Ciò che veramente caratterizzava la vita moderna non era tanto la sua crudeltà, né il generale senso di insicurezza che si avvertiva, quanto quel vuoto, quell’apatia incolore.
George Orwell, 1984
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- Scritto da Rosy Bindi
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
Con il referendum costituzionale del 22-23 marzo saremo chiamati a decidere su uno dei contenuti più preziosi della nostra Costituzione, su uno dei più importanti presidi delle nostre libertà e dei nostri diritti: la separazione dei poteri, lo stato di diritto. La legge è uguale per tutti e tutti la devono rispettare, non soltanto i sudditi, anche il sovrano perché non può esercitare il suo potere con arbitrio. Non è avvenuto in un giorno il passaggio dalla sudditanza alla cittadinanza, non è mai stato un percorso lineare. Sono le Costituzioni liberali del secondo dopoguerra che hanno posto il sigillo più sicuro a questa architettura istituzionale attraverso quella che, nell’art. 104 della Costituzione italiana, si chiama “autonomia e indipendenza della magistratura da ogni altro potere”. Solo il magistrato autonomo e indipendente da ogni altro potere è nelle condizioni di svolgere le sue funzioni e, nel rispetto della legge, tutelare i diritti e le libertà dei cittadini, di tutti, soprattutto dei più deboli vigilando sul corretto esercizio del potere esecutivo e dei poteri presenti nella società. Non fu così sotto il fascismo, perché la dittatura non poteva permettere che una magistratura autonoma e indipendente sanzionasse l’operato del governo del Duce e i soprusi del regime.
I nostri costituenti sapevano bene che i principi possono essere declamati e persino immortalati in una norma, ma che possono anche essere traditi e aggirati. Infatti, la nostra Carta ha posto a presidio dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura l’autogoverno della stessa attraverso il Consiglio Superiore della magistratura (CSM) al quale spettano secondo l’art 105 “le assunzioni, le assegnazioni e i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”. Tutto questo durante il fascismo lo decideva il ministro della giustizia.
La riforma Nordio-Meloni non cancella formalmente l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, ma aggredisce il principio dell’autogoverno modificando profondamente il CSM, istituendone due, uno per i PM e uno per i giudici, affidando a un ulteriore organismo, l’Alta Corte, le funzioni disciplinari rompendo così un sapiente equilibrio che per 80 anni ha assicurato al nostro Paese una netta separazione dei poteri. Viene spontanea la domanda: perché? Perché tutto questo fino al punto che chi, da magistrato, andrà a far parte del CSM non verrà eletto, ma sorteggiato!
Non eletto come lo sono i parlamentari, i consiglieri regionali e comunali; i membri degli ordini professionali degli avvocati, dei medici, degli ingegneri.
Sorteggiati, non eletti come lo sono i consiglieri e i presidenti delle nostre associazioni, i segretari dei partiti e dei sindacati, i presidenti delle Pro Loco.
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- Scritto da Lidia Maggi
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
- Qualifica Autore: teologa, pastora battista
Un viaggio nella nonviolenza evangelica e sapienziale. Attraverso il corpo e le sue componenti, partendo dalla testa.
Se la nonviolenza è uno stile di vita, uno stare al mondo in modo attivo, rifiutando la violenza, è il corpo il soggetto attraverso cui questo stile si manifesta. Corpi che marciano, si siedono, resistono a chi prova a spostarli; corpi che reagiscono alle aggressioni con tecniche e movimenti finalizzati alla protezione come alla persuasione dell’altro.
La nonviolenza si fa corpo, carne e sangue in tutte quelle persone che, con i loro gesti, le loro parole, i loro passi e persino con i loro sguardi osano immaginare un altro modo di abitare le relazioni, con una particolare attenzione alla gestione del conflitto sociale e del dissenso.
Nessuno escluso
Non è sempre questione di attitudine. Ci sono soggetti miti a cui la nonviolenza calza come abito di sartoria e persone che, per indossare quel vestito tanto desiderato, devono sottomettersi a diete rigorose. Seppure con i dovuti distinguo, nessun corpo viene lasciato nudo dalla nonviolenza. L’immagine dell’abito della nonviolenza calza a pennello!
L’abito esprime l’identità di ognuno di noi. Esso rimanda, poi, all’abitudine, a consuetudini acquisite. Fuori metafora: per dare corpo alla nonviolenza bisogna avere un po’ di disciplina, fare un po’ di esercizio.
