Parola a rischio
Qualifica Autore: direttrice della Catholic Nonviolence Initiative co-presidente di Pax Christi International

Guarire la comunità umana.

 

Verso la fine di luglio, nella memoria dei santi Marta, Maria e Lazzaro, la comunità cattolica tornerà a raccontare l’episodio in cui Gesù risuscita il suo amico Lazzaro. Un evento così potente che molti lo considerano la “goccia che fece traboccare il vaso”, conducendo alla decisione di mettere a morte Gesù; il racconto di Lazzaro viene spesso proclamato anche verso la fine della Quaresima.

In quest’anno, mentre assistiamo alla forza delle azioni nonviolente nel contrastare la violenza politica, le parole di Gesù a Marta – “Io sono la risurrezione e la vita” – acquistano forse un significato ancora più profondo.

La forza di Gesù

Nel tradizionale messaggio Urbi et Orbi, papa Leone XIV ha affermato: “La forza con cui Cristo è risorto è interamente nonviolenta. È come quella di un chicco di grano che, marcito nella terra, cresce, rompe le zolle, germoglia e diventa una spiga dorata.

È ancora più simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, rifiuta l’istinto della vendetta e, colmo di compassione, prega per chi ha commesso il male… questa è la vera forza che porta pace all’umanità, perché favorisce relazioni rispettose a ogni livello: tra individui, famiglie, gruppi sociali e nazioni… La risurrezione di Cristo è l’inizio di una nuova umanità; è l’ingresso nella vera terra promessa, dove regnano giustizia, libertà e pace, dove tutti si riconoscono fratelli e sorelle, figli dello stesso Dio che è Amore, Vita e Luce”.

Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, tremila agenti federali statunitensi per il controllo dell’immigrazione sono stati inviati nello Stato del Minnesota con l’intenzione dichiarata di individuare immigrati senza documenti – in particolare persone accusate di reati – e deportarli. L’operazione, denominata “Operation Metro Surge”, condotta dall’ICE e dalla CBP, è andata ben oltre il perseguimento di persone coinvolte in attività criminali e, spesso con un uso eccessivo della forza, ha portato all’arresto di cittadini statunitensi, minori, immigrati con status legale, persone razzializzate e membri nonviolenti della comunità che tentavano di documentare comportamenti abusivi degli agenti.

Il livello di violenza ha scioccato il Paese. Nel gennaio scorso, agenti federali hanno sparato a tre persone a Minneapolis, uccidendo due cittadini statunitensi, Alex Pretti e Renee Good. Nemmeno chiese, luoghi di culto, scuole e raduni pubblici nonviolenti sono stati risparmiati dalle operazioni e dagli arresti. 

Prossimità

Un articolo di Adam Serwer sulla rivista The Atlantic ha coniato il termine “neighborism” (potremmo tradurre: “vicinanza di prossimità” o “solidarietà di vicinato”) per descrivere le vaste azioni nonviolente di resistenza e non collaborazione nate contro l’Operation Metro Surge.

In un momento in cui persone residenti legalmente negli Stati Uniti avevano paura di uscire di casa per il colore della pelle e in cui tra il 20 e il 40% degli studenti risultava assente a scuola, gli abitanti del Minnesota hanno risposto con azioni ampie, organizzate e in larga misura nonviolente.

Erano persone comuni: giovani e meno giovani, genitori, vicini di casa, insegnanti, operatori sanitari, commercianti, iscritti ai sindacati, religiose e religiosi, ministri di culto. Vi era una “consapevole e strategica assenza di confronto fisico”, perché gli attivisti avevano scelto di privilegiare “protezione, aiuto e osservazione”.

Serwer distingue tre gruppi principali:

• i manifestanti presenti agli eventi pubblici e alle marce nel centro di Minneapolis o all’aeroporto durante i voli di deportazione;

• coloro che caricavano le proprie auto con cibo, prodotti per l’igiene e materiale scolastico raccolti nelle chiese e nelle scuole per sostenere le famiglie nascoste o aiutarle a pagare affitti e mutui;

• gli osservatori di ICE Watch, pedoni e automobilisti che pattugliavano i quartieri e avvertivano della presenza degli agenti federali.

Secondo Serwer, il “neighborism” è “l’impegno a proteggere le persone che vivono accanto a te, indipendentemente da chi siano o da dove provengano… Gli abitanti del Minnesota insistono che i loro vicini restano tali sia che siano nati a Minneapolis sia a Mogadiscio. È, probabilmente, una filosofia profondamente cristiana…”.

Anche Deepak Bhargava, presidente della Freedom Together Foundation, ha raccontato quella resistenza: “Il 23 gennaio centinaia di migliaia di abitanti del Minnesota (il 38% degli elettori dello Stato) hanno partecipato a uno sciopero generale cittadino. Più di 700 attività hanno chiuso e oltre 50.000 persone hanno marciato al freddo per protestare pacificamente contro la repressione governativa e i rapimenti di membri vulnerabili della comunità. Nonostante provocazioni e intimidazioni, il movimento del Minnesota ha mantenuto una straordinaria disciplina e un forte impegno per la nonviolenza”.

Alla fine, pacificamente, la popolazione del Minnesota ha costretto l’amministrazione statunitense a interrompere l’operazione.

Pax Christi

L’Istituto cattolico per la nonviolenza di Pax Christi International lavora su tre dimensioni della nonviolenza: le esperienze concrete nei contesti reali; le pratiche nonviolente e il potere strategico; la nonviolenza evangelica e il ruolo della Chiesa.

In un tempo segnato da fratture, guerre e violenze diffuse, quanto accaduto in Minnesota mostra che la nonviolenza evangelica non è un ideale ingenuo, ma un cambiamento di paradigma necessario: una visione capace di trasformare le relazioni tra le persone e tra i popoli, di guarire il disordine sociale e di fondare un futuro più giusto e pacifico nella logica stessa della Risurrezione, verso una pace disarmata e disarmante.

 

 

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Alex Zanotelli, nostro direttore responsabile, ha curato una rubrica sulla nonviolenza evangelica. Nel sito di Mosaico di pace abbiamo raccolto e pubblicato i suoi articoli. Potete trovarli in questo link, con il titolo “Gesù e la nonviolenza”: www.mosaicodipace.it/index.php/rubriche-e-iniziative/rubriche/approfondimenti/mosaico-online/5719-gesu-e-la-nonviolenza 

 

 

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L’Istituto Cattolico per la Nonviolenza è un progetto di Pax Christi International. Promuove la nonviolenza nella Chiesa attraverso la riflessione teologica, la ricerca fondata sulle esperienze maturate a livello globale, il dialogo e la formazione.

La sua missione è rendere più accessibili ai responsabili, alle comunità e alle istituzioni della Chiesa cattolica la ricerca, le risorse e le esperienze vissute di nonviolenza, così da approfondire la comprensione cattolica e rafforzare l’impegno nella pratica della nonviolenza evangelica.

Per realizzare questa missione e raggiungere i propri obiettivi, l’Istituto Cattolico per la Nonviolenza opera principalmente come istituto virtuale, mantenendo una piccola presenza fisica a Roma.

Info: About The Catholic Institute for Nonviolence - PAX Christi International 

 

 

 

 

 


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