A cura di Rosa Siciliano
In queste pagine, proponiamo analisi e spunti di riflessione sulla Russia di oggi, sul suo ruolo in Europa e nel mondo intero, sulle religioni e sul dissenso della società civile.
In tanti si oppongono alla guerra in Ucraina e chiedono libertà di espressione e di pensiero. Quale solidarietà ai dissidenti, agli attivisti e ai pacifisti russi dall’Europa e dal mondo intero?
Nodi cruciali perché “guerra e repressione non costituiscono una parentesi, ma una condizione, che interroga non solo la Russia ma anche quanto avviene in Occidente e in altre parti del mondo”.
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- Scritto da R. C. K.
- Categoria: Dossier - Aprile 2026 - La Russia la guerra e il dissenso
L’eredità del Caso Majakovskij.
Esistono nella storia due “casi Majakovskij”. Il primo è naturalmente quello relativo al grande poeta e padre del futurismo russo, Vladimir Majakovskij. La sua morte a Mosca il 14 aprile del 1930, a soli 36 anni, si verificò in circostanze controverse. La versione ufficiale della sua morte per suicidio per ragioni sentimentali avvenne dopo il suo isolamento politico e di pari passo l’attacco del regime staliniano. Infatti, Majakovskij, con le sue opere, esprimeva una critica senza mezzi termini nei confronti del regime. Per questo, è stata ritenuta sempre più plausibile l’istigazione al suicidio o a una vera e propria esecuzione. Fatto sta che quel giorno un colpo di pistola toglie la vita a quello che nella storia della poesia russa e mondiale resterà un mito. Un mito che rimane per generazioni il riferimento di chi si rivolta contro la repressione.
Con la morte di Stalin e l’apertura della fase storica del disgelo e nei decenni a venire, s’insediò la tradizione di ritrovarsi, soprattutto giovani, per declamare poesie di Majakovskij e di altri poeti invisi al regime e per questo proibiti. Il tutto a Mosca, là dove sorge il monumento dedicato al poeta in quella che una volta era piazza Majakovskij e oggi è Piazza Triumfalnaja. Una tradizione che ha visto la partecipazione di molti poeti che subirono la repressione prima e dopo la fase staliniana.
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- Scritto da Giovanni Savino
- Categoria: Dossier - Aprile 2026 - La Russia la guerra e il dissenso
- Qualifica Autore: ricercatore di Storia contemporanea, Università Federico II, Napoli
La Russia post-sovietica: dalla disillusione della libertà alla realtà della guerra.
Sul travaglio causato dal collasso dell’Unione Sovietica e dalla nascita, in quello spazio, di nuovi Stati indipendenti, la riflessione è stata composita e risulta difficile aggiungere elementi originali ad essa. Eppure, il crollo del sistema appare ancora oggi foriero di sviluppi, che, come nel caso della guerra in Ucraina, appaiono tragici e con echi risalenti alla crisi d’identità seguita allo spartiacque 1989-91.
Travaglio, un’immagine non casuale, perché se è vero, come sottolineato in un fortunato libro di Stephen Kotkin, che l’apocalisse era stata sventata (nell’edizione italiana Armaggedon averted è diventato A un passo dall’Apocalisse), le contraddizioni che hanno accompagnato la nascita della Federazione Russa sono state violente, con effetti di lungo periodo: i conflitti interetnici, di cui ricordiamo – per la durata e le distruzioni, in termini di vite umane e di insediamenti – le due guerre cecene (1994-1996 e 1999-2009); l’impoverimento generale della popolazione, con l’aspettativa di vita riportata indietro di decenni e la mortalità fuori controllo; la proliferazione di gruppi criminali con addentellati nell’economia e nella politica e la sensazione generale di perdita, unita però a una sfrenata creatività, alla diffusione di subculture e mode giovanili, a una libertà espressa, più che nella partecipazione politica, nella musica, nella letteratura, nella moda e nei media. Si muore nelle battaglie per riprendere Grozny, e a raccontare, meglio di ogni inchiesta giornalistica, il disagio del reduce è il regista Aleksej Balabanov con la dilogia Brat e Brat 2; la crisi economica divora stipendi e risparmi, e la scintillante vita degli oligarchi appare attraente per alcuni, indegna per tanti altri.
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- Scritto da R. C. K.
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In Russia, la libertà di informazione è negata. Eppure i giornalisti non tacciono.