Nei mesi passati ho iniziato a soffrire di mal di schiena. Fatti i dovuti controlli, ho iniziato a eseguire, giornalmente, esercizi fisici. Una ginnastica morbida per ritrovare l’elasticità perduta, distendere la colonna vertebrale e correggere la postura. È proprio durante una di queste sedute di ginnastica che, pensando alla nonviolenza, mi sono chiesta: come mai non dedichiamo la stessa disciplina ai nostri corpi che rischiano di ammalarsi e persino bloccarsi a causa del clima tossico di odio, risentimento e violenza a cui, di continuo, vengono sottoposti?
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- Scritto da Emiliano Contini
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
- Qualifica Autore: referente CNCA per il gioco d’azzardo
Dalle calamità alle Olimpiadi: la distorta normalizzazione dell’azzardo.
Ha suscitato un frastuono a dir poco imbarazzante l’immissione sul mercato della nuova lotteria “Win for Italia Team”, ovvero il nuovo gioco d’azzardo a totalizzatore che sarà attivato attraverso Sisal da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Una lotteria pensata per “sostenere” le casse (sofferenti da anni) del CONI con il 26,5% della sua raccolta. Un’operazione di non originale ispirazione, in uno Stato (quello italiano) con il record europeo di perdita complessiva (21 miliardi di euro), nel quale i numeri dell’azzardo superano quelli della spesa alimentare e dove prosegue senza argine alcuno il percorso di normalizzazione del fenomeno.
Questa scelta politica giunge a poco più di un mese dalla Conferenza Nazionale sulle Dipendenze (Roma, 7-8 novembre), fortemente voluta dal DPA (Data Processing Agreement – Contratto per il trattamento dei dati personali) e partecipata da quasi tutti i ministri del Governo: nei lavori conclusivi dei tavoli di esperti, tra le varie annotazioni sul tema-azzardo e la sua diffusione, l’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato la necessità di rivedere la vastità di offerta sul mercato d’azzardo italico. E invece ecco una nuova Lotteria, proprio in prossimità dei Giochi Olimpici, mascherata da strumento di sostegno della compagine italiana. Una modalità già osservata in passato, che mira a camuffare l’allargamento delle già ridondanti opportunità di azzardo attraverso la ricaduta “sociale” delle entrate economiche: è stato così con la liberalizzazione delle VideoLottery (VLT), gli apparecchi-slot nei quali poter inserire le banconote, avvenuta nel 2009 all’interno del decreto n°39 (Abruzzo), post terremoto dell’Aquila; è successo nel 2023, con l’introduzione della quarta estrazione settimanale del Lotto, che avrebbe dovuto sostenere i danni dell’alluvione in Emilia Romagna. Tuttavia, solo 14 dei 45 milioni di euro attesi sono entrati nelle casse pro-alluvionati, ma la quarta estrazione è stata poi messa a regime con la Legge di Bilancio 2025 (art. 13).
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- Scritto da Rosa Siciliano
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
Voci dal Venezuela. In dialogo con Jorge Bastidas, delegato per la Pastorale Giovanile della Provincia del Venezuela dei Salesiani.
L’anno 2026 si è aperto con uno Stato che entra violentemente in un’altro: “I notiziari del mattino del terzo giorno del nuovo anno ci hanno detto di una nazione violata con bombe, morti e rapiti. – commentava Tonio Dell’Olio in Mosaico dei giorni del 7 gennaio (cfr pag.5) – La preoccupazione è diventata presto angoscia perché a operare lo stupro era un’altra nazione ma più potente che saluta il mondo con la statua della Libertà”.
Abbiamo avuto la possibilità di intervistare chi in Venezuela vive e accompagna i giovani in percorsi di educazione alla pace e alla socialità, padre Jorge Bastidas, delegato per la Pastorale Giovanile della Provincia del Venezuela dei Salesiani.
Padre Jorge Bastidas, quali sono le urgenze sociali maggiori oggi in Venezuela?
A fine del 2025 e nei primi momenti di quest’anno, il Venezuela attraversa un paesaggio sociale segnato da contrasti laceranti. Più della metà della popolazione affronta una povertà multidimensionale che va oltre l’aspetto economico: si traduce in case senza elettricità stabile, senza acqua potabile né cibo garantito, nonostante lievi segnali di sollievo nella povertà estrema.
