Siamo tutti equipaggio di terra!

 

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Qualifica Autore: direttore responsabile Mosaico di pace

Credo sia importante riflettere sul tentativo della Global Sumud Flotilla di portare cibo e medicine al popolo palestinese. In queste settimane stiamo assistendo, immobili, a uno spaventoso genocidio. Eppure, l’Occidente continua a tacere o a sostenere, direttamente o indirettamente, il governo israeliano.

Nessun governo occidentale ferma il massacro. Anzi, in tanti sostengono Israele con armi, accordi economici, coperture diplomatiche e tutto quanto necessario per continuare a massacrare il popolo palestinese.

È davanti a questa profonda ingiustizia che uomini e donne di vari Paesi hanno deciso di portare, a Gaza, cibo e medicinali con le proprie imbarcazioni a vela. Siamo grati che ci siano ancora in Europa uomini e donne che onorano il primato della coscienza mettendo in gioco i loro corpi per sfidare le politiche razziste del governo di Netanyahu.

E per sfidare anche i governi dell’Occidente cristiano, complice di questo genocidio (è sufficiente citare le reazioni scomposte del Presidente della Camera e della Presidente del Consiglio Meloni).

Qualifica Autore: teologa, pastora battista

In piedi! Ripartiamo dal basso, dai piedi, per lasciare orme belle in questo mondo.

 

Piedi.

Piedi che lasciano orme.

Piedi che camminano.

Piedi ben piantati per terra.

Piedi che vorrebbero correre,

ma che sanno accontentarsi

anche dei piccoli passi.

Piedi sporchi, feriti, stanchi...

Piedi nudi che sprofondano leggeri

in riva al mare. 

All’estremità del nostro corpo, nel confine più estremo, ci sono loro, i piedi.

Qualifica Autore: Movimento No Base, movimentonobase.it

Dal 25 aprile nell’hub militare toscano e al presidio dei Tre Pini al 2 giugno a Pontedera.

  

Lo scorso 25 aprile, in tanti/e, abbiamo camminato insieme per le strade di San Piero a Grado: non più arterie fondanti della logistica di guerra che quotidianamente si muove sul territorio, ma strade di un percorso determinato di lotta alla guerra e alla devastazione, che ci ha portato a riprenderci il presidio dei Tre Pini (punto di mobilitazione permanente del movimento No Base situato nel Parco di San Rossore a Pisa, ndr).

Percorrere queste vie, passare davanti a Camp Darby e al Cisam (base militare, Centro Interforze Studi Applicazioni Militari, ndr), partecipare al corteo con mille persone e associazioni non è solo una manifestazione. È il tassello sempre più saldo che ci porta verso il nostro obiettivo di pace e di demilitarizzazione del nostro e di tutti i territori.

Sono mesi in cui la guerra si fa ogni giorno più intensa, pervasiva e violenta. Assistiamo sbigottiti a decisioni allarmanti prese con leggerezza. Sono giorni in cui i governi trascinano l’umanità verso distruzione e ingiustizia, si stanziano miliardi per il riarmo mentre si taglia su scuola e sanità e le basi USA come Camp Darby sono direttamente implicate nei fronti di guerra e genocidio come in Iran, in Palestina, in Libano. Di fronte a questo, unitə possiamo virare verso un orizzonte di pace.

Qualifica Autore: Coordinatrice dell’advocacy internazionale di Connection e.V., rappresentante all’ONU di War Resisters International, responsabile rapporti internazionale del MIR Italia

Rifiutare la guerra: Maksim e Yurii, su fronti opposti ma simili.

 

Maksim e Yurii, due persone che vivono in luoghi diversi, parlano due lingue diverse, hanno vissuti diversi, eppure, nelle ultime settimane i loro due nomi sono stati più volte citati in comunicati stampa e appelli della società civile internazionale per chiedere la protezione della loro vita.

Non si trovano al fronte, tuttavia la loro esistenza è fragile e insicura e può essere tragicamente sconvolta come quella di milioni di persone – di civili – vittime delle guerre in corso dall’Iran al Sudan, da Gaza al Myanmar, dal Libano all’Ucraina, passando per il Congo.

Maksim e Yurii, sono un target, non di mirini di fucili (speriamo non lo siano mai) o di droni, ma della retorica bellicista e della propaganda militarista che soffoca ogni aspetto umano della vita degli individui e che procede secondo la (il)logica “del nemico” e “della sicurezza e difesa armata della nazione”.

Qualifica Autore: Pax Christi Bergamo

Un’inquietudine che attraversa il nostro tempo: appello all’economia bergamasca.

 

C’è un’inquietudine che attraversa il nostro tempo. Non è un’emozione passeggera, ma il segnale che qualcosa si è incrinato nel modo in cui guardiamo alla guerra e alla pace. La violenza, che dovrebbe restare l’ultima e più dolorosa delle risorse, viene sempre più presentata come strumento ordinario di governo.