Il giornalismo indipendente russo è sotto attacco e non solo dal 24 febbraio del 2022, giorno del lancio dell’aggressione all’Ucraina. Lo è da decenni. Il nome della giornalista della Novaya Gazeta, Anna Politkovskaja, è l’unico veramente conosciuto in Italia e nel mondo. Eppure, la lista dei suoi colleghi uccisi nello svolgimento del loro lavoro è interminabile e dovrebbe richiamare l’attenzione e la sensibilità del giornalismo indipendente mondiale e nostrano.
Di fatto, i giornalisti indipendenti russi di oggi sono come quelli ai tempi dell’Unione Sovietica e sono tra quelli che Dmitrij Muratov, premio Nobel per la Pace nel 2021 e fondatore della Novaya Gazeta (il giornale in cui scriveva Politkovskaja), definisce spina dorsale della coscienza civile russa. La redazione di questa storica testata di opposizione è stata decimata nel corso degli anni.
Prima ancora di Anna Politkovskaja, sono scomparsi: nel 2000, Igor Domniko, la cui aggressione è sempre stata considerata collegata alla sua attività professionale; nel 2003, Yuri Shchekochikhin, allora era vicedirettore del giornale oltre che parlamentare, le cui indagini giornalistiche su casi di corruzione fecero tremare chi era al potere; Schekochikhin, che per primo studiò il sistema mafioso italiano per comprenderne le similitudini con quanto andava sviluppandosi in Russia.
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- Scritto da Natalino Valentini
- Categoria: Dossier - Aprile 2026 - La Russia la guerra e il dissenso
- Qualifica Autore: studioso, docente all’Istituto di Studi Ecumenici di Venezia
Il mosaico religioso tra Russia e Ucraina: quale ruolo hanno avuto le religioni in questa guerra?
Del feroce conflitto russo-ucraino, che perdura da oltre quattro anni nel cuore dell’Europa, continuando ogni giorno a provocare morte e devastazione, molto si è detto e scritto sotto il profilo dell’analisi storica, politica, internazionale, strategico-militare, richiamando giustamente la violazione del diritto internazionale, il fallimento della politica e della diplomazia, ma assai scarsa è stata l’attenzione rivolta agli aspetti culturali e religiosi. In particolare, si è trascurato il ruolo svolto in questa guerra dalle diverse religioni e confessioni cristiane, prima della sua esplosione, poi nel corso del suo devastante svolgimento.
Eppure, anche da questo punto di vista, ciò che è accaduto e sta continuando ad accadere è davvero aberrante, tanto più all’interno del contesto cristiano, a causa del totale stravolgimento del Vangelo di pace. L’esperienza di fede cristiana, che in questo contesto culturale ha profonde radici spirituali, connotandone anche gli aspetti antropologici, viene oggi brandita come arma di aggressione, di dissennata difesa della propria identità nazionalista stravolgendone totalmente il contenuto e significato.
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- Scritto da R. C. K.
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Una voce antica di poesia contro la guerra moderna.
In occasione del centenario della scomparsa del grande poeta russo Sergej Esenin, nel 2025, in Russia si sono svolti molti eventi. La sua figura e le sue poesie rappresentano la voce profonda della cultura russa i cui versi sono conosciuti da tutti. Alla fine di novembre 2025, una delle celebrazioni dedicata al poeta si è tenuta nella sala del Santo Salvatore di Mosca. V. è un giovane attore e ama perdutamente Esenin.
Si rivolge al pubblico con un discorso che, partendo dalla memoria di grandi poeti russi vittime della repressione staliniana, passa direttamente a parlare dei poeti e artisti che anche oggi sono perseguitati. V., il giorno stesso, posta il video con il discorso sul suo canale Telegram. Solo chi lo segue da tempo se ne accorge. I media indipendenti lo notano mesi dopo.
Quella di V. è la punta dell’iceberg di un’altra Russia che esiste e si mobilita nella penombra. Sono i russi che scrivono lettere, raccolgono aiuti e fondi per sostenere le spese legali dei prigionieri politici e al tempo stesso aiutano i profughi ucraini. Una realtà significativa, una rete di solidarietà concreta che porta a ricordare la storia dei dekabristi che nei secoli ha tramandato una tradizione di solidarietà in Russia e oggi trova il modo di manifestarsi con una grande capacità di testimoniare e resistere nonostante la repressione del potere.
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