La disparità dei redditi delinea due nazioni. Nei quartieri privilegiati, il reddito pro capite medio è di 347 dollari mensili; nelle baraccopoli e nei villaggi remoti, si riduce a miseri 10 dollari. Così, il 73% delle famiglie soffre di povertà per redditi, e 3,4 milioni sopravvivono in condizioni estreme, aggrappati ai sussidi del governo nazionale come il CLAP (Comités Locales de Abastecimiento y Producción) sono un programma venezuelano creato nel 2016 per distribuire cibo sovvenzionato durante una grave crisi economica, ndr) che reclamano maggiore precisione per combattere la fame reale.
Ancora più allarmante, la salute e l’istruzione hanno eclissato la mera mancanza di denaro come focolai di vulnerabilità. La migrazione rappresenta un’altra problematica devastante: oltre 7 milioni di venezuelani hanno lasciato il Paese negli ultimi anni, spinti dalla crisi economica, dall’insicurezza e dalla mancanza di prospettive, svuotando famiglie, comunità e il tessuto produttivo della nazione, con un impatto profondo sulla demografia e sul futuro del Venezuela.
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- Scritto da Angela Cosmai
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
Percorsi di educazione alla pace e di risoluzione nonviolenta dei conflitti per bambini e ragazzi.
Nella pratica educativa, solitamente, non trova spazio la lettura ad alta voce quotidiana da parte dei docenti di albi, racconti finalizzati alla conoscenza del patrimonio letterario dedicato all’infanzia e alla prima adolescenza. Se vengono attuati progetti laboratoriali in tal senso, la lettura diventa attività didattica riservata all’analisi, alla comprensione testuale, ma non pratica per il piacere di ascoltare e leggere e avviare processi di riflessione e partecipazione attiva su tematiche importanti per la crescita dei bambini.
In classe quinta ho letto un libro, la cui trama, avrebbe avuto l’approvazione del nostro grande Gianni Rodari per la tematica affrontata e per la struttura narrativa scelta dall’autrice Nina Koevoets. “Il primo grande viaggio” edito dal Centro Gandhi Edizioni è un racconto per bambini, che vede protagonisti quattro rondinotti gemelli che si apprestano a intraprendere il loro primo viaggio verso i Paesi caldi all’arrivo della stagione autunnale.
I piccoli incarnano quattro tipologie caratteriali con cui i bambini, sia lettori o ascoltatori, possono identificarsi per affrontare nuove situazioni improntate alla crescita personale, al superamento delle difficoltà, alla risoluzione dei conflitti con modalità nonviolente.
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- Scritto da Simona Fraudatario
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
Diritti cancellati per le donne afghane e rischio di normalizzazione.
Il ritorno dei Talebani al potere in Afghanistan nell’agosto 2021 ha segnato uno spartiacque drammatico nella Storia recente del Paese. Nel giro di pochi mesi, le donne e le ragazze afghane sono state progressivamente escluse dall’istruzione, dal lavoro e dalla vita pubblica al punto da portare le Nazioni Unite a parlare di discriminazione istituzionalizzata basata sul genere. Questo arretramento, che ha il sapore di un ritorno al passato, presenta tutte le caratteristiche di un piano intenzionale e coordinato messo in atto dalle autorità di fatto talebane per la cancellazione definitiva dei diritti storicamente conquistati dalle donne nel Paese.
Nel corso del tempo, le condizioni di vita delle donne sono state influenzate da tendenze spesso contrapposte, derivanti da cambiamenti dei regimi politici, da fasi di conflitto e dal prevalere di forze sociali progressiste o conservatrici, nonché da interpretazioni divergenti della religione. Una dinamica così poco lineare ha caratterizzato per intero la Storia del Paese, segnata da tentativi di modernizzazione, soprattutto nelle aree urbane, e da repentini ribaltamenti. Tra gli esempi più recenti, l’instabilità generata dall’invasione sovietica del 1978 e dall’insediamento del regime talebano dal 1996 al 2001 ha messo a dura prova i diritti progressivamente conquistati dalle donne. Ma è con il dominio talebano che si è registrata una delle più significative regressioni in tema di diritti delle donne.