Cambiano le parole – “sicurezza”, “deterrenza”, “stabilità” – ma non cambia la sostanza: la forza non diventa pace solo perché qualcuno decide di chiamarla così.

Intanto, mentre un conflitto domina i titoli, altri dolori vengono spinti ai margini. L’Ucraina resta devastata. La tregua in Medio Oriente è fragile. Il Sahel vive violenze dimenticate. Il Sudan è travolto da una guerra civile che ha costretto milioni di persone alla fuga. Nel Corno d’Africa crisi politiche e climatiche si intrecciano in un’unica ferita aperta. Oltre un terzo dei conflitti più gravi del pianeta si concentra oggi in Africa, ma il valore del dolore sembra cambiare a seconda della latitudine.

Qualifica Autore: Global Sumud Land Convoy

Infrangere il silenzio, rompere l’assedio: la Global Sumud Flotilla e il dovere di non voltarsi dall’altra parte.

 

Mi era stato chiesto di scrivere un articolo sulla nuova missione della Global Sumud Flotilla. Raccontarne lo scopo, il significato, le speranze. Ma i fatti e le emozioni terribili di questi giorni e di queste notti non possono essere incasellati in una cronaca asettica o nella semplice elencazione di numeri, siano essi relativi a imbarcazioni, veicoli o persone.

Parlare della Flotilla oggi, per noi, significa inevitabilmente parlare di ciò che le è stato fatto. Significa parlare di pirateria, di violenza, di impunità. Significa parlare di corpi di compagni picchiati e di due attivisti ancora ostaggi (al momento in cui scrivo, ndr), segnati dalla tortura. Perché questa è la verità con cui dobbiamo fare i conti prima ancora di descrivere le rotte.

Nuova democrazia ed etica economica.

 

“Oggi – scriveva Enrico Chiavacci nel 1985 – la democrazia apre a tutti i singoli cittadini nuovi campi di responsabilità morale diretta” (Teologia morale e vita economica). Passando dalla teoria alla prassi aveva tentato, come altri, di praticare l’obiezione fiscale, ma le disposizioni legislative non lo permettono.

A distanza di oltre 40 anni in presenza di molteplici guerre e di ancor più criminali violenze, contrarie ad ogni etica umanitaria e negatrici di ogni diritto, comunità laiche e religiose si sono interrogate su che cosa fare per rovesciare tale stato di cose.

Ed è parso utile cambiare prospettiva non sulle fondamentali finalità ma sulle modalità dell’azione nonviolenta. Ieri si agiva in base all’obiezione antimilitarista, sulla scorta del famoso detto ‘l’obbedienza non è più una virtù’. E ci fu chi scrisse l’elogio della disobbedienza.

Qualifica Autore: comunicatrice digitale, facilitatrice, formatrice www.patriziamorgante.com

Rapporto Giovani 2026 dell’Istituto Giuseppe Toniolo. L’universo giovanile in un’analisi puntuale e aggiornata.

 

“Questo non è un Paese per anziani”. Questa frase è stata pronunciata da una mia cara amica che trovava inconcepibile programmare una riunione dopo le 21. Nella mia ingenuità ho pensato che scherzasse, poi, invece, mi sono resa conto che lo sentiva veramente. Posso comprendere il suo malessere davanti a un desiderio ancora forte e vivo di partecipazione che confligge con esigenze dovute all’età o a situazioni di fragilità di salute familiare.

L’Italia non cresce demograficamente e, quindi, è uno dei Paesi con più anziani e un’età media alta (più di 48 anni). Tema, a mio avviso, poco studiato: quali implicazioni comporta nella biografia di una persona l’aumento dell’età di vita accompagnato da un buon stato di salute?

“Se gli anziani sono stati i più esposti sul piano sanitario, i giovani hanno pagato il prezzo più alto in termini di formazione, lavoro e transizione di vita” (Introduzione Rapporto Giovani 2026).

Qualifica Autore: Associazione Karama

Per non dimenticare il popolo saharawi.

 

Il 20 marzo scorso, a Sesto San Giovanni, all’interno di un corso di Geografia umana organizzato dal Centro Studi Problemi Internazionali, due socie dell’associazione Karama hanno tenuto una partecipata lezione dal titolo “Sahara Occidentale: ultima colonia d’Africa”.

L’incontro, aperto con una breve presentazione della rete di sinergie che lega l’associazione Karama al Centro Studi Problemi Internazionali, ha visto come prima protagonista Giovanna Andreoni, sulla scorta della sua tesi di laurea in Mediazione Linguistica e Culturale.

