkii mir (il mondo russo).
In realtà, peraltro, andrebbe notato che la cosa appare curiosa, dato che l’ecumenismo è solitamente il parente povero delle discipline teologiche, com’è facile verificare spulciando nei curricula di facoltà teologiche e istituti di scienze religiose di tutta Italia. Ma anche nell’investimento rarefatto al riguardo, da parte di Chiese locali e diocesi, salvo felici eccezioni che non scalfiscono l’assunto di fondo: l’ecumenismo, diciamo così, non ha bucato lo schermo, e la Settimana di preghiera di gennaio (dal 18 al 25) è una rondine che in genere non fa primavera.
Lo scrivo non per accusare chicchessia di lesa maestà nei confronti del dialogo fra le Chiese cristiane, ma al fine di corroborare la seguente tesi: dovremmo semmai ripartire proprio dagli eventi degli ultimi anni, a cominciare dal mancato incontro fra Kirill e papa Francesco a Gerusalemme, previsto per giugno 2022 e annullato per evidenti motivi, ma anche e soprattutto dalle ragioni della clamorosa rottura fra le Chiese sorelle di Mosca e Costantinopoli, la Terza Roma e il Patriarcato ecumenico, che ha provocato una situazione drammatica, che ha il sapore amaro dello scisma interno e le cui radici vengono da lontano, per riflettere sulla necessità – agli occhi degli addetti ai lavori, sempre più evidente – di un nuovo, maggiore e diverso slancio ecumenico.
Nuovo documento
Ecco perché va salutato come un segnale positivo e in felice controtendenza il recente rilancio della Charta Oecumenica, avvenuto a Roma il 5 novembre scorso. Un documento la cui prima stesura era avvenuta, un quarto di secolo fa, in un contesto completamente diverso. Sì, era tutta un’altra stagione, e non solo per il movimento ecumenico.
Quando, il 22 aprile 2001, nella chiesa di San Thomas a Strasburgo, il metropolita Jéremie per la KEK (Conferenza delle Chiese europee) e il cardinale di Praga Vlk, presidente del CCEE (Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee), firmarono la prima stesura della Charta Oecumenica, il futuro dell’incontro tra le Chiese sembrava roseo e profumava di speranza. A differenza di oggi… La sottoscrizione di quel documento – tre parti, dodici punti e ventisei impegni concreti, sottotitolo Linee guida per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europa – veniva dopo le prime due tappe del Processo ecumenico europeo su Pace, giustizia e salvaguardia del creato, transitato a Basilea nel 1989 e a Graz nel 1997, che si sarebbe poi chiuso nel 2007 a Sibiu, Romania. Certo: testo fragile, quello della Charta, si disse allora, e in senso stretto non vincolante per nessuna delle Chiese firmatarie; eppure simbolicamente pregnante e di buon auspicio, venuto alla luce in una fase in cui la fiducia verso il percorso di unificazione continentale era ben maggiore di oggi (e le Twin Towers erano ancora in piedi). Nella splendida città alsaziana il clima era effervescente, e circolava tra i presenti la sensazione che si trattasse di un passo storico per il continente da cui hanno preso le mosse le grandi fratture della cristianità. Gli stessi due organismi avvieranno, nel 2022, un processo di revisione di quel documento, destinato a concludersi con la firma di una Charta rivista e aggiornata a Vilnius, Lituania, il 26 e 27 aprile 2025, se non fosse sopravvenuta la morte di papa Francesco (la versione aggiornata è stata siglata da Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente del CCEE, e dall’arcivescovo Nikitas Lioulias di Thyateira e Gran Bretagna, presidente della KEK).
Il ritornello della Charta originaria era ci impegniamo, ripetuto 22 volte, mentre nell’attuale versione sono diventate 55: con più attenzione all’uguaglianza di genere, ai rapporti con ebraismo e islam, alla pace e la tutela del creato, mentre nei paragrafi finali si tratta di temi quanto mai delicati, come le migrazioni, l’intelligenza artificiale e l’Europa nello scenario mondiale (per il testo completo, in inglese: www.ccee.eu).
La missione
Certo, questa è stata solo una tappa di un cammino che dovrà impegnare le Chiese locali: la missione, sempre la stessa, uscire dai circoli ristretti e aprirsi a un pubblico più vasto, perché, nella vita ecclesiale, al processo di traditio del messaggio deve sempre seguire un processo di receptio nella fede e di redditio nella testimonianza attiva.
Cosa che vale anche per l’ambito ecumenico: alla consegna di un testo concordato a livello interconfessionale dovrebbero seguire la sua ricezione nella fede comune e la sua restituzione attraverso un condiviso e attivo di collaborazione ecumenica. Per questo, l’efficacia della nuova Charta Oecumenica si misurerà nelle diverse diocesi, nelle parrocchie, nei gruppi giovanili, e così via. Nella speranza che si attivi un circuito virtuoso, e che il dialogo fra le Chiese cristiane esca finalmente dagli scaffali degli specialisti per entrare stabilmente nelle assemblee dei consigli parrocchiali, negli impegni dei movimenti ecclesiali, e nella preghiera di noi tutte e tutti, cristiane e cristiani di ogni giorno.
Se l’ecumenismo ha un futuro – e dovrà averlo! – siamo chiamati a immaginarlo, coniugando insieme creatività, fantasia e coraggio. Nella consapevolezza che, con ogni probabilità, le forme storiche del dialogo ecumenico che abbiamo sperimentato nel corso del Novecento si sono definitivamente esaurite, o quasi; e che occorre, in ogni caso, andare oltre. Dove? La fluidità delle appartenenze confessionali, le alleanze trasversali che continuano a formarsi sulle più diverse tematiche, la novità ormai consolidata del proliferare di Chiese indipendenti e di cristiani indisponibili a riconoscersi in una o nell’altra Chiesa storica, e tanti altri mutamenti in corso, richiedono uno sforzo ulteriore e il coraggio di abbandonare presunte certezze.
Se si vuole che il cristianesimo continui a vivere producendo germi di Vangelo, proiettato nel XXI secolo, occorre imparare a ringraziare Dio per i grandi doni che ha fatto a tutte le Chiese, a tutte le religioni, a tutte le donne e tutti gli uomini che Egli ama. Anche perché, come ha detto papa Leone il 6 novembre ricevendo i firmatari della Charta, oggi “ci sono molte voci nuove da ascoltare e storie da accogliere attraverso incontri quotidiani e relazioni più strette, per non parlare dell’urgenza di promuovere dialogo, concordia e fraternità in mezzo al frastuono della violenza e della guerra, i cui echi si sentono in tutto il continente.”
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Per approfondire
Brunetto Salvarani ha scritto numerosi libri, tra i quali segnaliamo:
Vocabolario minimo del dialogo interreligioso.
Per un’educazione all’incontro tra le fedi, EDB, 2008
Il Fattore R. Le religioni alla prova della globalizzazione, EMI, 2012
Autori vari, a cura di Brunetto Salvarani, Violenza e nonviolenza nella tradizione ebraico-cristiana, EDB, 2021
Con Adnane Mokrani, Dell’umana fratellanza e altri dubbi, ed. Terra Santa, 2021
Un percorso difficile anche per Dio. Sul futuro del dialogo cristiano-ebraico, Effatà Editrice, 2024