Ricostruzione
Anche se parziale e per molti versi controversa, nei vent’anni successivi l’Afghanistan ha conosciuto una fase di ricostruzione istituzionale, caratterizzata dalla reintroduzione delle donne nel sistema educativo, nel mondo del lavoro e in quello della politica. La creazione del Ministero per gli Affari delle Donne e della Commissione indipendente per i diritti umani, la promulgazione di leggi a favore di una maggiore protezione delle donne e, nel 2003, la ratifica di importanti strumenti internazionali, come la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW) hanno segnato sviluppi significativi. In questo periodo, l’accesso all’istruzione è aumentato considerevolmente. Secondo i dati forniti dall’Unesco, il numero di ragazze iscritte alla scuola primaria è passato da quasi zero nel 2001 a 2,5 milioni nel 2018. Nel caso dell’istruzione superiore, si è passati da 5.000 studentesse nel 2001 a 100.000 nel 2021, un dato che va letto insieme al progressivo inserimento delle donne nel mondo del lavoro. Inoltre, con il 27% dei seggi alla Camera bassa e il 17% a quella alta, l’Afghanistan si è posizionato tra i Paesi con il più alto livello di rappresentanza femminile in Parlamento.
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- Scritto da Anselmo Palini
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Un obiettore di coscienza nella Roma antica.
Ad Assisi, nella basilica inferiore di S. Francesco, un ciclo pittorico di Simone Martini illustra la vita di San Martino di Tours. In una delle scene vediamo il giovane Martino che riconsegna le armi all’imperatore, una vicenda poco nota su cui vale la pena soffermarsi.
Martino di Tours è una delle figure più conosciute del mondo cristiano antico, grazie alle notizie che ci ha lasciato il suo biografo, Sulpicio Severo, con la “Vita di Martino”. È originario della Pannonia ed è nato nel 316 (o nel 336 secondo altri studiosi) a Sabaria (oggi Szombathley), una città dell’odierna Ungheria. Cresce in Italia, a Pavia, dove probabilmente il padre, un tribuno militare, aveva dovuto trasferirsi. Secondo la tradizione, la sua morte risale all’11 novembre 397.
La Vita Martini, opera di Sulpicio Severo, è un testo letterario che mira all’edificazione spirituale del lettore, prendendo posizione in difesa di Martino contro coloro che lo avversano.
La prima parte del testo di Sulpicio Severo è quella storicamente attendibile, mentre la seconda è sostenuta fondamentalmente da motivazioni agiografiche e ha lo scopo di mostrare un modello che doveva essere seguito soprattutto dai circoli monastici e ascetici del tempo; proporre le gesta di un uomo santissimo, meritevole di essere imitato e capace di spingere alla virtù e alla fede.
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- Scritto da Tibisay Ambrosini
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
- Qualifica Autore: Responsabile rapporti istituzionali e comunicazione della Campagna Italiana contro le Mine
Fotografia di un anno complesso.
La 27a edizione del Landmine Monitor è stata presentata lo scorso 1° dicembre a Ginevra, in occasione del 22° Meeting degli Stati Parte (MSP) alla Convenzione della Messa al Bando delle Mine Antipersona (APMBT) che si è svolto dal 1 al 5 dicembre presso il Palais de Naciones.
Il Monitor 2025, che fornisce i dati relativi all’anno solare 2024, ma con informazioni che coprono fino a ottobre 2025 dove possibile, rappresenta l’impegno della società civile a far sì che i governi rispondano degli obblighi assunti in materia di mine antipersona. Ciò avviene attraverso un’ampia raccolta, analisi e distribuzione di informazioni che coprono tutti gli aspetti dell’azione contro le mine.
Il periodo preso in esame nelle 163 pagine dell’ultima edizione del report presenta un quadro complesso e preoccupante che coincide con l’anno più difficile per la Convenzione dalla sua nascita. L’aumento delle vittime, in particolare tra i civili, la volontà di 5 Stati Parte di uscire dalla Convenzione, il venir meno degli USA come donatori, e non ultima la possibilità che la Polonia torni a produrre questi ordigni indiscriminati, sono alcune delle principali sfide che la Convenzione sta affrontando.
Incidenti
Partendo dal dato forse più doloroso, si nota che tra il 2020 e il 2024 gli incidenti da mina antipersona sono triplicati, rappresentando il dato annuale più alto dal 2011. Più precisamente, nel corso del 2024 le persone uccise o ferite da mine e residuati bellici esplosivi sono state 6.279. Gli incidenti si sono verificati in almeno 52 Stati. L’aumento si è registrato soprattutto nei Paesi colpiti dai conflitti, in particolare quelli che non rientrano nella Convenzione, come ad esempio il Myanmar. Purtroppo, questo Paese per il secondo anno consecutivo detiene il più alto numero di incidenti, pari a 2.029.
