Editoriale
Qualifica Autore: missionario comboniano e direttore responsabile di Mosaico di pace

“La pace sia con voi”. Con questo semplice augurio a noi tutte e tutti è affidato un compito esigente: spezzare la logica della violenza e della guerra, scegliere una pace autentica, fondata sulla giustizia, sul riconoscimento della dignità di ogni persona e di ogni popolo, sulla prossimità con le periferie di questo mondo, spesso troppo iniquo e in ricorsa. Il Papa parla di una pace disarmata, nel messaggio del 1 gennaio, Giornata mondiale della pace, “non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti”, e di una pace disarmante, “capace di sciogliere i conflitti, aprire i cuori, generare fiducia, empatia e speranza”. Si delinea l’immagine di un futuro diverso, un cammino da compiere che ci porti a una convivenza nonviolenta, a un disarmo politico, economico e relazionale, a una custodia della casa comune come bene di tutti e di tutte.

“‘Metti via la spada’ (Gv 18,11). Disarma la mano e prima ancora il cuore. – affermava papa Leone lo scorso 11 ottobre – Come già ho avuto modo di ricordare in altre occasioni, la pace è disarmata e disarmante. Non è deterrenza, ma fratellanza, non è ultimatum, ma dialogo. Non verrà come frutto di vittorie sul nemico, ma come risultato di semine di giustizia e di coraggioso perdono. Metti via la spada è parola rivolta ai potenti del mondo, a coloro che guidano le sorti dei popoli: abbiate l’audacia del disarmo! Ed è rivolta al tempo stesso a ciascuno di noi, per farci sempre più consapevoli che per nessuna idea, o fede, o politica noi possiamo uccidere. Da disarmare prima di tutto è il cuore, perché se non c’è pace in noi, non daremo pace.”

Questo è un tempo lacerato dal grido delle vittime. Popoli schiacciati da guerre interminabili, territori devastati, opinioni pubbliche anestetizzate da un linguaggio che, in nome della sicurezza, normalizza il ricorso alle armi, sempre di più e sempre più avanzate.

In questo numero speciale abbiamo provato a dipingere, con la forza delle idee e la grandezza dei sogni, un mondo disarmato. Per non arrenderci alla narrazione della forza, per riaprire spazi di parole diverse, per ritrovare – tutti insieme – il coraggio di costruire la pace disarmata, nonviolenta, che sia politica, economica, giuridica, relazionale. Una pace fatta di accoglienza, di rispetto, di diritti, di parole libere e gentili, di lavoro dignitoso e sicuro, di educazione alla pace e alla nonviolenza ovunque, a partire dalle nostre Chiese e dalle nostre diocesi, come ci ricorda il documento conclusivo del Sinodo. Una pace che parte e porta al disarmo integrale. Che metta al centro la persona e la sua dignità.

La vera sicurezza nasce da relazioni giuste, da istituzioni che evitino le guerre, da comunità che scelgono la nonviolenza come stile politico. Non è ingenuità la nostra. È l’audacia di credere che la storia può cambiare rotta se cambiano i cuori e le strutture. Leone XIV lo afferma con chiarezza quando invita a “disarmare le mani e, prima ancora, il cuore”: un gesto che smaschera l’idolatria delle armi e l’intreccio tossico tra economia, potere e industria bellica.

Il Vangelo annuncia spade che diventano aratri. E don Tonino Bello ci ricordava che la pace la pace è opera della giustizia e va “organizzata”: non basta desiderarla, occorre costruirla smontando le logiche della difesa armata e investendo in mediazione, diplomazia, accoglienza, cooperazione. È questo il terreno su cui germoglia una pace disarmante. Insieme possiamo tessere questa resistenza al riarmo e alla guerra globale, dando voce alle comunità, ai movimenti e ai popoli che lottano senza uso della violenza, a tutti coloro che rifiutano la cultura dell’odio, del denaro a ogni costo, del profitto.

La pace è una scelta evangelica, radicale e liberante. Una scelta che inizia dalle parole, dal consumo critico, dalle scuole smilitarizzate, dalla finanza etica, da un giornalismo di pace, per giungere a un mondo senza armi.

E mentre si alzano sempre più forti le voci di generali che invocano la guerra, accogliamo le Parole di papa Leone ai giovani del Libano lo scorso 1 dicembre: “Avete il dono del tempo, usatelo per sognare e costruire la pace”.

 

 

 

 


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