Esiste un legame tra patriarcato e forza bellica?
Che rapporto tra l’esibizione machista dell’uso della forza e la cultura bellica dominante?
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- Scritto da La Redazione
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
Oggi alcune parole terribili stanno diventando la nostra normalità.
Le parole sono la rappresentazione del mondo, strumenti potenti che lo descrivono e, nel contempo, lo costruiscono. Lo descrivono, perché ne consentono la narrazione e la raffigurazione; lo costruiscono, perché, senza di esse, quel mondo non esisterebbe.
Come qualsiasi costruzione umana, le parole mutano nel tempo, cambia il loro significato originario, a volte in maniera “naturale”, altre con modalità propagandistiche o manipolatorie (tanto ci sarebbe da dire, a tal proposito, sul tema della comunicazione!).
“Si è rotto il patto – di catoniana memoria – tra le ‘cose’ (res) e le ‘parole’ (verba) […] – scrive Ivano Dionigi, in ‘Benedetta parola’ – La parola non tiene più dietro alla cosa, divorzia da essa…”.
Pensiamo, ad esempio, a “deportazione” e “fascismo”, termini storicamente legati tra loro. Come non comprendere che dentro la parola fascismo c’è anche deportazione, razzismo, divieto di manifestare?
È ancora nell’aria il profumo della Festa della Liberazione dal nazifascismo: come non constatare che “fascismo” non è solo una parola legata a un periodo storico, ma è sempre più sdoganata e richiama realtà drammatiche come il razzismo e la deportazione?
Tale parola – fascismo, appunto – con la sua portata di violenza, ingiustizia, ineguaglianza, è sempre più libera di circolare, supportata anche dai troppi decreti sicurezza che si susseguono, riducendo di fatto diritti e uguaglianza.
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- Scritto da Marie Dennis
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
- Qualifica Autore: direttrice della Catholic Nonviolence Initiative co-presidente di Pax Christi International
Pace, nonviolenza e la comunità dell’amore.
Nelle letture della Scrittura tra Pasqua e Pentecoste, Giovanni evangelista e gli Atti degli Apostoli di Luca descrivono la reazione della comunità amata da Gesù alla sua crocifissione. Erano terrorizzati, nascosti dietro porte chiuse quando Maria di Magdala portò loro un primo barlume di speranza: aveva visto Gesù. Poi…
Pace a voi
Gesù venne, stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi. Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. E, detto questo, soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo…” (Giovanni 20,19-23).
Gli amici di Gesù avevano camminato con lui andando verso Gerusalemme. Avevano sperimentato la crescente tensione e il pericolo sempre maggiore, mentre le autorità politiche e religiose riconoscevano la sfida che Gesù rappresentava all’ordine violento costituito dell’occupazione romana e dell’esclusione sociale.
Egli minacciava i potenti promuovendo una comunità inclusiva e insegnando e praticando con coerenza la nonviolenza: amate i vostri nemici (Mt 5,44); porgete l’altra guancia (Mt 5,39); chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei (Gv 8,1-11); rimetti la tua spada nel fodero (Mt 26,52).
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- Scritto da Ilaria Dell’Olio
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
L’esperienza e le proposte di iCare per favorire l’inclusione e i diritti sociali.
“Interessare la comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini”. Questa la vision di iCare Cooperativa sociale di comunità, progetto nato nel 2017 da un’idea di mons. Domenico Battaglia, allora vescovo della diocesi di Cerreto Sannita-Telese Terme-Sant’Agata de’ Goti.
Attualmente la cooperativa è composta da 70 soci e ha sede a Cerreto Sannita in provincia di Benevento. iCare trasforma le fragilità in opportunità, in percorsi che pongono al centro la piena realizzazione della persona, a partire da una lettura dei bisogni del territorio. Il progetto di iCare è finanziato e sostenuto dall’8 per mille della Chiesa cattolica.
Per riuscire in questo intento, importante è l’incontro con altre realtà quali università, centri per l’impiego, parrocchie, associazioni. Tra gli obiettivi vi sono la riduzione delle diseguaglianze economiche e sociali, favorire la giustizia e la pace sociale.
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- Scritto da Mao Valpiana
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
- Qualifica Autore: presidente del Movimento Nonviolento e coordinatore della Campagna “Un’altra difesa è possibile” per Rete italiana Pace e Disarmo
Una nuova grammatica per la sicurezza: la Difesa civile non armata e nonviolenta.
Viviamo in un’epoca segnata dall’escalation dei conflitti globali e da una retorica che vede nel riarmo l’unica via per rafforzare la propria difesa.