La Siria, altro Stato che non fa parte della Convenzione, segue la triste classifica con il secondo dato più alto pari a 1.015 incidenti. Altri Paesi con un numero significativo di incidenti sono l’Afghanistan e l’Ucraina, mentre sono stati registrati oltre 100 incidenti rispettivamente in Nigeria, Mali, Yemen, Burkina Faso, Iraq, Colombia e Sudan. Il 90% degli incidenti registrati coinvolge civili (5.385) e di questi il 47% è costituito da bambini (di cui il 22% sono bambine e il 78% bambini).
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- Scritto da Marisa Cioce
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
L’arte di restare umani in un libro di Alessandra Morelli.
Dopo aver raccontato in “Mani che proteggono” le tappe delle esperienze umane, professionali e spirituali vissute come funzionario dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR) in trenta anni di carriera, Alessandra Morelli torna a riflettere su quell’esperienza parlandoci di “economia della cura”, arte per restare umani.
In dieci capitoletti ci offre dieci riflessioni, frutto degli incontri in città grandi e piccole d’Italia, e confronti con professionisti di vario genere, su come costruire l’economia della cura intesa come spazio per acquistare consapevolezza dell’interdipendenza tra esseri diversi nella solidarietà.
Nella prefazione, Luigino Bruni sottolinea come il “valore della cura” sia cambiato nel corso del tempo. “Pulire i bagni, spazzare le stanze, curare bambini, malati e anziani erano attività affidate a servi e schiavi, poi a nutrici, balie e cameriere, infine a mamme, sorelle e figlie, oggi alle badanti”. Questi ruoli non venivano assunti da donne nobili e benestanti che, anzi, avevano lo stesso atteggiamento distante degli uomini verso la cura e il sacrificio.
Sebbene la cura sia una dimensione essenziale della vita, l’essere stata associata alla servitù l’ha tenuta distante dalla sfera pubblica e quindi dalla politica e dall’economia. Oggi i nuovi schiavi sono comprati sul mercato del lavoro dove i ricchi comprano servizi offerti da chi, per necessità, offre servizi che i potenti non amano e disprezzano. E la maggioranza rimane silenziosa di fronte alla schiavitù-servitù che in economia regna in materia di cura.
Avere cura significa rispondere positivamente ai bisogni dell’altro, perciò Alessandra Morelli ci parla della cura come alternativa alla cultura dello scarto e dell’indifferenza e ci invita a prendere a cuore la vita in tutte le sue dimensioni: è questo il fattore umanizzante della nostra società.
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- Scritto da Nicola Colaianni
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- Qualifica Autore: già magistrato della Corte di Cassazione
Non sono solo i diritti dei migranti a essere violati nei Centri di permanenza per i rimpatri ma l’identità costituzionale del Paese.
I CPR, centri di permanenza per i rimpatri, sono oggetto di frequenti interventi legislativi, incentrati però prevalentemente sui tempi del trattenimento, che è di carattere amministrativo, perché il migrante non ha commesso reato alcuno, ma in nulla si differenza dalla detenzione carceraria. Solo marginalmente affrontato, invece, è l’aspetto strutturale di quei centri, delle loro condizioni estremamente degradate (come, del resto, quelle delle carceri), che costituiscono una negazione della dignità dei migranti.
Condanne
La Corte europea dei diritti umani ha condannato più volte l’Italia per violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti, stabilito dall’art. 3 CEDU. In particolare, nel solo 2023 la Corte ha giudicato tali: a) le condizioni generali nell’hotspot di Lampedusa per la “mancanza di servizi e di spazio, per quanto riguarda in particolare i posti letto, nonché la generale scarsa igiene e inadeguatezza del centro”;
b) il trasferimento di migranti sul territorio nazionale (da Ventimiglia a Taranto e ritorno) senza cibo e acqua sufficienti, peraltro rimasti nudi per circa dieci minuti a seguito di una svestizione forzata senza necessità;
c) il fatto che una minorenne non accompagnata e vulnerabile, anche perché aveva subito diverse violenze sessuali in passato, è stata ospitata per circa otto mesi in un centro di accoglienza per adulti senza l’adozione di misure idonee a garantirle la dignità e la protezione necessaria (Le tre sentenze: Corte europea dei diritti umani 30 marzo 2023, c. J.A. e altri c. Italia; 16 novembre 2023, A.E. e altri c. Italia; 31 agosto 2023, M.A. c. Italia, nda).
Di recente anche la Corte costituzionale (Corte cost. 9 luglio 2025, n. 96, confermativa di Corte cost. 2019, n. 194, nda) ha dovuto ricordare che la necessità di contrastare l’immigrazione irregolare non può “scalfire il carattere universale della libertà personale, che, al pari degli altri diritti che la Costituzione proclama inviolabili, spetta ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”.
