Una nuova grammatica per la sicurezza: la Difesa civile non armata e nonviolenta.
Viviamo in un’epoca segnata dall’escalation dei conflitti globali e da una retorica che vede nel riarmo l’unica via per rafforzare la propria difesa.
Sembra, quindi, andare in totale controtendenza la visione alternativa e profondamente radicata nella Costituzione italiana: la Difesa civile non armata e nonviolenta (DCNANV), una proposta politica e sociale strutturata che mira a ridefinire il concetto stesso di “difesa della patria” che non si esaurisce nella protezione dei confini geografici tramite mezzi militari. L’idea stessa di “patria” si è evoluta e adeguata ai tempi. Non più la patria risorgimentale o la patria della Grande Guerra per conquistare terra, ma la patria della generazione Erasmus e dell’identità europea, per conquistare diritti. Difendere la patria, oggi, significa tutelare i cittadini, garantire i servizi essenziali a tutti, lavoro, casa, sanità, istruzione, difendere i principi costituzionali, l’ambiente e il tessuto democratico del Paese.
I veri nemici da cui dobbiamo difenderci, sono la povertà e la fame, la crisi climatica, con lo scioglimento dei ghiacci e la desertificazione, la minaccia nucleare, il collasso delle risorse. In un mondo dove le minacce sono sempre più “ibride” – dai cyber-attacchi alle crisi pandemiche, fino alle migrazioni forzate – i carri armati e i cacciabombardieri risultano strumenti totalmente inefficaci e anzi controproducenti.
Difesa? Sì, ma ...
La difesa nonviolenta si fonda su tre pilastri:
• Prevenzione dei conflitti: intervenire sulle cause strutturali delle tensioni (ingiustizia sociale, scarsità di risorse, violazioni dei diritti).
• Gestione dei conflitti: utilizzare tecniche di mediazione, diplomazia dal basso e Corpi Civili di Pace per disinnescare la violenza.
• Risoluzione dei conflitti: educare la popolazione affinché sappia ricostruire le relazioni, trasformare le ostilità in cooperazione, ristabilire un equilibrio sostenibile e duraturo nel tempo.
Le radici giuridiche della difesa della Patria sono nella Costituzione. Difenderci dalla guerra e costruire la pace: questo è il compito che ci hanno affidato i costituenti, che avevano vissuto sulla loro pelle il dramma del fascismo e la tragedia del secondo conflitto mondiale, che ha generato i lager e la bomba atomica.
Secondo le madri e i padri costituenti la difesa del Paese deve essere compatibile con il ripudio della guerra (art. 11) e quindi con il ripudio di tutto ciò che rende possibile la guerra: le alleanze militari aggressive, le politiche di riarmo, la militarizzazione della società civile. La Carta Costituzionale ha fatto un passo coraggioso quando ha deciso di affidare il sacro dovere della difesa della Patria ai cittadini (art. 52), non ai militari, non all’esercito. Siamo, dunque, noi cittadini che dobbiamo difendere la patria e ripudiare la guerra. La DCNANV è una risposta a questa esigenza.
La Corte Costituzionale, con diverse sentenze (in particolare la n. 164 del 1985, la n. 172 del 1995 e la 171 del 2018), ha chiarito che il dovere di difesa non coincide con il servizio militare, ma esiste una “equivalenza di dignità” nel servizio civile: la difesa militare e la difesa civile sono entrambe legittime e costituzionali. Dunque, entrambe devono avere le stesse opportunità di implementazione.
Questi, sono i motivi che ci hanno spinto a elaborare e proporre, con la Campagna “Un’altra difesa è possibile”, un disegno di legge che dia finalmente una cornice istituzionale, con supporto giuridico e finanziario, all’organizzazione della difesa alternativa.
Il 16 marzo 2026 una coalizione formata da Rete italiana Pace e Disarmo, dalla Conferenza nazionale degli Enti di Servizio Civile e dalla Campagna Sbilanciamoci!, ha depositato in Cassazione il testo della proposta di legge di iniziativa popolare “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta”.