La Andreoni ha ripercorso l’excursus storico sul Sahara Occidentale, nei suoi tre periodi: precoloniale, coloniale e contemporaneo. Si sono attraversate la storia dell’invasione marocchina, la guerra di Resistenza, la fondazione della RASD (Repubblica Araba Sahrawi Democratica), Stato membro dell’Unione Africana, fino alla costruzione del Muro della vergogna, un sistema di sette muri di sabbia lungo 2700 km, attrezzato di campi minati, postazioni militari sempre attive e torrette d’avvistamento.

Qualifica Autore: coordinatore nazionale Pax Christi Italia, Attac Italia

La ragioni economiche e sociali della guerra russo-ucraina.

 

Dopo la caduta del comunismo reale, dopo la fine dell’Unione sovietica, l’economia russa è, tra le economie di nuova industrializzazione, una delle meno felici, malgrado una grande ricchezza di materie prime, usate più per scopi strategici, persino militari – come dimostra il caso del gas – che per rendere il Paese più ricco.

Nel tempo, la crescita potenziale del Paese si è via via ridotta, anche se la pandemia era stata affrontata con una maggior capacità di resistere agli urti, ora venuta meno con le sanzioni. Troppa politica e poca economia, si potrebbe dire. Politica nel senso deteriore del termine, quello della ricerca del potere-controllo, e non nel senso migliore, di valorizzazione (in senso qualitativo) delle risorse esistenti anche allo scopo di risolvere i problemi della società.

Dopo anni di transizione, la Russia è, quindi, ancora al palo: un Paese con un PIL pari a quello di Olanda e Svizzera messe insieme e un reddito pro capite relativamente basso, appena superiore a quello della Bulgaria, anche se il tasso di povertà (popolazione che vive con meno di 5,5 dollari al giorno) è molto più basso che altrove.

Qualifica Autore: già vicepresidente Pax Christi Italia

Il neocapitalismo plutocratico e finanziario, Trump e i poteri mondiali.

 

Gli interventi di papa Leone tra marzo e aprile 2026 (con il viaggio in Africa) smascherano la nuda ferocia del potere oggi dominante nei vari continenti, in particolare il comportamento disumano e teologicamente blasfemo di autocrati come Trump, Putin, Netanhyau, fondamentalisti islamici, ebraici, cristiani, induisti, diffusi in vari continenti.

Senza entrare direttamente in contraddittorio con Trump, Vance, e Rubio, Leone ha il merito di svelare la gigantesca verità del potere mondiale operando, contemporaneamente, un salto etico-politico (la guerra è strage di innocenti, un affare economico predatorio, un crimine contro l’umanità), un grido teologico (la guerra è idolatria blasfema, una forma di deicidio), un sussulto civile in nome della libertà responsabile (basta coi tiranni, i prepotenti e i predatori), suscitando un ampio consenso.

Leone avverte che la posta in gioco è altissima perché riguarda, contemporaneamente, il dolore del mondo, la speranza di ognuno, il destino dell’umanità e la sostanza della fede cristiana.

La presentazione del nuovo documento di Kairos Palestine nelle parole di Rifat Kassis, coordinatore generale di Kairos for Palestine.  

 

Nel 2009 i leader cristiani palestinesi pubblicarono un documento storico, Kairos Palestina: «Un momento di verità». Non si trattava semplicemente di una dichiarazione politica, né di un’astrazione teologica. Era un grido di fede e di speranza nato dalla sofferenza, nonché un appello alla coscienza rivolto al mondo.

Invitava la Chiesa mondiale a passare dalla carità alla solidarietà, alla lotta comune e alla responsabilità per le proprie azioni. Abbiamo domandato a Rifat Kassis di commentare questo nuovo documento. 

Oggi, a più di quindici anni di distanza che ne è stato di quel momento della verità?

La risposta dolorosa è questa: la situazione non è migliorata. Si è deteriorata, in modo profondo e pericoloso. E ora ci troviamo di fronte a realtà che vanno ben oltre quanto descritto nel 2009. Kairos for Palestine ha ritenuto, quindi, di prendere l’iniziativa con un nuovo appello, per riproporre “un momento di verità” con il titolo “La fede in tempo di genocidio”.

Voci dal Sinodo della Chiesa Evangelica Luterana in Italia.

 

C’è un modo di stare al mondo che non fa rumore. Non perché non abbia nulla da dire, ma perché ha imparato che le parole pesano, e che quelle pesanti non si sprecano. I luterani italiani lo sanno da secoli – da quando essere luterani in Italia significava essere stranieri due volte, per lingua e per fede.

La terza seduta del ventinovesimo Sinodo della Chiesa Evangelica Luterana in Italia, riunito a Roma dal 30 aprile al 3 maggio 2026, è stata la fotografia di una Chiesa che sta cambiando, che sa di dover cambiare, e che ha scelto di farlo senza cedere alla fretta né all’angoscia.