Importanti, perciò, sono le modalità di trattenimento: “quanto, indicativamente, alle caratteristiche degli edifici e dei locali di soggiorno e pernottamento, alla cura dell’igiene personale, all’alimentazione, alla permanenza all’aperto, all’erogazione del servizio sanitario, alle possibilità di colloquio con difensore e parenti, alle attività di socializzazione”. Esse non possono essere lasciate alla discrezionalità o addirittura all’arbitrio dell’amministrazione dell’interno.
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- Scritto da Anna Mastropasqua
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
- Qualifica Autore: Consigliera nazionale Pax Christi
Da Bansky a percorsi possibili di cittadinanza e pace nei diversi territori.
L’arte di Banksy, lo street artist britannico la cui identità resta ignota, ha animato un incontro tra la comunità ecclesiale di Tremestieri Etneo e studenti e insegnanti del territorio, nello scorso autunno. Una gita a Modica ha portato alla mostra “Banksy – Realismo Capitalista. L’arte in assenza di utopie”, allestita nell’ex Convento del Carmine.
L’iniziativa ha segnato l’inizio del percorso annuale di impegno sociale, culturale e spirituale della parrocchia. Da anni la comunità ecclesiale dialoga con educatori, ragazzi, genitori e insegnanti attorno a un tema culturale, da cui nascono riflessioni, esperienze, dibattiti e lavori di gruppo.
Il progetto “Pace, giustizia e salvaguardia del creato” prende spunto da opere d’arte: il primo anno ci si occupò di Guernica di Picasso, il secondo del Mandorlo in fiore di Van Gogh. Quest’anno l’attenzione è caduta su Banksy, che denuncia le contraddizioni del nostro tempo con una critica sottile ma incisiva a violenza, consumismo, ambiente, militarizzazione e guerra.
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- Scritto da Luisa Gasbarri
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
- Qualifica Autore: scrittrice
Sacerdotesse allora. Sacerdotesse ora. Ministeri e misteri delle vocazioni femminili.
Ricordo ancora la prima volta che lessi l’espressione Femminino Sacro. Fu una rivelazione. Mi dissi: allora il femminile con il divino qualcosa c’entra! Ero abituata ad accostare Eva al peccato, alla mela raccolta senza consenso, alla sua complicità con una creatura ambigua come il serpente.
Mio malgrado cominciai invece a scoprire un mondo: prima degli dèi patriarcali c’era stata un’unica creatrice, la Grande Dea, la Grande Madre. E la Grande Dea non solo aveva generato ogni cosa, ma l’aveva resa bella e ordinata, dando una forma al mondo, stabilendone i presupposti e i fini.
Poi, garante eterna dell’armonia delle cose, aveva aiutato gli esseri umani a costruire la loro civiltà pacifica, a celebrare la gilanica età dell’oro. Nessuno ha mai cancellato in seguito la Dea dalla Storia: nessun monoteismo ardito è stato in grado d’estirparla dai cuori di uomini e donne.
Madri
Troppo radicata in chiunque l’intuizione empirica per cui è la Madre che dà la vita, il femminile che congiunge naturalmente energia e materia. E oggi le sue sacerdotesse dialogano ancora tra loro da ogni angolo del pianeta: basti pensare a Roma, città papale, che tuttavia sotto il suo cielo offre ospitalità a sacerdotesse d’Afrodite, di Diana, di Era.
Tracce sul territorio riscontrabili ancora nei Nemoralia d’agosto a Nemi o nei vivificanti riti sul Tevere, e penso all’isiaco Navigium. Il mondo politeista non ha mai rinunciato al ruolo cultuale femminile, consapevole che le donne per prime hanno sperimentato il contatto con l’oltre immerse nella natura, quella natura che riflette i ritmi del loro corpo, e apre la via alla magia, quindi alla religione. I sacerdoti dell’anatolica Cibele si castravano volontariamente per diventare femmina e poter servire la Dea; altri indossavano abiti talari dalla foggia muliebre, sperando di meglio mimetizzarsi.
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- Scritto da Patrizia Morgante
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
- Qualifica Autore: Facilitatrice
Come rinnovare i nostri linguaggi per cercare spazi fecondi di relazioni nonviolente?