Sembra, quindi, andare in totale controtendenza la visione alternativa e profondamente radicata nella Costituzione italiana: la Difesa civile non armata e nonviolenta (DCNANV), una proposta politica e sociale strutturata che mira a ridefinire il concetto stesso di “difesa della patria” che non si esaurisce nella protezione dei confini geografici tramite mezzi militari. L’idea stessa di “patria” si è evoluta e adeguata ai tempi. Non più la patria risorgimentale o la patria della Grande Guerra per conquistare terra, ma la patria della generazione Erasmus e dell’identità europea, per conquistare diritti. Difendere la patria, oggi, significa tutelare i cittadini, garantire i servizi essenziali a tutti, lavoro, casa, sanità, istruzione, difendere i principi costituzionali, l’ambiente e il tessuto democratico del Paese.
I veri nemici da cui dobbiamo difenderci, sono la povertà e la fame, la crisi climatica, con lo scioglimento dei ghiacci e la desertificazione, la minaccia nucleare, il collasso delle risorse. In un mondo dove le minacce sono sempre più “ibride” – dai cyber-attacchi alle crisi pandemiche, fino alle migrazioni forzate – i carri armati e i cacciabombardieri risultano strumenti totalmente inefficaci e anzi controproducenti.
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- Scritto da Paola Di Stefano
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
- Qualifica Autore: Ufficio stampa Enciclopedia delle donne www.enciclopediadelledonne.it
Raccontare le donne significa riscrivere il senso stesso della Storia.
Presenti in ogni campo del sapere e del vivere, le donne hanno da sempre contributo alla Storia di tutti e tutte. È possibile raccontare la contemporaneità e l’emancipazione femminile attraverso le sue protagoniste, la loro vita, le loro scelte, scoprendo (o riscoprendo) il ruolo che le donne hanno avuto nella cultura e nella società nel tempo.
In questa rilettura della Storia e della necessaria raccolta delle vite delle donne, Enciclopedia delle donne ha, da quindici anni a questa parte, un ruolo fondamentale. Opera online, libera e aperta a tutti e tutte, in questi anni ha raccolto oltre 2200 voci biografiche di donne, che crescono ogni giorno.
Qui sono raccontate studiose, artiste, politiche o anche semplicemente persone che, attraverso le loro scelte, hanno dato un contributo – piccolo o grande che sia – al cambiamento, a una visione nuova della realtà.
Nell’impresa editoriale sono coinvolti quasi 900 persone fra autrici e autori; in media 100mila persone al mese consultano l’Enciclopedia, diventata negli anni un riferimento essenziale per lavori di ricerca e studio sulle donne.
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- Scritto da Luciano Ardesi
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
- Qualifica Autore: sociologo, già docente di sociologia alla Facoltà di Architettura e Urbanismo di Algeri
Monaci di Tibhirine in Algeria: la terra dell’incontro.
Il terreno scende lentamente verso il villaggio di Tibhirine mentre dal monastero, a 950 metri di altitudine, lo sguardo domina la vallata che si apre nella catena dell’Atlante algerino. È su questa terra che si è costruito nel tempo l’incontro tra la comunità cristiana e musulmana, fecondato 30 anni fa dal sangue delle spoglie di sette monaci. Su questa terra continua oggi a germogliare l’incontro interreligioso, Tibhirine del resto in berbero significa “giardino”.
Rapiti il 27 marzo 1996 i sette monaci trappisti del monastero di Nostra Signora dell’Atlante a Tibhirine, a un centinaio di km da Algeri, vennero uccisi il successivo 21 maggio e di loro i terroristi fecero ritrovare qualche giorno più tardi solo le teste, tumulate poi nel cimitero del monastero. Sulla vicenda del rapimento e dell’uccisione si è innescata negli anni immediatamente successivi un’incresciosa polemica.
Fortunatamente l’edizione degli scritti dei monaci, in particolare del priore Christian de Chergé, il film di Xavier Beauvois Uomini di Dio (2010) e la loro beatificazione nel 2018 con altri 12 religiosi e religiose, uccisi insieme a decine di migliaia di musulmani durante gli anni Novanta del “decennio nero”, hanno riportato al centro la loro esperienza interreligiosa ridandole un significato più profondo.
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- Scritto da Adnane Mokrani
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
- Qualifica Autore: teologo musulmano, docente presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma
La nonviolenza è un modo di pensare e di vivere, fondato su una teologia disarmata e disarmante.
