A cura di studenti e studentesse del Liceo linguistico delle Marcelline di Bolzano
A 75 anni dalla morte del grande scrittore inglese George Orwell, autore del noto “1984”, parliamo di distopia. E di noi, in un mondo controllato e gestito da poteri forti. Giovani studenti rileggono e ripropongono, con interrogativi attuali, l’universo distopico dei romanzi orwelliani, la caduta dell’uomo in essi descritta, la manipolazione della verità e la “neolingua”, l’annullamento del pensiero divergente e l’omologazione. Cosa significa vita privata, in una società subordinata, controllata in ogni sua azione?Come uscire da un sistema di guerra e di sorveglianza di massa?
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- Scritto da Francesco Comina
- Categoria: Dossier - Febbraio 2026 - Distopie da Orwell a noi
Un dossier dedicato a George Orwell per parlare del nostro tempo e di noi stessi. La voce ai giovani.
A scuola è possibile leggere il mondo. E raccontarlo. Si può farlo anche nell’orario didattico, si può inserirlo in un corso di letteratura italiana o inglese e ruotare intorno a un classico facendo emergere le ansie, le preoccupazioni, le paure e le opportunità che possono scaturire da questo tempo oscuro che stiamo vivendo. Tutto con gli occhi di ragazzi dai quindici ai diciassette anni, che osservano, percepiscono, analizzano la realtà con molta più immedesimazione e profondità di come gli adulti la vivono e la abitano. E forse è bene lasciare che questi ragazzi, tacciati da molti intellettuali saccenti come nichilisti, pigri, lenti, passivi, addormentati nei flussi del sistema virtuale, diventino attivi e siano proprio loro a spiegarci come vive la generazione Z in un mondo che noi adulti abbiamo fatto diventare orribile, violento, razzista, xenofobo e distopico.
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- Scritto da Nicole Cavazzi, Emily Mattiuzzo, Selma Linder
- Categoria: Dossier - Febbraio 2026 - Distopie da Orwell a noi
La neolingua tra fake news e manipolazione della verità.
La neolingua (Newspeak), introdotta da George Orwell nel suo distopico capolavoro 1984, è il linguaggio ufficiale dello Stato totalitario di Oceania. Non si tratta di una semplice evoluzione linguistica, ma di un’ingegneria linguistica deliberata e sistematica, progettata con uno scopo ben preciso: controllare il pensiero attraverso la limitazione del linguaggio stesso.
Principio di riduzione
Nel cuore della neolingua vi è il principio della riduzione. Il vocabolario viene drasticamente ridotto, eliminando sinonimi, contrari e parole che esprimono sfumature diverse di significato. L’obiettivo è rendere impossibile la formulazione di concetti che sviino dall’ideologia del Partito. Se non esistono le parole per esprimere un’idea, si crede che l’idea stessa non possa nascere o essere compresa. Ad esempio, termini come “libertà” o “uguaglianza” vengono epurati o ridefiniti in contesti strettamente ortodossi, svuotandoli del loro significato originale e sovversivo.
La neolingua opera principalmente su tre vocabolari: vocabolario A per la vita quotidiana, vocabolario B per scopi politici e ideologici, vocabolario C per termini scientifici e tecnici.
La sua grammatica è sem-plificata, eliminando irregolarità e complessità, per favorire una comunicazione diretta e priva di ambiguità, ma solo nell’ottica del Partito.
Le implicazioni di tale manipolazione linguistica sono molto profonde. Limitando la capacità comunicativa ed espressiva, la neolingua mira a impedire lo “psicoreato”, ovvero il pensiero critico e l’opposizione all’autorità. Senza le parole per articolare il dissenso, la ribellione diventa inconcepibile. Il linguaggio, da strumento di espressione e di costruzione della realtà, si trasforma in una gabbia mentale, un mezzo per imprigionare la coscienza individuale e collettiva.
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- Scritto da Luelle Saccani, Desiré Monsorno, Angela Gottardi
- Categoria: Dossier - Febbraio 2026 - Distopie da Orwell a noi
Leggiamo 1984 come un racconto del passato. Ma se invece parlasse del nostro presente?