Le prime parole del pontificato di papa Leone XIV sono state “che la pace sia con voi”. Oggi sentiamo particolarmente il bisogno di pace, non solo come assenza di violenza e guerra, ma come anelito di vivere in sicurezza. Una sicurezza generata dal rispetto della giustizia e dei diritti di tutt*, da relazioni di fiducia e cooperazione.
Il libro di Ermete Ferraro, Grammatica ecopacifista (Ecolinguistica e linguaggi di pace – Quaderni Satyagraha, Centro Gandhi edizioni, 2025) contribuisce a rinnovare il nostro linguaggio perché sia esso stesso spazio di nonviolenza e di vita ma, soprattutto, toglie la polvere all’impegno nonviolento contro guerre e violenze.
“Questo libro è nato per fare sintesi delle esperienze che ho maturato in quasi mezzo secolo d’impegno antimilitarista, ambientalista ed ecopacifista, coniugate con quasi altrettanti di lavoro educativo, sociale e come docente di discipline letterarie. Una lunga storia, iniziata nel lontano 1972 con l’obiezione di coscienza al servizio militare e il servizio civile alternativo…”.
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- Scritto da Ilaria Dell’Olio
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
I segni di profezia, di cambiamenti possibili, di luce e cammini, sono tanti. Li intercettiamo e partiamo dall’esperienza di “Controcorrente”.
Il passaggio di testimone è cruciale, specie quando a consegnarlo è don Tonino Bello. Così, in punta di piedi, custodendo gelosamente le sue parole, mi inserisco nel suo solco, nel solco di Potere dei segni.
L’idea di massima che accompagnerà queste pagine è dar voce a quelle realtà, esperienze e testimonianze che tracciano un segno sul nostro tempo così fe rito e dilaniato. Un segno di speranza. Una speranza fatta di volti e mani sporche, di sguardi e di incontri, una speranza che si fa strada nel capitalismo dominante.
La prima storia ha per protagonista Controcorrente SOS, cooperativa sociale che si occupa dell’inclusione dei ragazzi e delle ragazze con disabilità attraverso corsi di cucina.
Quello che leggerete è un estratto della chiacchierata con Alessandro e Domenico, due dei soci fondatori del progetto.
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- Scritto da Giovanni Capurso
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
- Qualifica Autore: docente di Storia e Filosofia
Per una destinazione universale dei beni.
Da sempre la Bibbia ha ispirato l’arte, la poesia, la filosofia e la letteratura; nella modernità ha condizionato anche le scienze umane e sociali. Negli ultimi decenni ci si sta rendendo conto della sua capacità di ispirare i processi economici e finanziari attraverso quella che, nel loro volume, Giulio Guarini e Alex Zanotelli chiamano “economia sabbatica”.
Anche il Pontefice, di recente, in occasione del Giubileo, ha invitato noi cristiani a non rimanere alla finestra della Storia e far nostre le radici bibliche dell’economia. “Il primo a rimettere i debiti è Dio”, ha sottolineato Francesco durante il primo Angelus del 2025, esortando ciascuno di noi a “chiedere perdono dei peccati, impegnandoci a perdonare a nostra volta chi ci ha offeso”.
“Il Giubileo – afferma – chiede di tradurre questa remissione dei debiti sul piano sociale, perché nessuna famiglia, nessuna nazione, nessun popolo sia schiacciato dai debiti”. E poi: “I Paesi di tradizione cristiana diano il buon esempio, cancellando o almeno riducendo quanto più possibile il debito dei Paesi più poveri”.
La sua voce, come quella di Alex Zanotelli e pochi altri, si leva nella sordità assoluta di uno scandalo che grida giustizia agli occhi di Dio.
Oggi il Sud del mondo è devastato dalla povertà. Troppe ipocrisie ci sono dietro gli apparenti buoni propositi dell’Occidente. Poco più di 2000 super ricchi detengono un patrimonio superiore a quello posseduto da 4,6 miliardi di persone. Eppure, dei poveri, delle disuguaglianze planetarie, in pochi, pochissimi ne parlano.
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- Scritto da Francesco Iannuzzelli
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
- Qualifica Autore: Peacelink.it
Un altro software è possibile.
Una mattina di maggio dell’anno scorso, il Procuratore Capo della Corte Penale Internazionale (CPI), Karim Ahmad Khan, si è recato nel suo ufficio all’Aja. Aperto il proprio computer, ha scoperto che la sua e-mail non funzionava. Il solito problema informatico?
Si trattava invece di una faccenda ben diversa, che ha segnato un punto di svolta nei servizi informatici europei.