La nonviolenza non può essere ridotta a un attivismo politico contro il colonialismo o la dittatura, sebbene queste siano dimensioni importanti. La nonviolenza è piuttosto un modo di pensare e di vivere onnicomprensivo che richiede una teologia disarmata e disarmante.
La teologia può diventare un’espressione o uno strumento di potere. La teologia della nonviolenza mira a liberare il pensiero e il comportamento religiosi dalle ambizioni di potere e a orientarli verso il servizio di tutta l’umanità, in particolare dei poveri e degli oppressi.
La missione della religione diventa un atto di umanizzazione e di divinizzazione, per salvare l’uomo da tutte le forme di violenza.
La liberazione nonviolenta non è semplicemente un movimento sociale di cambiamento esteriore, ma inizia soprattutto con una trasformazione e conversione interiore. Ciò significa che una tale teologia richiede una dimensione mistica. La teologia mistica è parte essenziale di questo progetto di riforma.
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- Scritto da Mikhail Maslennikov
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
- Qualifica Autore: analista di policy sui dossier di giustizia economica di Oxfam Italia
Come prendersi cura della democrazia?
In un mondo lacerato da conflitti, crisi climatica e tensioni geopolitiche, la disuguaglianza corre più veloce che mai.
Come raccontiamo nel nostro ultimo rapporto annuale (disponibile al link www.oxfam.it/disuguaglianza-report, nda), nel 2025, la ricchezza dei miliardari globali è cresciuta del 16% in termini reali, a un ritmo tre volte superiore alla media degli ultimi cinque anni. Complessivamente, i patrimoni miliardari hanno toccato il livello record di 18.300 miliardi di dollari, un ammontare esorbitante, equivalente a 8 volte il Pil dell’Italia e a 26 volte le risorse necessarie per riportare alla soglia di 3 dollari al giorno chiunque versi oggi in uno stato di profonda indigenza.
Alla crescita portentosa della concentrazione di ricchezza fa da contraltare un tasso di riduzione della povertà estrema sostanzialmente invariato negli ultimi 6 anni. La povertà estrema è nuovamente in aumento in Africa, quasi la metà della popolazione mondiale vive con meno di 8,3 dollari al giorno e 1 abitante su 4 del pianeta soffre di insicurezza alimentare.
Ricchezze
Se le tendenze resteranno invariate, l’umanità conoscerà presto il suo primo trilionario, mentre l’obiettivo di eradicare la povertà resterà un miraggio.
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- Scritto da Alex Zanotelli
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
- Qualifica Autore: direttore responsabile Mosaico di pace
Prosegue il nostro viaggio di riflessione sulla nonviolenza evangelica.
Gesù iniziò il suo Ministero di pace in Galilea “recando la buona novella della pace” (dice il testo degli Atti), proclamando che “il Regno di Dio è vicino”.
Gesù non si riferiva certo a qualche cataclisma finale che avrebbe posto termine alla storia. Il suo è un linguaggio apocalittico (Gesù è stato profondamente influenzato dal movimento apocalittico) per affermare che Dio era all’opera per “la liberazione e il benessere del popolo” (R. Horsley).
Gesù aveva una grande fede che Dio voleva il suo popolo “vita” e “vita in pienezza”, dirà più tardi la tradizione giovannea. Questo significava giudizio per gli oppressori e salvezza per i poveri.
Gesù annunciava il grande sogno di Dio della tradizione mosaico-profetica e lo rilanciava nella Galilea degli oppressi.
Dio era all’opera per effettuare una trasformazione storica, sia personale che economico-socio-politica. Gesù ha cercato di farlo tramite la sua attività: le guarigioni, la remissione dei peccati, gli esorcismi, lo spezzare del pane...
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- Scritto da Hamdan Al Zeqri
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
Seminare speranza: la pace cresce nel terreno delle parole condivise.
È affascinante notare come le parole sorgenti di vita e custodi di speranza, siano, nella lingua araba, declinate al femminile: la terra, il sole, la natura, il paradiso, la comunità, la misericordia. Proprio la Misericordia (Rahmah), definita nel pensiero islamico madre di ogni virtù, è il cuore pulsante della creazione, generatrice di vita. La sua radice, Raahim, indica l’utero materno: il santuario dove la vita viene accolta, protetta e nutrita con amore incondizionato, capace di superare il dolore e la fatica. È con questo attributo sublime che si apre ogni sura del Corano: Bismillah al-Rahman al-Rahim, nel nome di Dio, il sommamente clemente e misericordioso.
Il nostro compito e impegno, dunque, deve essere quello di riconquistare il valore e la sacralità del linguaggio.