Analizzando l’opera di Orwell, emerge in particolare il tema della sorveglianza e della privacy, che affligge la società idealizzata del 1984, opprimendola e costringendola a condurre una vita da prigionieri. Al vertice troviamo la figura del Grande Fratello, la mente artefice della manipolazione e del controllo esercitato sui cittadini, che impone loro di riconoscere la sua autorità e i suoi principi. I primi schiavi ideologici ad affiancarlo sono i membri dell’unico Partito esistente, il cui slogan recita: “La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza”. Questi automi spersonalizzati sono indotti a predicare il bipensiero, un meccanismo mentale che consente di sviluppare simultaneamente due pensieri antitetici e credere che entrambi siano veri.
Questo meccanismo rappresenta uno degli strumenti principali attraverso cui le menti umane vengono corrotte. La realtà, infatti, non è più oggettiva, ma viene modellata a piacimento dal Partito, e di conseguenza esposta ai cittadini. Ciò rappresenta un primo vincolo all’individualità, che viene consolidato attraverso teleschermi, ovvero telecamere che sorvegliano l’intera società, conoscendone ogni particolare, con lo scopo di mantenere un ordine politico e sociale predeterminato. Dietro a questi si trova la Psicopolizia, che si occupa di reprimere il dissenso, anche minimo, e di disfarsi delle persone che trasgrediscono alle regole del Partito.
Specchio
Orwell, attraverso questi personaggi, descrive la società di un futuro prossimo, che rispecchia la società di oggi, vittima di poteri totalitari. Purtroppo, anche oggi siamo costantemente sorvegliati in ogni ambito della nostra quotidianità, basti pensare agli sconosciuti meccanismi nascosti dietro ai social media, che mirano ad aumentare l’attrattività di ogni individuo. Queste piattaforme sono diventate un bisogno abituale nelle nostre vite, tanto che farne a meno risulterebbe insolito. La loro diffusione è stata un fenomeno che ha amplificato ciò che Orwell aveva già previsto nella sua opera. È proprio attraverso questi mezzi che la politica tenta di guadagnare consenso, influenzando l’opinione pubblica e la coscienza critica di ognuno di noi. Il loro scopo, come lo era per il Partito descritto da Orwell, è quello di omologare la collettività e inarcarla verso un’ideologia universale che garantisca ordine politico.
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- Scritto da Giulia Acetturo, Clara Fronzi, Ginevra Bormolini
- Categoria: Dossier - Febbraio 2026 - Distopie da Orwell a noi
Da Orwell a noi, dalla distopia del suo romanzo a quella attuale.
Prendiamo del tempo per porci questa semplicissima domanda: esiste davvero la libertà? Essa ha un significato troppo grande per essere compresa a pieno e chiarita in questo breve testo.
Nonostante ciò, è un tema centrale delle nostre vite che dovrebbe aiutarci a scegliere chi essere, senza timore di essere giudicati o esclusi.
La società è impaurita da questo grande potere, si sente minacciata e intimidita. Essa, perciò, impone alla gente idee prestabilite in modo tale che non ci sia confronto tra membri che ne fanno parte. Senza il confronto, le idee di ogni singolo soggetto non vengono espresse e, quindi, neanche prese in considerazione.
Solo invenzione?
La realtà in cui si vive è una realtà, quindi, inventata, distopica, che segue solo ed esclusivamente i pensieri della società corrotta, che ci porta a pensare che questa visione del mondo sia l’unica vera. Distopia deriva dal greco e significa “luogo cattivo” o “società negativa”. Essa è totalmente differente dalla visione utopica, ovvero di una società perfetta, ideale e armoniosa.
Opporsi a una realtà distopica è fondamentale perché in gioco ci sono la libertà, la dignità umana, e la possibilità di vivere una vita autentica e giusta.
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- Scritto da Aurora Bongiorno, Ezra Pizzinini, Giada Rabanser
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Intervista a Gianni Vacchelli: l’attualità di Orwell.