Dobbiamo fare qualche passo indietro.
Il 21 novembre 2024 la Corte aveva emesso i mandati di arresto per il premier israeliano Netanyahu e il suo ministro Gallant, come richiesto dal procuratore Khan. A febbraio 2025, Trump, in una delle sue prime controverse decisioni, aveva imposto sanzioni proprio nei confronti di Khan. In base al PATRIOT Act del 2001, tutte le istituzioni finanziare del mondo devono adeguarsi alla lista delle persone sanzionate degli Stati Uniti, bloccandone i conti, altrimenti vengono escluse dal mercato, per loro vitale, del dollaro.
Quella mattina di maggio, non è stata una banca, ma Microsoft che ha deciso di adeguarsi alle sanzioni e “scollegare” il procuratore, bloccandogli l’accesso a tutti i suoi documenti e messaggi.
Una mossa senza precedenti, sia per il danno arrecato alla Corte, che per l’evidente segnale alle istituzioni europee. I fornitori statunitensi, fino ad allora partner tecnologici relativamente affidabili, gettavano la maschera e, noncuranti dei contratti firmati, si allineavano alle bizze di un Presidente burrascoso, deciso a rompere tutti i trattati internazionali.
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- Scritto da Parisa Nazari
- Categoria: Febbraio 2026 - Da Orwell a noi
- Qualifica Autore: iraniana, esponente del movimento “Donna Vita Libertà”
In Iran esplode la rivolta. Un popolo nonviolento contro una repressione violenta e indiscriminata.
Dall’8 gennaio il popolo iraniano sta attraversando una delle fasi più gravi e drammatiche della propria storia recente. Continuano ad arrivare testimonianze dirette, immagini e riscontri provenienti da attivisti, operatori sanitari e fonti sul campo che documentano gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani perpetrate dalle autorità della Repubblica Islamica dell’Iran nei confronti della popolazione civile e dei manifestanti. Il blocco prolungato delle comunicazioni, la censura generalizzata e la propaganda istituzionale impediscono una verifica indipendente e completa dei fatti e rendono impossibile accertare il numero reale delle vittime. Tuttavia, le informazioni disponibili delineano un tragico quadro di repressione violenta e indiscriminata, del tutto incompatibile con gli obblighi internazionali assunti dall’Iran.
Le fonti raccolte denunciano uccisioni di massa dei manifestanti, arresti arbitrari su larga scala, torture, sparizioni forzate, rapimenti ed esecuzioni extragiudiziali.
Le immagini e le prove che continuano a emergere confermano l’uso sproporzionato e illegittimo della forza letale contro civili inermi. Sebbene saranno necessarie con urgenza indagini internazionali approfondite e indipendenti per una ricostruzione completa dei fatti, è già evidente che la repressione ha raggiunto livelli di eccezionale gravità anche per un regime che non si è mai fatto scrupoli a soffocare ogni voce di dissenso dal 1979 ad oggi.
Il blackout digitale totale, imposto per diversi giorni con l’evidente finalità di annientare le proteste di massa e impedire la documentazione delle violenze, riproduce modalità già utilizzate nel novembre 2019, denominato novembre del sangue, oltre a costituire una grave violazione del diritto alla libertà di informazione. Nonostante tali restrizioni, le limitate informazioni disponibili indicano un numero di vittime verosimilmente molto superiore alle cifre stimate riportate dalle organizzazioni internazionali. Emergono evidenze di manifestanti feriti uccisi con colpi di pistola alla testa dopo il ricovero in strutture sanitarie, di persone arrestate e successivamente ritrovate prive di vita, di fosse comuni e di uccisioni di minorenni ad opera di uomini armati con diversi tipi di armi, comprese armi da guerra, alcuni dei quali non parlavano la lingua persiana.
Dossier - Febbraio 2026 - Distopie da Orwell a noi
A cura di studenti e studentesse del Liceo linguistico delle Marcelline di Bolzano
A 75 anni dalla morte del grande scrittore inglese George Orwell, autore del noto “1984”, parliamo di distopia. E di noi, in un mondo controllato e gestito da poteri forti. Giovani studenti rileggono e ripropongono, con interrogativi attuali, l’universo distopico dei romanzi orwelliani, la caduta dell’uomo in essi descritta, la manipolazione della verità e la “neolingua”, l’annullamento del pensiero divergente e l’omologazione. Cosa significa vita privata, in una società subordinata, controllata in ogni sua azione?Come uscire da un sistema di guerra e di sorveglianza di massa?
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