Le parole non sono gusci vuoti, ma semi che piantiamo ogni giorno sul pianeta: “Le radici della buona parola sono salde nella terra e i suoi rami toccano il cielo”. (Cor. 14, 24). Una parola “buona, gentile” è la prima chiave di ogni dialogo, l’antidoto a ogni conflitto, il ponte verso l’altro.
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- Scritto da Sergio Paronetto e Maddalena Perlini
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
Andare alla scuola dei bambini: una fioritura di umanità.
Percorsi di speranza
Sergio Paronetto
Grazie alle iniziative della scuola media Fincato-Rosani e della scuola elementare Forti di Verona est, supportate dal gruppo Azione comunitaria, dalla Carovana dei pacifici e dalla Casa delle Arti e del Gioco ispirata a Mario Lodi (con Luciana Bertinato), del mediatore culturale Jean Pierre Piessou, e del Consiglio comunale, da circa due anni studenti e docenti hanno dato e danno vita a un percorso di educazione civica alla pace aperto al territorio e alle istituzioni: “Dall’eredità di Nelson Mandela alla nostra Costituzione”. Potremmo definirlo come cantiere Nelson Mandela.
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- Scritto da Simona Fraudatario
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
- Qualifica Autore: Tribunale Permanente dei Popoli, Ricercatrice in Diritti Umani
La pace come pratica concreta: la Comunità di San José de Apartadó.
Verrebbe da chiedersi perché soffermarsi su un processo comunitario come quello della Comunità di Pace di San José de Apartadó, fortemente radicato in una realtà le cui dinamiche sembrano appartenere esclusivamente alla Colombia.
Ci troviamo in un momento storico segnato dal susseguirsi di conflitti e guerre regionali, che rischiano di diffondersi a livello globale, e da un disordine che mette in difficoltà quanti hanno fatto del diritto internazionale un indicatore di direzione.
Perché, dunque, rivolgere lo sguardo verso un’esperienza piuttosto nota, almeno tra coloro che si occupano di diritti umani, e che coinvolge alcune centinaia di contadini che vivono in una delle zone più impervie della Colombia?
Al di là del legame affettivo che mi lega alla Comunità, va riconosciuto in generale che la Colombia continua a rappresentare un punto di osservazione privilegiato per esaminare l’andamento di questioni di grande attualità che vanno oltre i confini del Paese.
Permette, infatti, di interrogarsi su possibilità e limiti della costruzione della pace, sul riconfigurarsi della violenza, sul riproporsi della guerra e, non da ultimo, sulla tenuta delle prospettive democratiche che implicano sfide cruciali, come quella di una giustizia non riducibile alla sola dimensione penalistica.
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- Scritto da Margherita Desert
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
- Qualifica Autore: avvocata, componente della Commissione diritti umani, carcere e altri luoghi di privazione della libertà del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Bologna
La clemenza come punto di partenza per ridare speranze ai detenuti.
La riflessione sulla condizione carceraria si colloca oggi al crocevia tra esigenze di giustizia e imperativo di umanità, dove la dimensione della speranza emerge come elemento fondamentale per preservare la dignità della persona detenuta. Come ricorda papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo dell’anno 2025, “Spes non confundit”, la speranza cristiana “non illude e non delude, perché è fondata sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore divino”, principio che deve illuminare anche l’approccio verso chi ha smarrito la strada della legalità.
Il sistema penitenziario italiano si confronta quotidianamente con la sfida di garantire condizioni detentive rispettose della dignità umana. L’articolo 1 dell’ordinamento penitenziario stabilisce che “il trattamento penitenziario deve essere conforme a umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona”, principio che trova eco nelle parole di don Mattè, cappellano del carcere di Bologna, quando afferma che “la dignità ha bisogno della bellezza per essere coltivata” e che “non si può volere l’una senza garantire l’altra”.
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- Scritto da Ilaria Dell’Olio
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
Una storia di migrazione, di lavoro e di dignità. Quando le frontiere non sono barriere.
“Sono passato dall’olio bruciato delle macchine all’olio extravergine d’oliva”.
Con una sottile ironia e con grande soddisfazione Ibrahim Songne ci racconta la sua storia. Una storia che parte dal Burkina Faso. Ibrahim è il fondatore e CEO di Ibris, pizzeria nel centro di Trento (la prima aperta nel 2018, la seconda nel 2022) al 39° posto tra le migliori pizzerie d’asporto in Italia – In viaggio secondo la classifica di 50 top pizza.