Gianni Vacchelli ci accompagna nella riflessione intorno all’opera di Orwell. Nella sua lunga attività di insegnante, scrittore, militante di un orizzonte altro di senso, ha accettato di conversare con noi in una conferenza online. Vacchelli ha indagato in modo particolare Dante e i temi connessi all’opera del “padre” della letteratura e della lingua italiana, ma ha spaziato anche in altri filoni di indagine da quello teologico-filosofico, con particolare attenzione al pensiero di Raimon Panikkar, a quello più artistico di elaborazione di romanzi e racconti anche di ispirazione orwelliana.
Gianni Vacchelli, possiamo trovare un nesso di attualità fra 1984 di Orwell e le distopie dei nostri tempi sempre più succubi di violenze, guerre, oppressioni, paranoie e spinte all’omologazione del pensiero?
Credo che ci siano molti punti di contatto fra l’attualità e 1984. Uno, ad esempio, è l’esistenza di slogan del partito; nell’opera orwelliana si ripete continuamente che “l’ignoranza è forza”. Avere memoria della Storia è infatti, ancora al giorno d’oggi, molto sminuito, degradante. Un’altra comparazione può essere fatta fra il primo slogan del partito, “la guerra è pace” e i nostri tempi. Questo primo slogan riprende purtroppo il clima di guerre di oggi, come ad esempio il genocidio a Gaza, la guerra in Ucraina, le incursioni violente americane in Venezuela... Ma si potrebbero fare molti altri esempi, visto che in questo momento si registrano più di 100 conflitti nel mondo.
Lei è un dantista, ha fatto studi complessi e approfonditi su Dante e la Divina Commedia, e ha pubblicato Il Dante anticapitalista e l’ultimo Dante, poeta della liberazione. Ci sono, secondo lei, delle similitudini fra il Dante dell’Inferno e le distopie di Orwell?
Possiamo prendere un esempio dall’Inferno di Dante, dove si trova un fiume di sangue, ossia una natura stravolta. Il mondo stravolto di Orwell rassomiglia al mondo stravolto dell’Inferno dantesco. Per di più tutti e due sono molto controllati: l’Inferno dai diavoli e il mondo orwelliano dal Grande Fratello; in entrambi i casi ci si trova davanti a una verità schiacciata. Dante porta con sé una massa di persone senza orientamento mentre Orwell vuole uniformare la massa. L’uomo, infatti, viene offeso: come se la sua vita non valesse più nulla, come se si potesse tranquillamente togliergli tutti i diritti. La differenza che salta più all’occhio potrebbe essere quella che Dante risulta proiettato in un discorso di espiazione e di volo verso la dimensione celeste, mentre Orwell offre un quadro di umanità schiacciata a terra.
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- Scritto da Gregor Bauer, Jacopo Balzarini, Paolo Marino
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La repressione contemporanea opera in modo invisibile, inducendo paura e autocensura là dove crediamo di essere liberi.
Nel romanzo orwelliano 1984 la maggioranza della popolazione è convinta, perché succube del Partito, che la società in cui vive sia giusta, si infervora nelle attività imposte dal potere come, ad esempio, la prevista ora d’odio. Il potere in una società totalitaria, si fonda in primis sulla completa dedizione attiva del popolo. Quando la gente è convinta, è disposta ad essere completamente asservita al potere.
Liberi di esprimerci
Ciò che ci è stato venduto come libertà di espressione (social media) si è trasformato in una distopią sociale. Si può essere certi di poche cose al mondo, e una di queste è certamente il fatto che non si può mai avere l’unanimità a proposito di qualsiasi questione. Non importa quale sia l’argomento di dibattito, ci sarà sempre qualcuno che dissente, chi per opinione differente, chi per adeguarsi e conformarsi a occhi chiusi alla massa di appartenenza pur di sentirsi parte di un qualcosa. Dal momento in cui ci si espone, dunque, sui social, si andrà. inevitabilmente incontro a critiche, che nella maggior parte dei casi non sono costruttive. Il più delle volte non si tratta di dibattiti sani, ma di scontri feroci fra leoni da tastiera in cui colui che elabora la fallacia più nascosta o l’offesa più pesante vince lo scontro. Una tendenza che rispecchia un dibattito segnato da toni sempre più aggressivi e meno costruttivi. Esporsi sui social, esprimendo le proprie opinioni, comporta un immediato etichettamento e in alcuni casi anche l’insulto.
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