La proposta
I punti chiave della proposta di legge sono:
• individuare nel Servizio Civile Universale, nella protezione civile e nei Corpi Civili di Pace – elementi già esistenti nell’ordinamento statale – un’unica visione e strategia nell’ambito della Difesa;
• creare un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo come supporto scientifico e formativo del Dipartimento; mettere a sistema un Fondo nazionale per la Difesa civile non armata e nonviolenta assicurando programmazione e continuità delle risorse che saranno alimentate anche dai proventi dell’opzione fiscale del sei per mille che viene riconosciuta ai cittadini contribuenti.
Un’Italia che investisse in Corpi Civili di Pace acquisirebbe un’autorevolezza diplomatica enorme, proponendosi come mediatore credibile nelle crisi internazionali.
Non si tratta solo di un atto legislativo, ma è un invito al cambio di paradigma culturale.
Chiediamo di smettere di finanziare la guerra per ottenere la pace e di iniziare, finalmente, a preparare la pace con mezzi coerenti.
Il Dipartimento è chiamato a svolgere funzioni di indirizzo, coordinamento e attuazione delle politiche pubbliche nel settore e opera in stretto raccordo con le amministrazioni già competenti – in particolare il Dipartimento della protezione civile, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile e le strutture del Servizio Civile Universale – nel rispetto delle rispettive attribuzioni. È anche previsto un organismo consultivo di coordinamento, denominato Consiglio nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta, volto a favorire il confronto inter-istituzionale e la coerenza delle politiche di difesa, sicurezza, cooperazione. Sarà facoltà del Presidente della Repubblica invitare un rappresentante del Dipartimento nel Consiglio Supremo di Difesa.
Nel complesso, il disegno di legge si propone di inserire stabilmente nell’ordinamento un sistema di difesa civile strutturato, moderno e coerente con i principi costituzionali, capace di operare in sinergia con gli strumenti tradizionali di difesa e con le politiche nazionali ed europee in materia di sicurezza umana, prevenzione dei conflitti e tutela delle popolazioni civili.
In sostanza, proponiamo un riequilibrio delle risorse tra difesa armata e difesa nonviolenta, e la creazione di nuovi strumenti civili di gestione delle crisi.
Sostenere questa iniziativa significa credere che la forza di una democrazia non si misura dal numero di testate nucleari a cui partecipa o dai caccia che acquista, ma dalla capacità della sua cittadinanza di restare unita, solidale e attiva di fronte alle sfide del presente. La difesa della patria, in questa luce, diventa un atto quotidiano di partecipazione e cura del bene comune.
Papa Leone XIV ha detto che “la pace si prepara con istituzioni di pace”. Questa proposta di legge dimostra che è possibile e offre alla politica uno strumento operativo.
Le firme
È partita la fase della raccolta firme. Ne servono almeno cinquantamila entro il 15 settembre. Poi la proposta verrà incardinata al Senato, affidata alle Commissioni Affari istituzionali e affari esteri e difesa, dove verremo invitati alla presentazione ad apertura della discussione. È a quel punto che vogliamo aprire un dibattito pubblico nel Paese sul tema decisivo della difesa. I partiti dovranno prendere una posizione, la società civile dovrà esprimersi e gli italiani dovranno decidere se preferiscono pagare per la guerra o per la pace.
Più firme raccoglieremo e più la nostra proposta acquisterà forza. Tutto il movimento pacifista deve impegnarsi in questa direzione, con banchetti, dibattiti, iniziative di piazza.
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Si firma online sulla piattaforma istituzionale del Ministero della Giustizia, con Spid o Cie.
Per facilitare la sottoscrizione si può accedere dal sito della Campagna Un’altra difesa è possibile: www.difesacivilenonviolenta.org e cliccare su FIRMA.