Come anticipato, il viaggio di Ibrahim parte dal Burkina Faso nel 2004, anno in cui riesce ad arrivare in Italia insieme a sua madre e a suo fratello grazie al ricongiungimento familiare con il padre.
Prima di avvicinarsi al mondo della ristorazione, Ibrahim ha lavorato come autoriparatore e solo successivamente, scherza il giovane, non avendo avvelenato il suo coinquilino, ha compreso che avrebbe potuto intraprendere quel percorso.
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- Scritto da Nicola Mastrorilli
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
Note a margine di un libro di Pier Yves Gomez.
Produrre, vendere, comprare: tre verbi essenziali che costituiscono l’ossatura dell’attività economica. Non si tratta soltanto di operazioni tecniche o di dinamiche di mercato, ma di pratiche quotidiane che coinvolgono ciascuno di noi e che, nel loro insieme, dovrebbero concorrere a costruire un equilibrio condiviso. Al centro di questo equilibrio si colloca un obiettivo semplice e decisivo: il benessere, inteso come qualità equa e dignitosa della vita umana.
Nella rappresentazione classica dell’economia, questo punto di equilibrio appare nitido: è il punto di intersezione tra la curva della domanda e quella dell’offerta, il luogo teorico in cui interessi diversi trovano una composizione e si realizza una distribuzione ragionevole delle risorse. Tuttavia, negli ultimi decenni, questo schema si è progressivamente incrinato. Quel punto, che dovrebbe garantire stabilità e giustizia, è stato alterato da una variabile sempre più pervasiva e instabile: la speculazione.
La speculazione si è trasformata in una forza autonoma, capace di orientare e spesso distorcere l’intero sistema economico. La sua natura dinamica e difficilmente controllabile ha finito per “contaminare” i principali percorsi attraverso cui l’economia dovrebbe perseguire il bene comune.
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- Scritto da Francesco Iannuzzelli
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
- Qualifica Autore: Peacelink.it
L’accesso alla conoscenza su Internet mediato dall’intelligenza artificiale: una risorsa o una trappola?
Da qualche decennio Internet rappresenta una delle fonti principali per l’accesso alla conoscenza, solitamente mediato da motori di ricerca come Google.
Un motore di ricerca scansiona i siti, ne raccoglie i contenuti e li organizza in un indice consultato quando formuliamo le nostre domande. In risposta ci viene visualizzato un elenco, tra cui scegliamo quelli più promettenti.
Questa modalità di accesso a Internet sta cambiando radicalmente. Prima dell’elenco di links, o in una sezione alternativa, troviamo ora un testo prodotto dall’intelligenza artificiale.
Il testo mira ad essere esauriente, rendendo superfluo lo scorrere dei links. Molti utenti hanno del tutto abbandonato i motori di ricerca e usano direttamente app come ChatGPT e Claude. Questa nuova modalità si sta gradualmente affermando anche nei sistemi operativi e negli smartphone.
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- Scritto da Tonio Dell’Olio
- Categoria: Maggio 2026 - La guerra è maschia
C’è un filo conduttore della visita di papa Leone XIV in Africa e si trova nel tema della pace che è stato centrale e sempre presente nei discorsi pubblici e nelle interviste rilasciate ai giornalisti in aereo.
La stessa scelta dei Paesi visitati illustra la diversità delle sfide africane in cui si declina la pace stessa: il dialogo interreligioso in Algeria, la ricerca della concordia in Camerun e la richiesta di una più equa distribuzione della ricchezza in Angola e in Guinea Equatoriale.
In particolare è da sottolineare la denuncia di un’economia di rapina cui le terre d’Africa e il loro sottosuolo sono costrette con la complicità compiacente di molti governi tanto del Sud quanto del Nord del mondo. Abbiamo raccolto alcuni commenti che riteniamo particolarmente autorevoli per offrirne qualche chiave di lettura che ci aiuti a comprendere il senso e la portata di questa visita.
Dossier - Maggio 2026 - Maschilità armate corpi disarmati
A cura di Marco Deriu
Esiste un legame tra il modello maschile patriarcale e machista e la cultura della guerra che permea ogni Paese e ogni dimensione dell’agire umano?
Come porre al centro la cultura della cura e dell’empatia che non ha nulla a che vedere con quella militarizzata così dilagante e normalizzata?
Un dossier che interroga il nostro tempo, che mette a nudo il legame tra guerre e patriarcato, tra violenza bellica e machismo, anche nell’era di armi supertecnologiche come i droni.
Perché la guerra non ha nulla di affascinante.
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