Un Sinodo luterano non è un consiglio di amministrazione, anche se a chi non lo conosce dall’interno potrebbe sembrarlo: si parla di bilanci, di sedi, di quote societarie. Ma la forma sinodale è, in sé, una dichiarazione teologica. Dice che le decisioni non cadono dall’alto, che la comunità è soggetto e non oggetto della propria vita. In un’epoca in cui le istituzioni faticano a giustificare la propria autorità, questo non è un dettaglio. È la sostanza.

Don Tonino ha aperto la strada della convivialità e dell’ascolto. Dei diritti. Oggi la raccontiamo con Espérance Hakuzwimana.

 

“Le storie sono state un modo per non diventare una bugiarda”. Così Espérance Hakuzwimana, scrittrice di origine ruandese classe 1991, spiega alle bambine e ai bambini la sua passione per la scrittura, intesa non solo come espressione creativa, ma come necessità profonda di verità e di costruzione di sé.

Espérance Hakuzwimana è giunta in Italia dal Ruanda all’età di quattro anni ed è stata adottata da una famiglia bresciana. Sin dalla tenera età ha coltivato il sogno di diventare una scrittrice e ha tenuto fede a questo desiderio, nonostante gli adulti attorno a lei le consigliassero di intraprendere un lavoro più “sicuro”, ritenendo la scrittura un percorso incerto e poco stabile.

Me la sono andata a cercare: l’ostinazione necessaria di Giuliana Sgrena.

 

Me la sono andata a cercare. Diari di una reporter di guerra di Giuliana Sgrena (Laterza, giugno 2025) è molto più di un memoir: è una testimonianza politica e umana sul giornalismo di guerra, sulla manipolazione dell’informazione e sulla necessità di continuare a raccontare ciò che i poteri preferiscono occultare.

“Quando noi denunciavamo il terrorismo islamico, l’Occidente diceva che dovevamo trattare con gli islamisti per risolvere i nostri problemi. Poi, dopo l’11 settembre, l’Occidente ha scoperto il terrorismo islamico e noi siamo diventati tutti potenziali terroristi”, sosteneva Cherifa Bouatta. Sono tra le prime parole riportate nel libro, raccolte da Sgrena nel 2011, ma riferite al “decennio nero” dell’Algeria, tra il 1992 e il 2002.

Qualifica Autore: Peacelink.it

Impatto e resistenza dei server e delle reti ad alta velocità.

  

I data center sono edifici industriali che ospitano migliaia di server, sistemi di raffreddamento e reti ad alta velocità: ogni ricerca, ogni transazione bancaria, ogni messaggio su una piattaforma social passa attraverso uno di questi impianti.

Li costruiscono e gestiscono grandi aziende come Amazon, Microsoft, Google e Meta, o operatori specializzati come Equinix e Digital Realty. Il motore principale della loro espansione è l’intelligenza artificiale: la domanda di energia elettrica dei data center è destinata a più che quadruplicare entro il 2030.

Questi impianti hanno vantaggi di scala, ma il costo ambientale è enorme.

Quale lo stato di salute dell’obiezione di coscienza in Europa?

 

 

Una cartina dell’Europa che si tinge progressivamente di verde, o meglio di grigioverde. Non descrive gli effetti del Green New Deal, bensì gli Stati che stanno reintroducendo (o non hanno mai abolito) la coscrizione militare. È la fotografia offerta dall’annuale Rapporto dell’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (www.ebco-beoc.org) che descrive lo stato di salute dell’obiezione di coscienza al servizio militare in 49 Stati membri del Consiglio d’Europa.

E così, accanto agli Stati “verdi” (ai 16 dell’anno scorso si aggiunge la new entry della Croazia) spicca il “rosso” di Ucraina, Turchia e Azerbajan, nazioni con leva obbligatoria che però non riconoscono alcuna forma di obiezione di coscienza. Il resto del continente è dipinto di blu, ma solo perché la situazione è aggiornata al 2025.

A cura della Redazione

Repubblica, Costituzione e antifascismo

Ottant’anni fa, con uno storico referendum, nasceva la nostra Repubblica.

Nelle pagine di questo dossier, proponiamo un viaggio tra storia e diritti, tra luci e ombre, tra padri e madri costituenti e conquiste sociali costruite dal basso.

Una Costituzione germogliata da dialoghi e da sogni, che affonda le sue radici nell’antifascismo, ieri e oggi.

Lavoro, uguaglianza e pace: i nostri valori portanti sono messi a dura prova da disuguaglianze sociali, riarmo e riforme istituzionali.

Come non tradire lo spirito democratico e pacifista della Costituzione nata dalla Resistenza?

 

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